fbpx

A Classic Horror Story, una storia non così classica

Dal 14 luglio su Netflix un esempio di Horror italiano possibile

/
3 minuti di lettura

Ricordate il cinema dell’orrore italiano? È passato molto tempo da quando film del calibro de La maschera del demonio di Mario Bava, La casa dalle finestre che ridono di Pupi Avati o Suspiria di Dario Argento hanno impressionato un pubblico molto diverso da quello di oggi. E A Classic Horror Story punta proprio a questa riflessione: l’arte perduta italiana di produrre film horror che non scadano nel cringe della serie B e il cambiamento del pubblico abituato alla violenza e frettoloso di dare giudizi.

Su Netflix, A Classic Horror Story

Roberto De Feo, regista dell’ottimo film horror The Nest -Il Nido (2019) e l’esordiente Paolo Stripoli, ci propongono una storia dell’orrore inizialmente dai tratti classici.

Cinque sconosciuti condividono un camper adibito ad una sorta di bla-bla car, ma durante una notte di viaggio finiscono fuori strada schiantandosi contro un albero. Al loro risveglio il camper non è più dove dovrebbe essere, ma all’interno di una foresta, vicino ad una casa molto carina senza soffitto senza cucina come da canzoncina di sottofondo.

Dentro la casa scoprono di essere finiti in un luogo dove antichi riti e sacrifici umani sono più attuali che mai. Qui veniamo istruiti su una leggenda tutta italiana: “Osso, Mastrosso, Carcagnosso”, i tre padri fondatori di Cosa Nostra, ‘Ndragheta e Camorra sancendo così l’imminente pericolo che corrono i ragazzi che hanno messo piede in quella casa. Il film procede in modo “classico” appunto, fino all’imprevedibile svolta.

Pregi e difetti

Indubbiamente A Classic Horror Story è un film godibile e apprezzabile con un messaggio principale chiaro fin dall’inizio: siamo tutti registi dell’orrore. Non solo. Oltre alla perdita della nostra sensibilità di fronte al dolore, abbiamo anche perso la nostra capacità di giudizio, sputando sentenze prima di aver approfondito una qualsiasi faccenda. Qui si collega un doppio plot twist della trama che ha appesantito un finale che era già efficace e chiaro. Inoltre sarebbe stato interessante dare più peso alla questione mafia che invece viene lasciata come pittoresca cornice, nonostante la buona idea di riprendere la leggenda di Osso, Mastrosso e Carcagnosso che non tutti conoscono.

La pellicola è molto citazionista: The Blair Witch project, The Wicker Man, La Casa, Midsommar, per citarne alcuni. Forse anche un po’ troppi omaggi che hanno dato, in certi tratti del film, il sapore del già visto.

Al di là di tutto ciò è una pellicola che ha voluto osare e per questo è da promuovere.


Seguici su Instagram, Facebook, Telegram e Twitter per sapere sempre cosa guardare!


Azzurra Bergamo

Ciao! In queste poche righe mi devo descrivere e ne sto già sprecando parecchie quindi andiamo al sodo. Sono Azzurra, copywriter freelance e mi occupo di comunicazione creativa. Figo vero? Dalla mia bella Verona scrivo per lavoro e per passione. Venite a trovarmi! Sono quella col cappello e l’orologio da taschino.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.