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AmbuLAnce: il ritorno in grande stile del Bayhem

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10 minuti di lettura

Marzo 2022 sembra segnare il ritorno dei due registi che hanno firmato i film d’azione più iconici e memorabili degli ultimi anni ’90/primi anni 2000: sono usciti infatti questo mese Moonfall di Roland Emmerich, il regista inventore dei disaster movies che ha diretto, tra gli altri, Independence Day e The Day After Tomorrow, e Ambulance di Michael Bay, regista di Armageddon e Bad Boys I e II. Si ispira infatti ai primi film della sua carriera Bay per la sua ultima opera, che sembra tornare alle atmosfere adrenaliniche di Bad Boys II, rubando anche qualche idea da Speed, il film del 1994 con Keanu Reeves.

In realtà Ambulance è il remake del film danese Ambulancen, diretto da Laurits Munch-Petersen e uscito nel 2005, una sorta di commedia nera d’azione che però non ha ricevuto molto successo di critica né di pubblico, rendendo il remake americano uno dei rari casi in cui il rifacimento supera l’originale. Nel cast principale di Ambulance troviamo Jake Gyllenhaal, Yahya Abdul-Mateen II ed Eiza González, intrappolati appunto nell’ambulanza del titolo.

Le ispirazioni per Ambulance

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La trama di Ambulance è estremamente ridotta all’osso: dopo una rapina andata male, due fratelli (Gyllenhaal e Abdul-Mateen II) prendono in ostaggio un’infermiera (González) e un poliziotto (Jackson White) a bordo di un’ambulanza, cercando di scappare dalle autorità che li stanno inseguendo in una corsa contro il tempo. Come già detto, Ambulance ricorda molto la premessa di Speed di Jan de Bont: una corsa adrenalinica senza interruzioni e carica di tensione.

Di primo impatto non sembrerebbe un film adatto alla regia di Michael Bay: la portata epica e l’azione espansiva del regista non si sposano bene con un ambiente ridotto e claustrofobico come quello di un’ambulanza. Solo in The Rock Bay era riuscito a lavorare in un unico spazio, trasmettendo un certo senso di tensione claustrofobica, anche se in quel caso si trattava di un’intera prigione, molto spaziosa.

Eppure in Ambulance Bay sembra trovarsi molto a suo agio, trovando il suo punto di forza non nelle scene all’interno dell’ambulanza, ma in tutte quelle al suo esterno: oltre alla scena in banca, che non si dedica troppo al momento della rapina quanto alla sparatoria che avviene subito dopo (in quello che sembra un piccolo omaggio a Heat di Michael Mann), l’azione prende vita negli inseguimenti e nelle mobilitazioni della polizia e dell’FBI. La tensione è palpabile sia all’interno dell’ambulanza, con la dinamica tra criminali ed ostaggi, sia tra i capi delle autorità, tra cui c’è qualche frizione.

Sicuramente vedere un nuovo film di Michael Bay al cinema, che non siano i Transformers o film ispirati a storie vere (come 13 Hours: The Secret Soldiers of Benghazi o Pain & Gain) ha qualcosa di nostalgico: sono passati quasi 20 anni dall’ultimo Bad Boys diretto da Bay, e Ambulance sembra appartenere a quello stesso mondo.

Infatti entrambi i film sono storie d’azione senza pretese che giocano la loro identità sulle città in cui si svolgono: la Miami di Bad Boys II e la Los Angeles di Ambulance hanno molto in comune, dai tramonti sgargianti alle autostrade trafficate, dai sobborghi pieni di graffiti agli edifici ultramoderni e stilosi.

Gli ultimi film di Bay sono sempre stati troppo dispersivi: 6 Underground ha una trama che si svolge in diverse parti del mondo, e i film dei Transformers sono troppo caotici per concentrarsi su una singola location. Tornare a vedere un film d’azione contenuto, e che abbraccia appieno l’identità e il sapore della città in cui si svolge, fa tornare la mente agli anni ’90 e primi 2000, quando i film d’intrattenimento erano meno pretenziosi e volevano solo regalare un po’ di adrenalina.

L’evoluzione di Michael Bay in Ambulance

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Nell’azione di Ambulance si ritrova facilmente lo stile di Michael Bay: riprese ipercinetiche e caotiche, montaggio velocissimo, suoni e musiche assordanti, e una regia generale stilizzata. Si possono però anche individuare delle novità, e quindi una piccola evoluzione del Bayhem: i movimenti di macchina (sicuramente realizzati con dei droni) acrobatici e nauseanti, che effettuano giri a 360° o sfrecciano sopra e sotto le macchine, gli elicotteri e gli edifici, aggiungono (certe volte per eccesso) valore cinetico all’azione già caotica del regista.

La direzione della fotografia è affidata a Roberto De Angelis, che ha lavorato come operatore steadicam per molti film e serie tv, tra cui l’ultimo film di Bay 6 Underground.

Nonostante questi eccessivi virtuosismi, Ambulance risulta comunque uno dei lavori più sobri e contenuti di Michael Bay (dopo forse 13 Hours), trovando il giusto equilibrio tra caos e linearità, tra l’altro riducendo al minimo le sue famose esplosioni: nel film c’è solamente una vera e propria baysplosion, ma compensa sicuramente in spettacolarità e memorabilità per l’assenza di altri effetti pirotecnici.

Inoltre l’utilizzo dei droni azzera del tutto l’utilizzo di scene ricostruite in CGI, tecnica che è sempre stata pesantemente abusata nella filmografia di Bay: in Ambulance tutti gli stunt, tutte le coreografie, tutti gli inseguimenti in elicottero sono stati realizzati praticamente, senza sostegno di effetti speciali al computer.

E ancora, la tensione nel film è molto ben realizzata e orchestrata, cosa insolita per Bay, che invece preferisce buttarsi a capofitto nell’azione senza tanti preamboli. Nel film è anche presente una lunga sequenza in cui l’infermiera Cam deve effettuare un’operazione di emergenza sull’ambulanza in pieno inseguimento: la scena è sorprendentemente gore, piena di primi piani sul ventre aperto del poliziotto operato, e ha quella leggera vena di umorismo black che solo Bay sa ottenere.

La scena di per sé non è umoristica, ma lo è il suo essere sopra le righe e l’insistenza sui dettagli più sanguinosi dell’operazione. Questo umorismo era stato sperimentato dal regista solo in Pain & Gain nel 2013.

Il trattamento dei personaggi in Ambulance

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Un’altra novità per Michael Bay in Ambulance sta nell’aver messo al centro del film un rapporto umano, quello dei due fratelli Danny e William Sharp. Ovviamente non è un film drammatico, e la relazione tra i due rispecchia quella di un film d’azione, ma la scrittura e il coinvolgimento dei due personaggi è molto sentita, rendendo il loro rapporto il vero cuore del film.

La sceneggiatura di Chris Fedak riesce a fare affezionare lo spettatore ai due fratelli, delineando bene le loro caratterizzazioni, seppur elementari, in modo efficace e preciso: Danny è il più impulsivo e instabile, Will è il più premuroso e attento, e nonostante la frizione che si crea tra i due, l’affetto che provano reciprocamente supera tutti i litigi e i dissidi.

Meno sviluppati sono i personaggi di contorno, come l’infermiera Cam e il poliziotto ferito, che sviluppano un’evoluzione repentina e immediata solo negli ultimi 5 minuti del film, quando tutto il pericolo è passato, in un finale mieloso e patriottico tipico della retorica di Michael Bay: chi sono i veri eroi alla fine della giornata? I poliziotti e gli infermieri, che riescono a ritrovare l’umanità anche negli atti più efferati e nelle persone più pregiudicate. Tutto questo spiegato a tavolino con la musica epica e ispiratrice composta da Lorne Balfe, qui nella sua terza collaborazione con il regista.

Nel complesso Ambulance ricorda molto i vecchi film d’azione di 20 anni fa, e sembra per questo pervaso da una patina di nostalgia, dovuta in gran parte anche all’estetica immutata di Michael Bay.

Col senno di poi Ambulance potrebbe benissimo essere ricordato come uno dei migliori film del regista, e potrebbe anche diventare un piccolo cult, grazie alla presenza del carisma di Jake Gyllenhaal e all’atmosfera generale del film, che riesce a catturare perfettamente le strade e il caos di Los Angeles, la città prediletta dei film d’azione anni ’80 e ’90.


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Nato a Roma, studia attualmente al DAMS di Padova.
Vive in un mondo fatto di film, libri e fumetti, e da sempre assimila tutto quello che riesce da questi meravigliosi media.
Apprezza l'MCU e anche Martin Scorsese.

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