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Anatomia di uno scandalo: Mascolinità e consenso

5 minuti di lettura

Il 15 aprile è uscita su Netflix Anatomia di uno scandalo, justice-drama basato sull’omonimo romanzo di Sarah Vaughan. Una Serie TV breve, concentrata e diretta, che affronta il tema dello stupro, in senso giuridico ed etico, che afferma la capacità di Netflix di rendere meglio con mini-serie autoconclusive come Midnight Mass e le due stagioni della serie antologica The Haunting.

Un gioco di punti di vista

Anatomia di uno scandalo serie tv

La prima novità di Anatomia di uno scandalo sta nel raccontarci la storia inizialmente dalla parte del presunto stupratore, il politico, nonché ministro, James Whitehouse, interpretato da Rupert Friend. A completare il cast Sienna Miller nei panni della moglie di James, Sophie Whitehouse, e Naomi Scott nei panni si Olivia Lytton, colei che accusa di stupro James.

Anatomia di uno scandalo ci mostra dunque i momenti precedenti lo scandalo; gli uomini del ministro scoprono che il giorno seguente verrà pubblicata la notizia che James Whitehouse ha avuto una storia d’amore con una sua collaboratrice politica, la signorina Lytton. Il primo episodio lavora sul contrasto tra James e sua moglie Sophie, che si mostra magnanima nei confronti del marito e riesce a perdonarlo facendosi giurare che si trattasse dell’unica storia in venti anni di matrimonio e che si trattasse solo di sesso. L’episodio sembra risolvere la situazione nel giro di una mezz’ora, mostrandoci James che attraverso strategie comunicative e pubbliche dichiarazioni, riesce a salvare la faccia e ad archiviare la storia in fretta.

A fine episodio Anatomia di uno scandalo alza la posta in gioco, rimestando le carte e trasformando, quella che era una storia di adulterio in un accusa di stupro. Da lì partono cinque episodi ricchi di suspence, che mescolano gli stilemi del judgement drama, fatto da atmosfere ad alta tensione, arringhe di avvocati, dettagli che cambiano la percezione dello spettatore, alla storia di introspezione, che scava nei personaggi, nel loro passato universitario come tempo simbolo del passaggio all’età adulta.

La regia e il montaggio sono frenetici, con interessanti giochi di costumi e scenografia che materializzano e fondono i sentimenti provati da alcuni personaggi nell’aula di tribunale alle sensazioni provate durante i momenti raccontati, che si materializzano fisicamente.

Il personaggio di Naomi Scott, e la sua interpretazione, sono purtroppo sacrificate nella seconda parte di Anatomia di uno scandalo per l’inserirsi di un plot twist inaspettato, che sposta il focus della storia. Gli altri attori invece hanno più spazio per riuscire a trasmettere empatia ed emozioni. Sienna Miller ne esce con la performance più completa seppur meno avvincente, essendo i nostri occhi e il nostro punto di vista diegetico alla storia.

Anatomia di uno scandalo come studio sulla percezione del consenso

Anatomia di uno scandalo Netflix

Anatomia di una scandalo è una serie che riesce ad essere un approfondimento sulla cultura dello stupro; uno studio sulla percezione del limite di consenso, risultando non solo un semplice sceneggiato che punta a fare audience su un argomento ultimamente sotto i riflettori (il moviemento Me too, il processo Depp e il processo Weinstein), ma una rappresentazione accurata delle origini culturali della capacita di Agency di alcuni uomini, che si sentono in diritto di far accadere qualsiasi cosa.  Un’origine culturale perché la serie cerca di inserirla nell’ambito universitario, dove ragazzi e ragazze formano la propria persona per essere le donne e gli uomini del futuro.

Quello che alla fine colpisce è la mancanza di crudeltà, che uno spettatore si aspetterebbe da una serie che vuole denunciare lo stupro e la sua cultura. Lo scandalo non sta nella crudeltà, ma nella percezione di superiorità che gli uomini, ricchi, borghesi e di potere, hanno in questa serie, e delle libertà che si sentono in diritto di prendersi.


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