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Animali Fantastici 3 – I segreti di Silente: un freddo ritorno

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6 minuti di lettura

A quattro anni di distanza dal rilascio del secondo capitolo della saga, è arrivato al cinema Animali fantastici – I segreti di Silente, il giro di boa della saga prequel e spin-off di Harry Potter, che sarà arricchita di altri due lungometraggi nei prossimi anni.

Il film, diretto ancora una volta da David Yates, ruota attorno alle vicende di Newt Scamander (Eddie Redmayne), che insieme al fratello Theseus (Callum Turner), l’amico Jacob Kowalski (Dan Fogler), la professoressa Hicks (Jessica Williams) e il Professor Silente (Jude Law), tenta di scongiurare l’ascesa al potere del mago Grindelwald (Mads Mikkelsen).

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Animali Fantastici, una magia ancora lontana

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Così come ci si poteva immaginare, il terzo capitolo raccoglie l’eredità poco convincente del suo predecessore e tentando di creare qualcosa di innovativo, fa cadere nel banale la narrazione di una saga che con il suo primo lungometraggio, Animali Fantastici e dove trovarli, era iniziata più che bene. Un lungometraggio che nella sua pienezza non è in grado di donare un qualcosa alla storia che ci era stata raccontata, presentandosi come un film scialbo e una ripetizione (ancora una volta) di eventi già narrati.

Un giro di boa di una saga che invece che avviarsi verso una sua conclusione (mancano ormai solo due capitoli alla fine), ribalta le carte in tavola, trascinandosi con scene che nel loro complesso risultano abbastanza pesanti e di una durata eccessiva, e non sviluppando per nulla i personaggi protagonisti della storia, sia nuovi che volti già conosciuti. Preferisce utilizzare la carta della nostalgia, con musiche e ambientazioni tipiche di Harry Potter, illudendosi di poter ricreare la magia della saga madre.

Un finale troppo conclusivo

Se i precedenti capitoli si erano conclusi in un modo che si può considerare aperto ai sequel, in questo caso purtroppo accade il contrario; Animali Fantastici I segreti di Silente gode di un finale troppo semi-conclusivo, dove tutte le questioni rimaste precedentemente aperte vengono risolte frettolosamente. Colpa di una sceneggiatura scarna e sbrigativa, caratterizzata da dialoghi che non rendono giustizia né ai fatti, né tantomeno ai suoi protagonisti.

L’arco narrativo di alcuni personaggi è inesistente, andando di conseguenza a rasentare il limite del banale. Ad esempio, Queenie (Alison Sudol), una delle protagoniste dei primi due capitoli e passata nel lato malvagio proprio alla fine del secondo, passa qui in secondo piano risultando per nulla sviluppata, ottenendo un finale molto più che prevedibile senza una logica ben precisa. Poco pathos e poco coinvolgimento emotivo sono gli elementi principali di alcuni dialoghi utili a comprendere al meglio determinate azioni dei protagonisti; un esempio su tutti, quelli tra Silente e Grindelwald.

Gli animali fantastici funzionano

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Nonostante molte siano le componenti negative, è innegabile la presenza di fattori invece positivi per la narrazione. La regia di David Yates si fa sentire ancora una volta e si caratterizza per essere molto buona, così come l’utilizzo degli effetti speciali che rendono le scene di scontri e di incantesimi, le migliori realizzate tecnicamente e al contempo quelle in grado di coinvolgere maggiormente chi guarda; il vero peccato sta nell’averle messe in secondo piano. Le interpretazioni sono buone, specialmente quelle di Jude Law, che risulta un Silente convincente, e quella di Mads Mikkelsen che ha dovuto raccogliere l’eredità di Johnny Depp.

Proprio in merito a Mikkelsen, il suo lavoro era maggiore rispetto a quello degli altri. Ha dovuto cucirsi addosso un personaggio come quello di Grindelwald, facendoselo proprio per aspetto e caratteristiche. Nonostante la mancanza di Depp e della sua interpretazione si faccia sentire, il Grindelwald di questo capitolo è molto diverso dal suo; calcolatore, meno frivolo ed eccentrico, più freddo e senza scrupoli sono le caratteristiche di un personaggio formato da una buona interpretazione e di una mala scrittura.

Buonissima è poi la rappresentazione delle creature, quegli animali fantastici del titolo, che risultano une delle cose migliori del film. Nonostante siano presenti in una quantità minore e pochi sono quelli nuovi, svolgono anche in questo caso un ruolo importante e chiave per quanto riguarda la storia nel suo complesso e negli obiettivi mal prefissati.


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Mi chiamo Rebecca, 21 anni e da quando ne ho 13 il mio mondo gira intorno al cinema. Guardo troppi film, parlo tanto di cinema, ho tanti film preferiti ma per me non è mai abbastanza. Mi piace scrivere sin da piccola e voglio continuare a farlo ancora per molto (troppo) tempo. Studio beni culturali e sogno una carriera da critica cinematografica.

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