«Arancia Meccanica», ovvero il successo di Malcolm McDowell

I film cult hanno da sempre segnato intere generazioni. La storia cinematografica ha dalla sua parte pellicole che chiunque, almeno una volta nella vita, ha visto. O, al massimo, ne avrà sentito parlare. Di solito un determinato titolo è collegato a un regista o a un attore, il che, molto spesso, spinge alla relativa visione, anche per il solo gusto di soddisfare la propria curiosità. Ebbene, quando sentiamo parlare di Arancia Meccanica la nostra mente è rivolta subito al regista, il celeberrimo Stanley Kubrick, il quale non ha bisogno di alcuna presentazione; oppure ad Anthony Burgess, lo scrittore che nel 1962 pubblicò l’omonimo romanzo fantapolitico.

Allo stesso tempo, però, il titolo Arancia Meccanica si prende l’impegno di rimandare la sua attenzione a colui che è stato in grado di vestire i panni del protagonista: l’attore Malcolm McDowell. La sua fama, infatti, ha raggiunto un livello internazionale proprio grazie al personaggio di Alexander DeLarge. Successo, tuttavia, favorito anche dall’interpretazione nel film Se…, diretto da Lindsay Anderson, titolo che vinse la Palma d’Oro al Festival di Cannes nel 1968.

Arancia Meccanica

In occasione del suo 77esimo compleanno, noi di NPC Magazine abbiamo deciso di dedicare un articolo al film sopra citato. Un’opera considerata come uno dei più grandi capolavori del cinema, le cui citazioni letterarie e filosofiche, unite al connubio tra inquadrature e musiche, hanno contribuito alla sua strabiliante affermazione.

«Ed eccomi là: cioè Alex e i miei tre drughi, cioè Pete, Georgie e Dim…»

Arancia Meccanica

La trama di Arancia Meccanica ruota attorno ad Alex (Malcolm McDowell), capo di una banda di teppisti chiamati drughi: Dim (Warren Clarke), Georgie Boy (James Marcus) e Pete (Michael Tarn). Ambientato in un futuro imprecisato, all’interno della metropoli londinese, i quattro ragazzi, spinti dalla droga Latte+, trascorrono la serata all’insegna dell’amata «ultraviolenza».

Risse, stupri e rapine rientrano nei loro piani serali. La notte diviene il momento in cui possono dare sfogo alle loro accese perversioni. Alex, essendo il capobanda, ha un temperamento molto eccentrico e dispotico. Per quanto sia legato ai membri del gruppo, mira sempre a essere al di sopra di tutti, disposto a prendersi la fetta più grossa del bottino.

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Il suo carattere, tuttavia, non fa altro che alimentare i sentimenti di rivalsa da parte dei drughi, i quali, dopo una prima “punizione” fisica da parte del capodrugo, decidono di tradirlo. Alex, infatti, viene arrestato a seguito di una rapina terminata nel peggiore dei modi. In seguito, per lui, inizia un lungo travaglio che lo porterà a conoscere gli aspetti più nascosti e oscuri di una società.

«Arancia Meccanica» e la critica al sistema

In un’intervista rilasciata al Los Angeles Times il 21 febbraio del 1972, Anthony Burgess dice:

«Nel film, così come nel libro, il male compiuto dallo Stato, facendo il lavaggio del cervello ad Alex, è molto spettacolare. Alex ama Beethoven, e ha utilizzato la Nona sinfonia come stimolo per i suoi sogni di violenza. […] Ma a causa della terapia del disgusto, che associa Beethoven alla violenza, questa scelta gli è preclusa per sempre. È una punizione che agisce a livello involontario, ed equivale a derubare un uomo – atto stupido e irrazionale – del suo diritto a gioire della visione divina.»

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Che Arancia Meccanica affronti tematiche di una certa importanza è risaputo. Sin dalla pubblicazione del libro, l’opera ha offerto interessanti spaccati della società contemporanea su cui riflettere. Erano anni in cui la letteratura stava lentamente cercando la sua strada all’interno della distopia, e romanzi come questo hanno fatto poi breccia.

Kubrick, da parte sua, nel dirigere l’omonimo capolavoro non si è allontanato dagli effetti che l’opera cartacea ancora oggi suscita nel lettore. Così il regista si è limitato a riprodurre le tematiche centrali, riprendendo gli aspetti ideologici vitali.

Scorgiamo, infatti, i tentativi di criticare una società che, lungi dall’essere perfetta, oblitera il suo lato più maligno. E il simbolo di tale critica giunge proprio nella celebre scena in cui Alex viene torturato mediante la Cura Ludovico. In essa il protagonista, sotto l’effetto di farmaci, è obbligato a osservare scene di violenza trasmesse da uno schermo cinematografico. Sebbene alle prime battute sembri provare piacere per tali visioni, la libidine si tramuta ben presto in nausea, dolore e desiderio di chiudere gli occhi – che tuttavia non può per via delle pinze che tengono le palpebre.

Quando il piacere è alienato

Arancia Meccanica

La polemica contro la società che tende a reprimere il soggetto, unito alla difesa dell’individuo e delle sue istanze di felicità, diventa il perno centrale entro cui ruota Arancia Meccanica. In soccorso a tale riflessione giungono le teorie esposte all’intero del libro Eros e Civiltà del filosofo tedesco Marcuse. Tuttavia, se in Burgess e in Kubrick ci sia stata una vicinanza al pensiero del filosofo della Scuola di Francoforte non è dato saperlo con certezza. Al massimo si può ipotizzare che vi sia una conoscenza in senso lato.

Alex, per tutto il film, viene presentato come un individuo malvagio, perverso, che trae piacere dal commettere del male verso il prossimo. Tale atteggiamento, però, non funge da ribellione nei confronti di una società borghese, alla quale lo stesso Alex è conforme, dal momento che la sua educazione è all’interno di dettami insiti a specifiche regole convenzionali. Tutt’altro. La sua violenza nasce dal piacere interno, viscerale. È un istinto che si sviluppa in seno a una società che, invece, vuole apparire idilliaca, senza alcunché di crudeltà. Evita che il suo ideale paradisiaco si macchi delle più atroci crudeltà, sicché il malvivente venga bollato come reietto.

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E reietto, a pensarci, è lo stesso protagonista di Arancia Meccanica. Lo spettatore avverte una sensazione del genere, specie quando sente Alex difendere questo suo essere con un linguaggio che tende a “giustificare” ogni sua azione come se fosse un semplice divertimento.

Alex decide, quindi, a seguito della sua prigionia, di curarsi e si offre volontario per la Cura. Ciò che a primo impatto sembrerebbe essere un tentativo di ri-educare l’individuo così da vivere all’interno della società, la Cura si mostra, ben presso, come una pratica che ha lo scopo di dis-educare al piacere il soggetto.

Alex viene represso dei suoi istinti di piacere e felicità. Non vi è nulla di educativo. Viene diseducato da sé stesso. Lo scopo della Cura è quello di portare il soggetto a rifiutare l’aspetto più intimo e la nausea che avverte è una nausea relativa alla sua natura, alla sua essenza, al suo carattere più intimo.

Arancia Meccanica affonda le sue radici negli aspetti più nascosti di una società contemporanea. Sia Burgess, sia Kubrick hanno saputo adattare determinati concetti a teorie sempre più attuali.


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