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Arcane

Arcane, un’inaspettata giostra di immaginari

Una forma nuova che affascina oltre ogni aspettativa

7 minuti di lettura

Tre atti, ognuno formato da tre puntate. Il primo uscito il 7 novembre e il secondo il 13; per il 20 novembre è prevista invece l’uscita del terzo. La Riot Game collabora con la Fortiche, studio di animazione parigino, per allungare ed espandere l’universo, già bello gonfio e famoso, del MOBA League of Legends. Nasce così Arcane, in streaming su Netflix.

Una storia “frammentata” che prende i personaggi e l’universo di un videogioco per fare dell’ottimo storytelling. Sorprendente per i giocatori più fedeli e affasciante per chi di videogiochi non si intende più di tanto.

Due sorelle. Due città. Una scoperta che cambierà il mondo per sempre. Nelle città di Piltover e Zaun, i disordini si agitano mentre inventori e ladri, politici e signori del crimine si irritano contro i vincoli di una società lacerata.

Arcane: una casata divisa

Arcane

Solo dai primi minuti della prima puntata di Arcane ci si trova davanti ad un universo fantascientifico e steampunk.

Una fantascienza che al posto delle astronavi in stile Star Wars, inserisce delle mongolfiere iper tecnologiche; che fa lanciare ai poliziotti degli strani aggeggi davinciani ma che poi costruisce palazzi giganteschi e dalle strane architetture. Un mondo ricco quello di Arcane, benestante e per certi versi simile a quello che avrebbe potuto essere Firenze in un altro universo.

Quattro ladruncoli si introducono nella casa di uno scienziato e si accorgono di strane pietre blu. Poi vengono beccati, scappano e di colpo ci troviamo in un altro mondo. Da Piltover, la città del benessere e del progresso illuministico, si passa alla città sotterranea, Zaun.

Cambia qui la fisonomia dell’universo cedendo lo steampunk armonioso della superficie ad un cyberpunk disgustoso e tetro. Due realtà diverse agli antipodi di spazio (alto e basso) e di tempo (modernità e medioevo). Lo scontro è qui.

Una storia “mediata”

Arcane serie tv

Oltre al mondo di Arcane che convince molto, sono anche i personaggi e l’originalità narrativa ad imbrigliare lo spettatore davanti allo schermo.

Il tessuto di narrazioni videoludico ha permesso alla serie di avere basi molto forti e che, testimoniato dal grande afflusso di giocatori MOBA, funzionavano già prima come solo gioco. È il potere questo di anche altre narrazioni ipermediali, i film della Marvel in primis, ma anche tutti quei casi più semplici che agli Oscar vengono chiamati come “sceneggiature non originali”.

Le storie, più funzionano su diversi media, più sono potenti.

Abbiamo sempre avuto il sogno di creare un’esperienza più grande, non solo uno show da buttare là, ma qualcosa che possa generare una conversazione tra tutti i fan di lunga data di questa IP e dei suoi personaggi

Christian Linke

I personaggi ammaliano, l’universo fa lo stesso effetto e in più c’è un ulteriore componente di interesse: l’eclettismo.

League of Legends è un gioco che dal 2009 fa parlare di sé e che ha raggiunto un pubblico vasto ed eterogeneo. Con un pubblico di questo tipo, e dato il suo grosso successo commerciale, era ovvio che i personaggi in rosa e a disposizione dei giocatori fossero: uno ben costruiti e due derivanti da immaginari culturali ben diversi, in modo di dare piacere a più giocatori possibili.

Questo è in parte il segreto e la bellezza di Arcane.

Un immaginario diversificato ed eclettico che, grazie alla solidità del gioco, ha permesso alla serie di essere armoniosa anche nella sua complessa eterogeneità culturale.

Arcane e il mondo visivo

L’eclettismo dell’immaginario si sposa bene, e si riflette, anche in campo visivo. Più che ad una serie animata sembra di trovarsi davanti, e chi un po’ di Playstation l’ha bazzicata lo sa, all’animazione di un videogioco, quella che si interpone tra una “missione” e l’altra. Le cut-scene. Questa componente si unisce anche ad un ottimo “dinamismo da fumetto” e fondendo, con buon equilibrio, 2D e 3D.

Le immagini risultano quindi originali, perché non assomigliano a niente di già visto; provocanti, perché uniscono senza remore universi visivi fino ad ora lontani; materiali, perché fanno sentire la materia, ogni terreno calpestato, ogni scontro e ogni starnuto; accoglienti, perché solo dopo i primi minuti ci si sente già nel posto giusto.

La storia è coinvolgente certo, le tematiche interessanti non mancano (periferia/città, innovazione/etica, progresso/male, amicizia e famigli), ma è la forma che rende accattivante questo nuovo prodotto Netflix.

Un esempio al riguardo è il personaggio di Jinx.

Jinx la sorella minore ha i capelli blu e, dal secondo atto, si diverte a creare marchingegni. Ha due lunghe trecce che le arrivano ai piedi, dei tatuaggi azzurri su tutto il copro e delle movenze schizofreniche. È un’adolescente tormentata e parte del tormento lo sentiamo anche noi, le immagini flash e fastidiose che saltano in mente a Jinx ce le troviamo davanti allo schermo quando lei soffre. Immagini rese attraverso originali scelte stilistiche e che funzionano alla grande.

Non è quindi la prima volta che vediamo al cinema dei personaggi tormentati da un passato sgradevole, ma qui ci stupiamo, veniamo scossi. Sulla carta una psicologia del genere non è nulla di nuovo e forse, in altri contesti mediali, sarebbe anche molto piatta. Qui però non succede.

È la forma che è nuova, sono le immagini la cosa più dirompente di Arcane


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