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L’assistente di volo: un thriller non convenzionale ad alta quota

7 minuti di lettura

Vi ricordate di Penny, la bionda sbarazzina della porta accanto di Big Bang Theory? Ebbene, dimenticatevi l’atmosfera comica da sitcom, ma non il sarcasmo, perché l’attrice Kaley Cuoco veste i panni di produttrice esecutiva e attrice protagonista della nuova serie thriller su Sky Series e Sky Investigation: L’assistente di volo (The flight attendant). Dal primo luglio 2021, il pacchetto da 8 episodi firmato HBO trasporta lo spettatore tra voli di linea e spazi privati di Cassandra Bowden. Non un’assistente di volo come le altre, ma un vaso di Pandora colmo di torbidi segreti.

Il progetto è la trasposizione dell’omonimo romanzo di Chris Bohjalian, che ha subito catturato l’attenzione della Cuoco, tanto da accaparrarsi il prezioso romanzo prima di Reese Whiterspoon, come da lei stesso dichiarato. Sin da subito, la serie si propone come un accattivante labirinto di inganni e vuoti di memoria, lungo una storia frammentata da ricostruire gradualmente, in una crescente accelerazione adrenalinica. Ideata e scritta da Steve Yockey, sceneggiatore conosciuto per Supernatural, Diario di una nerd superstar e Scream – la serie, The flight attendant vede, accanto alla Cuoco, il volto di Michel Huisman, già sul piccolo schermo HBO con la saga de Il Trono di Spade.

Tutto ha inizio con una folle serata a Bangkok

Come insegna il secondo capitolo dell’esilarante commedia Una Notte Da Leoni, Bangkok è scrigno di serate di scatenata follia. Così accade a Cassandra Bowden, assistente di volo che si imbatte nell’affascinante Alexander Sokolov a bordo del suo volo per la Thailandia. Il misterioso ospite del posto 3C diventa il perfetto amante di una notte, ma la mattina dopo, Cassie lo trova ucciso nel letto al suo fianco. L’arma del delitto? Una bottiglia rotta. Piccolo spoiler, ma niente di allarmante, dato che tutta la serie ruota attorno alla risoluzione dell’efferato delitto.

Cassie non ricorda nulla e si affida alle sapienti mani della sua migliore amica, nonché avvocato, Annie (Zosia Mamet). Ma quando nella storia affiora una seconda donna, Miranda (Michelle Gomez), la vicenda si complica. E nulla è più offuscato di una notte imbevuta d’alcool, soprattutto per Cassie, che ha un grosso problema d’alcolismo. Ma, se il passato della protagonista è un piccolo tesoro per affondare le mani nella sua complessa psicologia, il presente si intreccia in un groviglio di indagini, affiancate da un agente dell’FBI che punta il dito sull’unica testimone, Cassie, e su un losco giro d’affari che coinvolgeva Sokolov.

L’assistente di volo: una precisa geometria registica

assistente di volo

A prima vista ci si trova di fronte a un thriller fondato sull’amnesia, un quadro da costruire passo passo affidandosi alla linea gialla. Tuttavia, ci sono dettagli che impreziosiscono e conferiscono originalità alla narrazione, a partire dal limbo in cui Cassie e il fantasma di Alexander si confrontano. È il loro spazio condiviso, la stanza d’albergo in cui è avvenuto il delitto e dove Cassie ritorna con la mente ogni volta che ha bisogno di sdoganare un ostacolo durante le indagini. Lentamente, i due protagonisti costruiscono un rapporto più profondo, traducibile quasi in una platonica storia d’amore oltre la corporeità. Cassie comincia ad affacciarsi, durante i loro incontri, al suo passato.

E qui si sbrogliano i nodi di un’infanzia difficile che la nostra assistente di volo ha completamente rimosso, conservando solo i ricordi felici. La loro evoluzione è caleidoscopica, in quanto lascia affiorare frammenti mutevoli e variabili di molteplici immagini, senza capire fino all’ultimo quale sia la verità. C’è poi da sottolineare un vezzo stilistico molto amato dal regista e a volte anche eccessivo: lo split screen. È frequente, infatti, trovarsi di fronte a una suddivisione dello schermo in più scene. Un approccio che, nonostante la serializzazione, conserva però il suo tocco accattivante. Così come la sigla dal tocco fumettistico, che non passa inosservata.

Uno per tutti, tutti per uno

È vero, Kaley Cuoco non abbandona la sua mise da rubacuori e ragazza festaiola, ma in questo caso la cornice è più complessa. Il suo personaggio, inizialmente impeccabile nella sua vita perfetta, lentamente trascende in una dimensione allucinata. Ad incastonarsi nella confusione, nel delirio infarcito di sensi di colpa e percezioni distorte, affiora un passato pesante da digerire. Questo incalza in un crescendo che rasenta la follia, fomentata da abbondanti dosi alcoliche, fino ad impazzire di fronte a disturbanti visioni. Un climax che esplora la psicologia del personaggio in maniera intrigante, senza lasciare nulla di ingiustificato.

Seppur si tratti di una serie character driven, dov’è il protagonista che conduce le danze, tutti gli altri personaggi si ritagliano un proprio spazio di tutto rispetto. A partire dal giovane e spavaldo agente Van White (Nolan Gerard Funk), fino all’inaspettata storia della collega di Cassie, Megan (Rosie Perez), con il tocco finale del fratello di Cassie, Davey (T.R. Knight), spettatore in prima fila e vittima dei traumi familiari. Nessuno rimane escluso in una grande casa degli specchi che mette ciascuno di fronte ai propri demoni.

Il compendio finale è dunque molto appetitoso, battezzando la serie come un must watch dell’estate. Tra un pizzico di humor e qualche cadavere disseminato sul percorso, il thriller alla Kaley Cuoco è un incendiario panorama di colpi di scena, costellato da un cast valido, e mai accessorio, e di un sapore giustamente equilibrato tra crime e demonizzazione psicologica, che non stanca sul lungo percorso.


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Francesca Brioschi

Classe 1996, laureata in Comunicazione e con un Master in Arti del Racconto.
Tra la passione per le serie tv e l'idolatria per Tarantino, mi lascio ispirare dalle storie.
Sogno di poterle scrivere o editare, ma nel frattempo rimango con i piedi a terra, sui miei immancabili tacchi.

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