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Athena, il film iper sensoriale di Romain Gavras

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6 minuti di lettura

Prendi un figlio d’arte come Romain Gavras, concedigli la possibilità di realizzare uno scontro epico in chiave moderna e lui ti darà Athena. Proiettato in anteprima alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia e disponibile su Netflix a partire dal 23 settembre, il nuovo film del regista francese è il racconto di una guerra senza tempo in formato digitale.

Una storia senza tempo per ogni era

Romain Gavras, figlio del celebre regista Constantin Costa-Gavras, ci immerge in una storia senza tempo, dove la lotta di classe e la proattività all’esigenza di sopravvivenza riportano in vita quel bisogno fondamentale di cercare e occupare con violenza uno spazio nel mondo.

La storia è quella di Abdel (Dali Benssalah) che, richiamato dalla prima linea, viene costretto a fare ritorno a casa. Al rientro, però, scopre la famiglia devastata dalla morte del fratello minore. A sollecitare l’istinto vendicativo si aggiungono le poco chiare circostanze con cui il ragazzo sarebbe morto, poco dopo uno scontro con la polizia.

Il compito di Abdel sarà però anche quello di sedare l’istinto omicida del fratello maggiore Moktar (Ouassini Embarek) che, già immerso in diverse attività criminali, è diventato ancora più smanioso di una vendetta necessaria a rivoluzionare anche le condizioni della comunità del banlieue. Le tensioni crescenti si fanno sempre più concitate, fino a esplodere in una guerriglia sanguinosa che trasforma la loro comunità, Athena, in una fortezza urbana sotto assedio.

Il cinema di Gavras come stimolazione iper sensoriale

L’obiettivo di Athena è quello di provocare una stimolazione iper sensoriale nel suo spettatore. La riconoscenza dell’autore francese nei confronti dell’impianto retorico del videogioco è evidente. Molte delle scene si strutturano su piani sequenza, in cui il soggetto attivo è significante da un first person shot decisamente immersivo per il pubblico in sala.

Una coreografia perfetta quella gestita con consapevole competenza da Gavras. Tutto è giusto e si muove nella direzione naturalmente orchestrata dall’autore. Spazi e traiettorie vorticano attorno ad una macchina da presa che, fluida, si muove tra bombe e proiettili. Esseri e oggetti sembrano schivare l’ira di un essere mitologico ben più antico di Zeus. L’atmosfera convulsa di Athena esplode minuto per minuto in un’eruzione di violenza inspiegabile, sconfinando con irruenza fino all’immagine biblica della distruzione di Sodoma e Gomorra.

Lo scontro tra la comunità di emarginati e la polizia francese si sgancia dalle fattezze della realtà come la concepiamo, per approdare direttamente in uno dei tanti capitoli mitologici. La guerra in atto non vede più distinzioni tra bene e male, tutto sembra essere sotto assedio dall’entità primordiale Caos, la più antica delle divinità. A squarciare il buio nei labirinti degli agglomerati urbani, la luce del fuoco e delle esplosioni, mentre sembra che tutto stia per finire.

La concezione del tempo in Athena

Pur essendo chiari i riferimenti di Athena alla formazione classica di Romain Garvas, nel film viene meno tutta quella partizione costante che è alla base della letteratura greca. Infatti, se nell’opera tragica vi è sempre una suddivisione costante tra prologo (scena introduttiva), episodistasimi ed esodo (scena finale), in Athena tutto si fonde in un magma umano fatto di corpi e violenza da cui è impossibile emergere.

A stimolare l’estro creativo di Gavras è più che altro quel concetto di unità di tempo e di trascendenza della realtà tipiche della tragedia greca: concetti inseriti simbolicamente in una narrazione strutturata sull’idea di “senza tempo e di ogni tempo” che sconfina indisciplinata da ogni paradigma catalogante.

Il risultato? Un lavoro denso e magistrale volto a pungolare lo spettatore comodo sulla poltrona. L’obiettivo? Stimolare fino a provocare smarrimento spaziosensoriale nel pubblico. Ed è lei, la dea Atena, da cui la fortezza di case popolari in cui si svolge la vicenda prende il nome. Atena è la dea della guerra e delle strategie, grazie al cui intervento vengono cambiate le sorti dei conflitti. Ma cosa accadrebbe se questa dea smettesse di decretare la vincita di uno degli schieramenti coinvolti nella guerra?

A regnare sarebbe Caos, colui che si cela dietro le bugie che portano ai conflitti: Caos è quella forza abissale che prende forma a partire dalle ostilità degli uomini, dal dolore più profondo che travalica poi, nella violenza primordiale.


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