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Beginning

Beginning di Dea Kulumbegashvili: camera fissa sul vuoto | TSFF 2021

4 minuti di lettura

Un esordio che si fa notare, quello di Dea Kulumbegashvili, che con il suo Beginning stupisce tutti. In concorso al Festival di Cannes 2020, trionfatore al Festival di San Sebastian in 4 premi principali, viene presentato al Trieste Film Festival 2021.

La regista georgiana si prende la responsabilità di tratteggiare una silhouette della società patriarcale, religiosa e non, della propria nazione. Lo fa assumendo la prospettiva di una donna, interpretata da Ia Sukhitashvili, ritraendola nella sua impotenza esistenziale.

Beginning è un film assolutamente da vedere e da scoprire, e vedremo perché.

Beginning racconta un’emarginazione

In una località della Georgia, Yana (Ia Sukhitashvili) è la moglie della guida spirituale locale dei Testimoni di Geova. Durante una riunione di preghiera nella Casa del Regno, un attentato manda a fuoco l’intero edificio.

Inizia così, per Yana, ad acuirsi la depressione che pensava di aver superato. Emarginata dalla comunità in cui è cresciuta, a causa della religione che ha scelto sposandosi, emarginata anche come donna, in una società in cui sono gli uomini a comandare, primo tra tutti proprio suo marito.

Un film impossibile

La scena iniziale di Beginning è folgorante. Un’inquadratura fissa in una stanza che, lentamente, si riempie di Testimoni di Geova per assistere all’incontro-messa. Poi, d’improvviso, una molotov irrompe in maniera inaspettata, e scatena l’incendio, e la fuga impazzita.

L’intero film è fatto di inquadrature fisse, con giusto un paio di movimenti di camera. I personaggi si muovono dentro e fuori dal campo, lasciando così allo spettatore tempo e modo per vivere e metabolizzare la situazione.

Il grande debito di questa scelta si deve a Jeanne Dielman, 23, quai du commerce, 1080 Bruxelles, capolavoro di Chantal Akerman del 1974. Opera che oggi non sarebbe più possibile, ugualmente diretta da una donna, ugualmente intenta a tratteggiare la condizione femminile, con camera fissa che lentamente fa scivolare la protagonista verso la soluzione finale.

A questa scelta si aggiunge anche il campo lungo, da ricordare nella scena cardine dello stupro. Una scelta azzardata, inaspettata, perché rende quel momento inutile, vacuo, inserito in un’indifferenza naturale che è riflesso di quella di Yana. Memento audere semper.

Beginning, sacrificio di donna

In Beninning, la storia di Yana tratta di un sacrificio che appartiene, con dovute differenze, al vissuto di molte donne. Una potenziale carriera da attrice, persa per indossare una maschera, di moglie e madre. Un’interpretazione che non tiene, che mostra smagliature e improvvise rotture.

La riscoperta di sé passa per una strada stretta, all’interno di una società georgiana a maggioranza ortodossa, che limita e reclude la donna, specialmente se di fede diversa. La stessa fede (in questo caso, i Testimoni di Geova) che insegna ai propri giovani vaghe informazioni su paradiso e inferno, interpretando letteralmente la Bibbia, dimenticando però di definire quale sia una buona condotta verso il proprio simile. Specialmente verso la donna.

Senza citare il finale, che squarcia le aspettative di ogni spettatore, e lo porta in una brutalità inaspettata, ancestrale, Beginning rappresenta l’inizio di una vita diversa, tolta la camicia di forza delle necessità sociali. Dea Kulumbegashvili è il nome invece da seguire, perché la cifra estetica espressa è buon auspicio trovarla negli anni futuri.


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Stefano Sogne

Amo le storie. Che siano una partita di calcio, un romanzo, un film o la biografia di qualcuno. Mi piace seguire il lento dispiegarsi di una trama, che sia imprevedibile; le memorie di una vita, o di un giorno. Preferisco il passato al presente, il bianco e nero al colore, ma non disdegno il Technicolor. Bulimico di generi cinematografici, purché pongano domande e dubbi nello spettatore.

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