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Bigbug: la fantascienza pop di Jean-Pierre Jeunet tra eros e humor

7 minuti di lettura

Netflix si colora di sci-fi in salsa pop e humor francese nel nuovo film di Jean-Pierre Jeunet. L’acclamato regista de Il favoloso mondo di Amélie (2001), lontano dal grande schermo da nove anni dopo Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet (2013) torna con BigBug, disponibile dall’11 febbraio in streaming e già nella Top 10 di Netflix. Il suo immaginario sposa questa volta un mondo futuribile, dove androidi e umani convivono in una quotidianità appagata dalle evoluzioni tecnologiche.

Jeunet sceglie atmosfere favolistiche per una caleidoscopica commedia dal retrogusto piccante, con uno sguardo che ammicca alla contemporaneità. La scelta arguta sta nel collocare la storia in una sola casa, con la possibilità di giocare sulle innovazioni del futuro in una cerchia domestica a protagonismo corale. La pellicola pregusta dunque la semplicità di un formato da sit-com, con un tono frizzante e disimpegnato che rende BigBug un prodotto godibile tra le mutevoli trasposizioni fantascientifiche.

Bigbug vi dà il benvenuto nel 2045

In una città del domani vive Alice (Elsa Zylberstein), donna appassionata di libri antichi e oggetti da collezione. Lei è un’eccezione in un universo omologato dall’intelligenza artificiale, da cui però neanche la sua ricca casa sfugge. L’ambiente domestico è dotato di ogni comfort, regolato dall’attività dei Meka, robot casalinghi tra i quali spicca l’androide Monique (Claude Perron). Ogni aspetto della casa si conforma a specifici dettami di programmazione, che si appellano a loro volta a un Sistema Centrale, governato dall’Amministrazione Yonix.

A questa rispondono gli androidi Yonix, il cui obiettivo nascosto è quello di sostituire definitivamente gli umani. Tuttavia, sia Alice che gli ospiti che si ritrovano casualmente a casa sua, non colgono il problema finché non sono gli stessi Meka a volerli salvare. I robotici faccendieri casalinghi si adoperano per mantenere in sicurezza il gruppo all’interno della casa, imitando gli umani allo scopo di raggiungere una propria umanità. Ma questi tentano in ogni modo di scappare dalla gabbia domestica, finché uno Yonix non arriva da loro con le peggiori intenzioni.

Siate più umani per una volta

Bigbug

Le emozioni sono il fattore distintivo tra gli umani e i figli dell’intelligenza artificiale. In un mondo in cui la complessità intellettiva degli androidi è in grado di sopperire a qualsiasi problema, gli umani sono gli unici bersagli di una sommossa orchestrata dagli Yonix. Le prime avvisaglie si vedono sugli schermi delle avveniristiche televisioni, dove impazzano programmi come Homo Ridiculus, in cui gli umani sono ridicolizzati alla stregua di animali da circo.

Grazie alla convivenza domestica, i Meka sono però più vicini agli umani e cercano di salvarli, avvicinandosi loro con una mimesi comportamentale. Così BigBug inquadra, in tono farsesco, due sfere umane appetibili per essere imitate: seduzione e umorismo. Il risultato porta a sviluppi goffi e grotteschi, in un caotico turbinio tra humor ed eros dove robot, androidi e umani sono gli attori di una commedia dell’assurdo, che però non è così inverosimile.

Oggi è già domani

Nonostante gli sforzi degli amici robot, l’unica salvezza potrebbe essere solo un grande bug, ovvero un’anomalia del software centralizzato che irradia conseguenze inaspettate. Bigbug unisce quindi l’inatteso al prevedibile in un meccanismo ibrido dove riconosciamo frequenti rimandi al giorno d’oggi. A partire dalla temperatura esterna che supera i 40° come conseguenza del riscaldamento globale, a cui si aggiungono ammiccamenti ironici alla pubblicità invasiva, che compare sotto forma di schermo volante alla finestra non appena capta i bisogni, più o meno espliciti, dei cittadini.

Si inserisce poi il furto di dati da parte degli Yonix per la profilazione degli umani e la speranza di una vita oltre la morte attraverso una scheda impiantata nel cranio per poter salvare la propria anima su un disco fisso e garantirle l’eternità. Insomma, il 2045 è già potenzialmente insito in un oggi che guarda alla tecnologia come oasi di evasione. L’intelligenza artificiale mostra i suoi limiti e gli umani, cullati dall’appagamento continuo dei loro bisogni, raggiungono l’esasperazione quando ne sono privati.

I piaceri semplici che non rinunciano all’umanità

Con Bigbug, Jean-Pierre Jeunet decide di allontanarsi dalla complessità strutturale di un universo futuribile, racchiudendo la sua storia tra le quattro pareti domestiche. Abbandona i riferimenti crepuscolari di un domani buio e tormentato e accoglie un piccolo scrigno domestico colorato e affine a quell’ordine estetico anni ’50 che ritroviamo in film come La donna perfetta (2004) di Frank Oz. Ne deriva un micromondo colorato che rende il sesso protagonista di una commedia saporita.

I pittoreschi protagonisti, tra cui anche l’ex marito di Alice con la nuova compagna e il seduttore Max con il figlio Leo, interagiscono in uno scenario simil teatrale, che traspone il salotto domestico dello spettatore in uno specchio verosimigliante. L’accento è posto sulla ferma volontà di conservare l’umanità anche laddove ogni aspetto della vita si piega al fabbisogno tecnologico. E l’umano viene celebrato, con un tocco alla Jeunet, attraverso i piccoli piaceri della vita.

In un terreno già rodato come quello della fantascienza, Bigbug non offre una lettura inaspettata e particolarmente innovativa, ma indaga con leggerezza e sapienza umoristica un domani prevedibile nelle sue imperfezioni.


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Classe 1996, laureata in Comunicazione e con un Master in Arti del Racconto.
Tra la passione per le serie tv e l'idolatria per Tarantino, mi lascio ispirare dalle storie.
Sogno di poterle scrivere o editare, ma nel frattempo rimango con i piedi a terra, sui miei immancabili tacchi.

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