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Blanca: la Serie TV crime che si distingue

7 minuti di lettura

Blanca è una delle serie TV italiane meglio riuscite del 2021. Merito di Jan Maria Michelini, Giacomo Martelli e di Rai Fiction, la cui qualità fa ben sperare. La nuova serie tv, prodotta da Lux Vide in collaborazione con Rai Fiction, è liberamente tratta dai romanzi di Patrizia Rinaldi e viene diretta da Jan Maria Michelini e Giacomo Martelli. “Sono Blanca e non ho paura del buio”: si è presentata così nel promo in onda su Rai 1, Maria Chiara Giannetta. Un po’ In the Dark e un po’ Castle, Blanca è una serie una comedy tinta di giallo, arricchita da un personaggio femminile ben scritto.

Blanca Ferrando è una ragazza non vedente che sogna di lavorare in Polizia. Abilissima nel décodage, ovvero la capacità di tradurre i suoni in intercettazioni e telefonate, si ritrova ad affrontare uno stage in un distretto genovese dove regna lo snobismo maschile di massa. Come succede spesso però con i nuovi arrivati, è impiegata a fare i caffè.

Ma nessuno può mettere Blanca in un angolo e così, grazie a personalità e tenacia da vendere, la ragazza trova sempre il modo per dire la sua in ogni indagine, affidandosi soprattutto al suo intuito e agli occhi del cane-guida Linneo, una bulldog americana regalatale dal padre in seguito all’incidente che l’ha resa completamente cieca. Nel cast, oltre all’attrice Maria Chiara Giannetta, anche Giuseppe Zeno, nei panni dell’ispettore Liguori e il commissario Bacigalupo, interpretato da Enzo Paci.

Blanca: dal romanzo alla serie

Terminato martedì 21 dicembre con una percentuale di ascolti pari a 5.8 milioni di telespettatori (media perfettamente mantenuta sin dalla prima puntata), il crime drama ripreso dal primo romanzo della scrittrice napoletana Patrizia Rinaldi e pubblicato nel 2013, non può dirsi tuttavia completamente attinente alla trama originale.

A differenziare la Blanca della carta da quella televisiva, prima di tutto, l’ambientazione della storia. Il romanzo di Patrizia Rinaldi si svolge nel comune campano di Pozzuoli, dove la 40enne Blanca Occhiuzzi si farà conoscere nel caldo estivo di una stagione che ha ben pochi casi interessanti da offrire. Inoltre Blanca, il cui nome viene dall’incipit de Il tempo di Blanca di Marcela Serrano, non ha la stessa età dell’interprete televisiva e non è neppure una stagista, bensì una detective già affermata e con le mani sulla risoluzione di ben tre indagini.

E se invece la figura del tenebroso ispettore Liguori è mantenuta tale, compresa la sua relazione con la giornalista Marinella Di Somma, la stessa cosa non vale per il commissario Bacigalupo, Martusciello sulla carta, che nella serie soffre la presenza di Blanca quasi quanto il suo limite visivo, mentre nel romanzo si affida completamente alla sua capacità di decodificazione.

Differente è anche la causa della cecità che colpisce la detective: nel libro è ipovedente dalla nascita, mentre nella serie perde la vista in seguito ad un incidente in cui perde la vita sua sorella Beatrice. Inoltre la Blanca televisiva, è spesso affiancata nelle sue indagini dalla piccola Lucia, una ragazzina piuttosto intraprendente (che nel romanzo è rappresentata dalla figlia adottiva Ninì) e dall’amica estetista Stella che dispensa consigli di cuore e di stile in videochiamata.

L’olofonia: elemento di innovazione

Blanca, una produzione Rai Fiction e Lux Vide, disponibile su Rai Play

Molti sono i fattori narrativi che hanno contribuito a fare della serie un prodotto originale e godibile, come l’umanità e il cinico umorismo di cui la protagonista si avvale per fare del suo limite una risorsa, un montaggio sperimentale più che azzeccato e una colonna sonora dei Calibro 35 che hanno saputo mischiare differenti texture sonore ottenendo un risultato strepitoso.

Ma il vero elemento innovativo della serie, che fa ben sperare in un risorgimento della serialità televisiva italiana, è stata sicuramente la preziosa collaborazione artistica e tecnologica fornita dal Maestro Andrea Bocelli. Infatti, attraverso la sua supervisione è stato possibile utilizzare una speciale tecnica di registrazione del suono: l’olofonia.

Dal greco holos e fonia, ovvero tutto e suono, l’olofonia ha permesso di riprodurre i suoni in modo simile a come sono percepiti dall’apparato uditivo umano. La paternità di questa tecnica è da ricercarsi proprio in Italia e più precisamente è stata sviluppata da Umberto Maggi, ex bassista dei Nomadi, Maurizio Maggi e dall’ingegnere elettronico Hugo Zuccarelli. Così, ascoltando la serie con semplici cuffiette, per lo spettatore è come essere al posto di Blanca ed è possibile percepire come lei sente e ricostruisce il mondo, avendo un’illusione della terza dimensione audio-fonica grazie al quale il suono non è piatto, ma vivido.

Una fiction innovativa insomma, diversa da quelle a cui siamo stati abituati nel corso degli anni, perché predilige il senso dell’udito senza però sacrificare tutto il resto, permettendo la sperimentazione diretta di un mondo dove, attraverso il suono, s’impara a prendere la misura dello spazio.

Articolo di Ilaria Salvatori


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