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«Bloodride»: la serie horror Netflix che promette bene

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Come un moderno Caronte, la nuova serie norvegese Bloodride, targata Netflix, approda sulla famosa piattaforma con l’intento di sedurci e, con un titolo fin troppo americano, scortarci lungo una corsa alternata da feste in maschera, improbabili rifugi montani e sacrifici vichinghi. Una premessa che ha ben poco di originale, forse anche poco accattivante, ma nasconde contenuti senz’altro terrificanti.

Bloodride

«Bloodride», prossima fermata: Inferno

Bloodride è una serie antologica horror creata da Kjetil Indregard e Atle Knudsen che, come già fatto dal fratello maggiore Black Mirror o l’ambizioso The ABCs of Death, si presta a raccontare, in massimo trenta minuti, l’orrore dell’essere umano. Un autobus fantasma in pieno stile Nottetempo, traghetta gli sconosciuti personaggi verso sei, inquietanti, fermate, ognuna protagonista di un episodio dalla trama indipendente.

Da foreste maledette a scuole infestate, Bloodride rinuncia al mero spavento per concentrarsi su un orrore più europeo, psicologico… moderno. Sicuramente Bloodride non fa dell’originalità la sua forza, soprattutto per quanto riguarda alcuni risvolti fin troppo “guidati” e un black humor a volte sprecato. Spicca però la cura con cui ogni episodio viene raccontato ed ogni dettaglio mostrato, dalla recitazione ad una messinscena che fa dimenticare il basso budget richiesto.

Bloodride

Siamo al capolinea?

Bloodride rappresenta un prodotto di ottima fattura ma con poca benzina. Una serie TV narrata in modo limpido e freddo, un po’ come i paesaggi e le atmosfere nordiche che avvolgono ogni singolo episodio, nulla da invidiare alle trasposizioni televisive dei racconti di R. L. Stine, con qualche strizzata d’occhio alle visioni animalesche di David Lynch, ma senza esagerare. Insomma, gli amanti dell’horror non possono sbagliare.

La visione vale il biglietto, il cui prezzo non è un abbonamento mensile ma la presenza dell’elefante antropomorfo più terrificante di sempre… parate disneyane a parte. Sei episodi tutti da divorare, in attesa di una seconda stagione, con l’augurio che questa non rappresenti un capolinea ma un sorprendente inizio per i patiti del genere, dato l’interesse dimostrato da Netflix nei confronti delle serie TV horror che, per il momento, non hanno mai deluso.


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Edoardo Rimoldi

Classe 1997. Vive a Sasso Marconi, paese immerso nei Colli Bolognesi. Ama la natura, il freddo e gli spazi incontaminati. Appassionato di musica, cinema e pittura.