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Bombay rose, un toccante film d’animazione con le atmosfere di Bollywood

9 minuti di lettura

Bombay Rose è un film d’animazione 2D indiano curato a 360° dalla poliedrica artista Gitanjali Rao insieme ad una modesta gamma di esperti (circa 60) che hanno permesso di dare vita a questo vero e proprio gioiello. Una scelta interessante che ha fatto la regista è quella di scegliere attori di teatro per impersonare i suoi personaggi.

Il film è stato realizzato in 18 mesi con attenzione minuziosa ai dettagli e grande competenza. Bombay rose è stato disegnato scena dopo scena al computer e la sua creazione ha coinvolto numerosi artisti impegnati in diverse fasi della realizzazione dello stesso. Il film animato è stato presentato in anteprima mondiale al Festival del cinema di Venezia 2019 in occasione della settimana internazionale della critica, ed è stato distribuito dalla piattaforma streaming Netflix l’8 marzo 2021.

Bombay rose è il primo film animato indiano ad essere stato distribuito su Netflix.

Bombay Rose

Bombay rose tratta della storia d’amore tra Kamala (Cyli Khare) e Salim (Amit Deondi), una storia con molti ostacoli e molte peripezie, che porteranno alla crescita del personaggio di Kamala. Il film segue anche la storia di Mrs D’Souza (Amardeep Jha) un’ex attrice di Bollywood  che rivive memorie di un passato ormai lontano. Nel film sono inserite e trattate tematiche anche molto delicate come il lavoro minorile, lo scontro religioso tra musulmani e induisti o il triste fenomeno delle spose bambine.

Bombay rose è un’opera fatta a mano

Bombay Rose scena

Bombay rose è stato realizzato, come abbiamo già detto, frame by frame, scena dopo scena a mano dai vari artisti che si sono occupati del tracciamento della linea del personaggio in primo luogo, a seguire della sua colorazione  e della creazione attenta del background architettonico della città di Mumbai. Un lavoro così dettagliato, dispendioso e lungo non può far altro che lasciarci notevolmente sorpresi e tradursi concretamente nella storia che Gitanjali Rao ci vuole raccontare.

La regista Gitanjali Rao ci fa vivere le vicende nel modo più realistico possibile “giocando” con l’animazione per restituirci luoghi, emozioni e sensazioni e farcele percepire in maniera intensa. Il film animato scorre lento e ci sono pochi dialoghi, ogni scena però è un dipinto in movimento o una fotografia che cattura il momento.

Atmosfere di Bollywood e non solo

Bombay Rose

In Bombay rose viene raccontata una storia che ha luogo a Mumbai (conosciuta come Bombay fino agli anni ’90). Vivissima e popolata metropoli indiana, è il punto di partenza del cinema di Bollywood, nato proprio lì nel 1930. Il film animato è infatti anche un omaggio a Bollywood, come vediamo nella scena iniziale, e di base ne segue le narrative classiche ma dando una spinta diversa sotto vari punti di vista. Già un altro film Netflix si era dovuto confrontare, con ottimi risultati con la tradizione del cinema indiamo, La tigre bianca.

Bombay rose quindi è un modo intelligente per celebrare l’industria cinematografica indiana e per regalarci qualcosa di visivamente piacevole, con i suoi colori e suoni che ci restituiscono la metropoli Mumbai, città in continuo movimento e cambiamento.

La rosa di Mumbai

Bombay Rose la protagonista Kamala

Nel film quindi le storie dei protagonisti si intrecciano con quelle della città. La protagonista principale è Kamala, una donna giovane ma con già un passato difficile alle spalle. La ragazza infatti è fuggita, insieme a suo nonno e a sua sorella, dalla sua città natale dallo stato indiano del Madhya Pradesh, per scappare da un matrimonio che le era stato imposto quando era ancora una bambina.

Kamala è un personaggio forte e malinconico; a legarla a Mumbai sono i fiori che vende, profumati e colorati simbolo di una terra piena di natura e colori e che le regalano un contatto unico con la città. Kamala però vuole scappare dalla città per avere una nuova vita. Questo desiderio di continua fuga porta in sé una grande nostalgia della terra in cui è nata e da cui è fuggita. Oltre a Kamala abbiamo Salim venuto in città per cercare una vita migliore e che ritrova negli occhi di Kamala una speranza. Salim è un sognatore e un romantico, che esprime il suo amore portando una rosa di Mumbai alla sua amata.

Bombay rose in bianco e nero

Il rapporto con la tradizione in Bombay Rose

La città viene raffigurata anche presentandoci atmosfere un po’ retrò attraverso la vicenda di Mrs D’Souza e del nonno di Kamala (Virendra Saxena), artigiano vecchio stampo. Entrambi i personaggi ci fanno vedere una Mumbai del passato e rivivere in essa. Mrs D’Souza lo fa mostrandoci il cinema in bianco e nero e il nonno di Kamala attraverso i banchetti degli artigiani che riscoprono la bellezza degli oggetti antichi, donando loro una nuova vita.

In merito a ciò è necessario citare una scena molto particolare che è una delle più importanti all’interno del film; nella scena in questione ritroviamo Mrs D’Souza che passeggia con la sorellina di Kamala per le strade di una Mumbai contemporanea che piano piano cambia e diventa in bianco e nero. La regista con questa scena ha voluto far vedere allo spettatore com’era la città  negli anni ’50, anni in cui Mrs D’Souza faceva l’attrice con suo marito. Con questo frame possiamo vedere la città con gli occhi della donna che ci riporta indietro nel tempo.

Con Bombay Rose si viaggia nel luogo delle emozioni

Bombay Rose

Un modo molto originale che la regista ha per farci entrare nella sfera emotiva dei personaggi, raccontarci i loro sogni e trasmetterci le loro emozioni, è quello di utilizzare l’escamotage del luogo immaginario. In questo luogo alcune volte si vanno a creare atmosfere idilliache, quasi paradisiache, in cui gli amanti si incontrano e possono vivere la loro storia d’amore. Altre volte però questo escamotage permette a Kamala di esprimere una malinconia e una nostalgia che la definiscono come personaggio.

Kamala infatti quando si rifugia nel suo “luogo immaginario” molto spesso dà voce ai suoi pensieri, cantando un canto della sua terra, molto forte e commovente.

La potenza dell’animazione

Bombay Rose

Il cinema d’animazione permette alla regista di restituirci numerose emozioni. I personaggi, pensati nel dettaglio, prendono vita e sembrano più presenti che mai sulla scena, poiché ben definiti e pieni di colore. Gitanjali Rao, infine, “giocando” con i vari frame ci regala prospettive interessanti: una Mumbai degli anni ’50 ed emozioni che diventano luoghi.

La potenza del mezzo dell’animazione è inestimabile e si misura guardando la cura posta nei particolari: ogni fiore, ogni edificio, il cielo che cambia sfumatura e le inquadrature, tutte diverse tra loro, progettate per realizzare un prodotto di qualità.


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Giulia Maglione

Mi chiamo Giulia, ho 21 anni e vivo a Milano. Sono una studentessa universitaria e frequento il 3^ anno di Scienze linguistiche. Mi definisco una persona molto curiosa e che si appassiona facilmente alle cose. Mi affascina molto la scrittura ed in particolare poter sviluppare sempre un mio punto di vista sulle cose. Adoro particolarmente le giornate di pioggia e gli anni '80.