«Bombshell»: com’è il film sullo scandalo Fox News

La chiusura delle sale cinematografiche dovuta all’emergenza Coronavirus ha fatto sì che l’uscita delle pellicole previste in questi mesi venisse posticipata. In altri casi, invece, i film sono stati direttamente aggiunti ai cataloghi delle piattaforme streaming. Così Bombshell – La voce dello scandalo, che avrebbe dovuto uscire al cinema lo scorso 26 marzo, è ora disponibile su Amazon Prime Video.

Bombshell

Diretto da Jay Roach e con Charlize Theron, Nicole Kidman e Margot Robbie nei panni delle tre protagoniste, Bombsheell racconta dello scandalo che nel 2016 ha coinvolto il CEO dell’emittente televisiva Fox News, Roger Ailes (John Lithgow), accusato di molestie sessuali ai danni di numerose dipendenti. La vicenda era già stata trattata nella mini serie con Russell Crowe, The Loudest Voice, andata in onda lo scorso dicembre su Sky Atlantic.

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«Bombshell»: le protagoniste

All’inizio del film, una quasi irriconoscibile Charlize Theron, nei panni della presentatrice Megyn Kelly, rompe con un intenso sguardo in camera la quarta parete e guida lo spettatore all’interno della sede della Fox a New York. Il suo personaggio è introdotto in uno dei momenti più chiacchierati della sua carriera, ovvero quando, nel 2015, la donna si è trovata al centro di un polverone mediatico, in seguito ad un aspro scontro con l’allora candidato alle primarie del Partito Repubblicano Donald Trump. La giornalista, infatti, aveva posto domande scomode all’oggi presidente degli Stati Uniti riguardo ad alcune sue dichiarazioni controverse e vergognosamente misogine.

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Veniamo poi introdotti ad un’altra presentatrice Fox: Gretchen Carlson (Nicole Kidman), colei che per prima svelerà i sordidi retroscena di una delle emittenti televisive più importanti d’America. A causa di sempre più frequenti divergenze di vedute (si legga insulti e molestie) con Ailes, Carlson intenta una causa contro di lui, convinta che, dopo il suo primo passo, molte altre donne si faranno avanti. Ciò, tuttavia, non avviene immediatamente. In particolare, tarda ad arrivare una dichiarazione di Megyn Kelly, da alcuni elevata a baluardo del femminismo; panni che lei, tuttavia, non è disposta ad indossare. Consapevole che la sua prossima mossa sarà decisiva ai fini della propria carriera, Kelly esita, calcola, valuta, rendendo le sue incertezze – e le riflessioni morali su di esse – uno dei fulcri narrativi del film.

Bombshell

A fungere da “sfogo” emotivo di una documentazione dei fatti particolarmente asciutta (a tratti persino asettica) è Kayla Pospisil (Margot Robbie). Personaggio inventato basandosi su interviste e testimonianze di alcune delle vittime di Ailes, Kayla è una ragazza giovane e ambiziosa che ha intenzione di lasciare il dietro le quinte per approdare davanti alle telecamere. Consapevole della propria bellezza, decide di usarla come arma a suo favore, non comprendendo appieno i rischi di tale scelta. Al contrario delle più adulte e navigate Kelly e Carlson, Pospisil appare ingenua e vulnerabile, costituendo così una facile preda di maschiliste prevaricazioni e volgari abusi di potere.

Una regia indecisa

La più che apprezzabile scelta del regista Jay Roach di optare per una narrazione agile e pulita manca purtroppo di continuità. L’efficace stile quasi-documentario viene a tratti interrotto da stridenti derive sentimentaliste, che – seppur perdonabili – rischiano di precipitare lo spettatore in una retorica che, paradossalmente, rischia di essere sterile e superflua. In Bombshell, infatti, una scena in cui – nel rispetto delle “politiche aziendali” – donne bellissime si infilano intimo modellante, gonne vertiginosamente corte e dolorosi tacchi alti risulta molto più efficace di una melensa e forse un po’ banale dichiarazione sull’importanza della solidarietà femminile.

A livello registico, poi, sarebbe stato interessante un maggior sfruttamento della tecnica della rottura della quarta parete: se le prime sequenze fanno immediatamente pensare allo stile de La grande scommessa (con cui Bombshell condivide lo sceneggiatore Charles Randolph), dispiace constatarne poi il poco spiegabile abbandono.

«Bombshell»: dalla parte delle donne

Respingendo la tentazione di rappresentare buoni e cattivi dipinti in bianco e nero, Bombshell porta sullo schermo donne moralmente complesse, con personalità pungenti, disposte a sopportare, per raggiungere la fama, perfide provocazioni e una lurida oggettivazione. Nonostante ciò – ed è questa la virtù più rilevante del film – appare chiaro fin da subito che quelle stesse donne sono delle vittime e che ogni scetticismo e malfidenza nei loro confronti non ha ragione di esistere.


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Cristina Sivieri