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Boris 4, il grande ritorno è più satirico che mai

Il 26 ottobre arriva su Disney+ l'attesissima quarta stagione di Boris. La serie cult italiana si rinnova con successo e convince ancora con la sua satira.

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9 minuti di lettura

Dopo ben dodici anni riemerge dalle sue ceneri la serie satirica italiana per eccellenza: Boris. La produzione di successo dei primi anni 2000 (2007, per precisione) era riuscita a distinguersi dalla televisione generalista a cui faceva il verso, attirando un giovane pubblico e barcamenandosi in un palinsesto di produzioni comedy internazionali di successo. Boris 4, attesa e sospirata è finalmente disponibile con otto episodi su Disney+ dal 26 ottobre.

Boris 4: un ritorno a gamba tesa

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È passato un decennio da quando la produzione “a cazzo di cane” de Gli occhi del cuore 2 infestava i set di Cinecittà. Molte cose sono cambiate, ma altrettante sono rimaste identiche. Innanzi tutto Seppia, ovvero Alessandro (Alessandro Tiberi), è riuscito a fare carriera e a diventare il manager di un’importante piattaforma. La stessa piattaforma che distribuirà Vita di Gesù, ultima fatica partorita dalla mente di Stanis LaRochelle (Pietro Sermonti) e dalla sua casa di produzione SNIP (So Not Italian Production), di cui fa parte anche sua moglie, Corinna (Carolina Crescentini).

Sotto il tetto di questa produzione si riuniscono quindi tutti i personaggi storici: René Ferretti (Francesco Pannofino) alla regia, affiancato da Arianna (Caterina Guzzanti), alla fotografia il celeberrimo Duccio Patané (Antonio Bruschetta), ovviamente aiutato da Lorenzo (Carlo Luca De Ruggieri); poi ancora Biascica (Paolo Calabresi), Mariano (Corrado Guzzanti), gli sceneggiatori (Valerio Aprea, Andrea Sartoretti e Massimo De Lorenzo) e l’immancabile Boris, il pesce rosso. Ritroviamo persino Sergio (Alberto Di Stasio), che elargisce consigli a René dalla prigione, e Lopez (Antonio Catania) che nel frattempo si è reinventato produttore con la sua QQQ (Qualità, Qualità, Qualità).

Il protagonista indiscusso di questa nuova produzione: Stanis, che altro non poteva interpretare se non Gesù, d’altronde hanno così tanto in comune. Ma questa volta sono tutti intenzionati a fare le cose per bene (forse). Infatti non bisogna nemmeno attendere l’inizio delle riprese per fiutare la catastrofe all’orizzonte. Non resta che confidare nella maniera all’italiana e sperare, tra un smarmella tuttoe un dai dai dai!, di portarsi a casa la giornata.

Cosa non è Boris 4: “una storia nuova con i personaggi a norma”

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Gli anni passano e il mondo dell’intrattenimento si evolve. Era già assodato che una delle grandi sfide con cui si sarebbe dovuto confrontare Boris 4 sarebbe stata la contemporaneità. Perché se Boris faceva ridere quindici anni fa non è detto che faccia ridere ancora oggi. Le prime tre stagioni, mandate in onda quasi consecutivamente, parlavano di una serie nella serie e avevano molto a ridire alla televisione generalista italiana, fatta di fiction moraliste con spocchiosi attori incapaci e produzioni altisonanti che non si rivelavano altro che fuffa. Il tutto accompagnato da una buona dose di malaffare, bullismo e sfruttamento.

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Con la televisione “tradizionale” in declino, anche a Cinecittà sbarcano le famigerate piattaforme streaming, sogno e incubo di molti. È così che il cinema “a cazzo di cane” si trova a doversi confrontare con il modus operandi internazionale quasi spocchioso della piattaforma che tiene tutti sotto scacco. Proprio dai piani alti è una continua pioggia di richieste assurde per poter ricevere il “lock” al progetto: la piattaforma sembra infatti fidarsi unicamente dell’algoritmo, entità astratta potente e spaventosa che nessuno sa come funzioni. Quindi da un momento all’altro c’è la necessità di inserire un teen drama nella storia di Gesù, oppure personaggi multietnici o ancora bisogna adottare un codice di comportamento sul set.

Insomma, gioie e dolori della nuova televisione digitale si fanno spazio in un ambiente “così italiano” creando disagi e incomprensioni, che ovviamente verranno risolti nel peggiore dei modi. L’italianità tipica della famosa crew dovrà fronteggiare concetti che da sempre incutono terrore, come inclusività, minoranze, multietnicità, emancipazione femminile e via discorrendo. La scelta di portare sul set proprio Vita di Gesù però non è affatto causale: mostra infatti quali sono le contraddizioni con le quali devono battersi le produzioni contemporanee, tra politically correct e inutili digressioni studiate a tavolino per seguire le influenze e i trend del mercato. Quale storia migliore di quella più vecchia del mondo per risaltare le incongruenze del nuovo intrattenimento internazionale.

Boris 4 si può definire un “ritorno alle origini”?

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Ma per fortuna Boris 4 si salva perché i suoi personaggi di “a norma” non hanno nulla. Boris rimane una serie scorretta, ironica e divertente. La sua satira continua non ha perso lo smalto e, anzi, si è rinnovata ed è rimasta al passo con i tempi. Ne risulta una stagione di successo, brillante, dalla trama interessante ed estremamente efficace. Boris 4 si rivela talmente convincente da essere perfetta anche se considerata fine a se stessa, mentre le sue tre stagioni passate (e un film) continuano a essere un valore aggiunto, un’eredità che impreziosisce.

La produzione di Boris era, in origine, nelle mani della Wildside e venne distribuita in Italia sui canali Fox e, solo in seguito nel 2009, su Cielo. Ma il vero successo la serie lo raggiunge grazie a internet. Spesso piratata dai più giovani, le sue battute e i suoi tormentoni finiscono per diventare meme e citazioni che ben presto riescono ad arrivare anche oltre la fanbase della serie. Boris 4 è stato affidato invece alla casa di produzione The Apartment, del gruppo Fremantle, e viene distribuita sulla piattaforma Disney+. Quasi un ritorno alle origini quindi per la serie che ha conosciuto il successo tramite la rete, dove adesso trova fissa dimora.

L’omaggio a Roberta Fiorentini, Mattia Torre e Arnaldo Ninchi

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“Siamo felici e contenti di aver fatto questa quarta stagione, specialmente per chi non c’è più”, così Francesco Pannofino dichiara in un’intervista. Il pensiero subito va a Mattia Torre, sceneggiatore delle tre stagioni precedenti insieme a Giacomo Ciarrapico e Luca Vendruscolo, scomparso nel 2019.

Gli alter ego dei tre erano proprio rappresentati, nella serie, dai tre sceneggiatori diventati celeberrimi grazie al loro modo singolare di risolvere buchi di trama schiacciando F4 o facendo cose “così de botto, senza senso”. Con la nuova stagione fa capolino anche un nuovo tormentone, il “non lo famo, ma lo dimo“, astuto escamotage degli sceneggiatori per risparmiare soldi e fatica. Nonostante la mancanza di Torre, anche in Boris 4 il trio è sempre presente, ed è Valerio Aprea a incarnarne lo spirito.

Nel primo episodio un dolce pensiero va anche a Roberta Fiorentini, attrice che interpretava Itala, la segretaria di edizione senza peli sulla lingua. Viene ricordata nella serie, sempre in maniera meta-cinematografica, nella scena che vede rappresentato proprio il suo funerale. Commovente, ma sempre in stile Boris.

Anche Arnaldo Ninchi, interprete del Dottor Cane, viene ricordato teneramente nella nuova stagione e da tutto il cast, insieme a Torre e Fiorentini, durante la presentazione di Boris 4 alla Festa del Cinema di Roma.

La versione di Boris formata da boomer alle prese con le piattaforme si rivela un successo e si vocifera già di una quinta stagione. Dai, dai, dai!

Boris 4 trailer, per farsi venire l’acquolina in bocca

Boris 4 è disponibile dal 26 ottobre 2022 sulla piattaforma streaming Disney+.


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Classe 1996, laureata in Filosofia.
Aspirante filosofa e scrittrice, nel frattempo sognatrice e amante di serie tv, soprattutto comedy e d'animazione. Analizzo tutto ciò che guardo e cerco sempre il lato più profondo delle cose. Adoro i thriller psicologici e i film dalla trama complessa, ma non disdegno anche quelli romantici e strappalacrime.
Pessimista cronica e amante del dramma.

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