«Breakfast Club», l’adolescenza anni ’80 e la nostra nostalgia

Breakfast Club è indubbiamente un film cult. È entrato nella mente e nei cuori di milioni di persone e ha segnato sia la sua epoca sia quelle a venire. Il film tratta principalmente tematiche legate ai dubbi e alle tipiche “crisi” adolescenziali. Questo filone è stato adottato da molte produzioni odierne, che fanno omaggio alla pellicola citandola in svariate occasioni.

Breakfast Club

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I 90 minuti del film sono stati orchestrati dal regista e sceneggiatore John Wilden Hughes Jr., che scrisse Breakfast Club solamente in due giorni. Hughes è stato regista e sceneggiatore di altre pellicole anni ’80 altrettanto iconiche: Sixteen Candles ne è un esempio.

Un cervello, un atleta, una principessa, una stramba e un criminale

Breakfast Club

Il film inizia in un modo del tutto peculiare; difatti, dopo la colonna sonora che accompagna i primi minuti, ci ritroviamo ad ascoltare la voce dei 5 ragazzi. Quest’ultimi descrivono se stessi e lo fanno seguendo il punto di vista esterno, ovvero replicando ciò che la maggior parte delle persone dice per definirli e così etichettarli: «un cervello, un atleta, una principessa, una stramba ed un criminale». Queste voci faranno anche da sipario alla pellicola, donandole così una struttura circolare: la fine riprende l’inizio e aggiunge ad esso un significato molto profondo, lasciando allo spettatore un messaggio tutto da interpretare.

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Una parentesi piena di significato

Breakfast Club

Il pretesto che dà il via alla pellicola è una punizione scolastica che tutti e 5 i protagonisti devono scontare nel corso di un sabato. I ragazzi già si erano rassegnati all’idea di vivere un sabato vuoto. Però, andando avanti si rendono conto che quella giornata avrebbe rappresentato una piccola rivoluzione nelle le loro vite, cambiandole per sempre, stravolgendo convinzioni e certezze che si erano costruiti fino a quel giorno.

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Questa giornata si rivela quindi essere un’epifania, una piccola parentesi piena di significato che porterà i 5 a farsi domande sul proprio futuro, ma soprattutto ad analizzare a fondo il proprio passato.

«Breakfast Club»: i soliti cliché?

Il film apparentemente ricalca i soliti stereotipi usati per rappresentare gli adolescenti. Tra i ragazzi difatti troviamo Bender (Judd Nelson), un ragazzo ribelle, misterioso, con un passato ed una famiglia difficile. Quest’ultimo sembra sempre far tutto ciò che desidera senza preoccuparsi delle conseguenze o dell’opinione altrui. Poi c’è Brian (Anthony Michael Hall), il classico ragazzo nerd, timido e impacciato. Claire (Molly Ringwald), la tipica ragazza perfetta all’apparenza che vive sul suo piedistallo. Andrew (Emilio Estevez), promessa del football, concentrato solo su se stesso e sui suoi obbiettivi. E infine Allison (Ally Sheedy), un personaggio particolare, ragazza sempre sulle sue ed un po’ stravagante. Il film però tratta con cura questi stereotipi, non calcandoli più di tanto e presentandoli in maniera intelligente, realistica e non eccessivamente romanzata.

Scrivi un tema dicendomi chi sei

Chi sei tu secondo te? è la domanda che fa dà filo conduttore all’intero film. Il professore pone i ragazzi davanti a questo interrogativo è un uomo che sembra avere difficoltà a gestire i caratteri dei diversi ragazzi, e più che educarli molto spesso vuole punirli.

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Difatti , con tale domanda quest’ultimo aveva l’intento di far riconoscere ai 5 ragazzi le loro “sbavature”, il loro essere sbagliati. Un dubbio che, egli crede, farà ammettere loro di essere nel torto e li farà mortificare nel profondo.  Il professore, purtroppo, non si era mai sbagliato così tanto.

Condivisione

Il primo a cercare un’interazione con gli altri è Bender. Quest’ultimo schernisce e provoca i suoi compagni, mostrando un atteggiamento da bulletto menefreghista. Però, superando lo scetticismo iniziale, pian piano si vanno a formare delle precise dinamiche tra di loro. I ragazzi si ritrovano, senza nemmeno rendersene conto, a condividere con gli altri le proprie esperienze di vita. E così si confessano i vari problemi e fragilità. Problemi perlopiù legati alla percezione che i genitori hanno di loro, che condiziona di conseguenza ciò che credono di essere.

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Parlando a cuore aperto, vengono messi davanti alla realtà dei fatti: nessuno è contento di com’è; ognuno ha un piccolo universo dentro di sé del tutto inesplorato. Scoprono così di più su se stessi ma anche su chi li circonda. Infatti, sempre abituati a vedersi all’interno di un determinato gruppo di persone, i ragazzi, superata la propria comfort zone, scoprono coloro che avevano sempre evitato, abbracciano il concetto di uguaglianza, appreso dopo aver capito di condividere problemi e fragilità simili.

Il messaggio che «Breakfast Club» ci lascia

«Trascorri un po’ più di tempo provando a fare qualcosa di te stesso e meno tempo cercando di stupire le altre persone»

Lasciamoci ispirare dalla frase sopracitata. Seguendo queste parole potremmo dire che Breakfast Club non rimane decisamente incastrato nello stereotipo, ma al contrario ci mostra il cosiddetto altro lato della medaglia. Il film, difatti, lancia un messaggio molto forte che grida: «Siamo tutti ragazzi, siamo liberi, siamo uguali. È arrivato il momento di riprenderci in mano le nostre individualità».

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Si potrebbe definire un sentimento di uguaglianza consapevole delle differenze. Ciò che comunica è che se fossimo capaci di osservarci più da vicino, di condividere ciò che ci rendere profondamente umani, estremamente vulnerabili e fragili, alla fine ci riscopriremmo tutti sullo stesso piano. E la smetteremmo così di rinchiuderci nelle nostre scatole, che ci intrappolano nel mondo che ci costruiamo, nelle solite conversazioni, nei soliti stereotipi e pregiudizi  su noi stessi e sugli altri, che non definiscono né noi né tanto meno loro.

«Cosa le importa sapere cosa pensiamo di noi stessi, tanto lei ci vede come vuole»

Questa è ciò che i ragazzi dicono riferendosi al professore. Da questa frase si può capire che loro sono consapevoli di come li vedono e li definiscono gli altri e che questa è solo una piccola parte del vasto spettro della loro personalità, o addirittura una parte nulla.

La pellicola esorta a gran voce chi la guarda a cercare se stesso, magari un sé non all’altezza delle proprie aspettative o di quelle degli altri, ma vero. Quello a cui si assiste è una crescita dell’individuo, una crescita che tutti, presto o tardi, saremo chiamati a compiere. Il soggetto si emancipa dall’immagine che lui e gli altri hanno e cambia pelle, cresce, diventa un nuovo e meraviglioso essere umano, consapevole di se stesso, dei suoi limiti e delle sue potenzialità.


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Giulia Maglione

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