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Bullet Train è l’apoteosi del bizzarro e ne avevamo bisogno

Bullet Train è un’apoteosi dell’assurdo, ma che conserva in questo la ricetta perfetta del suo intrattenimento.

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6 minuti di lettura

A distanza di pochi (anzi, pochissimi) giorni dall’inizio della settantanovesima Mostra del Cinema di Venezia e dall’ascesa del caos che la manifestazione veneziana comporta, ecco che arriva nelle sale il film perfetto che trova il suo connubio anche con la fine dei giorni estivi. Direttamente da Sony Pictures Italia, il 25 agosto è arrivato Bullet Train, caotico e travolgente come il treno da cui prende il nome.

Il lungometraggio – adattamento cinematografico del romanzo I sette killer dello Shinkansen dello scrittore giapponese Kotaro Isaka – racconta le vicende di un gruppo di assassini sconosciuti tra loro ma accumunati da simili obiettivi, che su un treno per Kyoto si ritrovano coinvolti in un’operazione caotica e decisamente fuori dalle righe. Con un cast corale formato da Brad Pitt, Aaron Taylor-Johnson, Joey King, Micheal Shannon, Logan Lerman, Brian Tyree Henry, Hiroyuki Sanada, Andrew Koji, Bad Bunny e Sandra Bullock, Bullet Train è l’action movie estivo per eccellenza.

Bullet Train, tra i binari della comicità e dell’azione

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Bullet Train è il mix perfetto di culture differenti, che spaziando tra inaspettato e assurdo, convenzioni cinematografiche ed elementi tipici della letteratura, cattura da subito lo spettatore nella frenetica storia raccontata.

Diretto da David Leitch (Ex stuntman di Brad Pitt e già regista di John Wick e Atomica Bionda), Bullet Train riprende pochissimi elementi del suo romanzo di provenienza, preferendo far leva su tipici parametri di Hollywood che però non vanno a intaccare il prodotto finale. Ecco, quindi, che quello che all’apparenza sembra un normalissimo treno che percorre la tratta Tokyo-Kyoto, pullula in realtà di gangster americani, assassini messicani e criminali giapponesi.

Sin dai primi minuti l’intento di Bullet Train è chiaro. Azione e comicità si fondono per andare a creare una pellicola che trae i suoi punti di forza proprio da queste due componenti. E lo sa bene. Lo si può facilmente notare dall’impostazione delle sequenze – sviluppate la maggior parte all’interno dei vagoni- che esistono grazie alla coesistenza dei due elementi sopracitati. Un lungometraggio ad alta velocità che gode di un montaggio dinamico e mai banale, dove l’inaspettato e il divertimento sono di casa.

Bullet Train e il suo nemico invisibile

La Morte Bianca. Anzi, la temibile Morte Bianca, è il nemico di Bullet Train. Un nemico silenzioso, misterioso ma comunque onnipresente e spaventoso, con una personalità che va basandosi sui racconti che lo precedono e lo descrivono come spietato e killer nato. Nonostante il minutaggio di questo personaggio, interpretato da Micheal Shannon, sia ridotto al minimo, esso gode di un costrutto ben elaborato proveniente direttamente dalle parole dei protagonisti di questo lungometraggio dall’animo pulp.

Merito della sceneggiatura scritta da Zak Olkevicz, che con una scrittura a incastro riesce abilmente a introdurre i numerosi personaggi, compreso l’antagonista che si inserisce perfettamente e senza difficoltà all’interno della pellicola. Aumentata a dismisura e contenuta, è quindi la curiosità dello spettatore, che in breve tempo comincia a farsi un identikit su chi possa essere la presenza antagonista, ma soprattutto che cosa ha a che fare con gli strambi protagonisti.

Bullet Train, la (s)fortuna di chiamarsi Ladybug

Brad Pitt interpreta Ladybug, un criminale deciso a farla finita con questa “occupazione” si dedica alla sua ultima missione. Quello che non sa è che l’obiettivo che deve raggiungere è leggermente complicato, e involontariamente lo coinvolgerà nel caos che aleggia a bordo del treno. Nonostante si tratti di un cast corale, è impossibile non identificare proprio Ladybug come il protagonista della vicenda; il fulcro della narrazione dalla quale poi si diramano tutte le altre storie che trovano comunque la medesima destinazione finale.

Ladybug è la pedina nelle mani del destino scritto da Bullet Train, dove anche il personaggio ne è consapevole. Come dice lui, la sua vita è un costrutto basato interamente sulla sfortuna ma la realtà che poi emerge dalla visione completa del film è molto diversa. Ladybug è una costante dualità tra la sfortuna e la fortuna, una dicotomia continua che accompagnerà sia questo personaggio che l’intero lungometraggio. Un’aggiunta al fulcro stesso della narrazione, che rende Bullet Train un’apoteosi dell’assurdo ma che conserva in questo la ricetta perfetta del suo intrattenimento.


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Mi chiamo Rebecca, classe 2000. Scrivo da che ne ho memoria e da ancora più tempo guardo film. Ho troppi film preferiti, sono innamorata del cinema in tutte le sue forme, vorrei vivere all'interno di una sala cinematografica e aspetto il Festival del cinema di Venezia per tutto l'anno.

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