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marco d'amore caracas copertina

Caracas, il risveglio dell’inconscio di una città

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8 minuti di lettura

Il nome di un uomo può contenere mille storie, e in questo caso anche una città intera. Caracas, questo il nome in questione, più che trasudare carattere, porta con sé la speranza di fuggire da una realtà che divora un’anima tormentata da demoni. Dal nome e dalla storia di un uomo si cerca di ricostruire un’identità, un luogo, o di raccogliere più identità per raccontare aspetti nuovi della storia dell’uomo e qualcosa in più sui suoi lati più misteriosi, indescrivibili e affascinanti. È la storia di Caracas, diretto da Marco D’Amore, che invita a perdersi nel mistero per ricreare una storia.

Caracas, prodotto da Mad Entertaiment, Vision Distribution e Picomedia, è un’emozionante viaggio nell’inconscio dei protagonisti sullo sfondo di una Napoli contemporanea e multietnica, divisa tra contesti culturali e scontri nei quartieri tra le nuove generazioni e quelle vecchie, attaccate alle tradizioni e/o alle odierne culture dell’odio, che faticano a scomparire del tutto.

Ispirato al romanzo Napoli ferrovia del celebre scrittore e fotoreporter Ermanno Rea, Marco D’Amore, attore e regista che conosciamo dai tempi dell’esordio di Gomorra, riesce a dipingere con un tocco onirico e sensibile, un’opera che può farsi barometro della nostra situazione sociale e culturale attraverso l’immaginazione dei suoi personaggi, pieni di forza e drammi interiori.

Caracas, la forza del cast

caracas recensione film alcuni personaggi in scena in un momento di violenza

Uno dei punti di forza di Caracas è proprio il cast d’interpreti che si mette in gioco in una storia di continua trasformazione, trasformazione che va di pari passo con l’evoluzione dei personaggi principali: seguiamo il ritorno dello scrittore Giordano Fonte, alter ego di Rea, interpretato da Toni Servillo, che arriva in una Napoli profondamente cambiata. Il suo quartiere d’origine, collocato vicino alla stazione centrale, ora ospita “gli ultimi” ed è la casa di una comunità islamica ben radicata che accoglie molti immigrati.

In seguito a un borseggio, Giordano conosce Caracas, anima tormentata divisa tra due mondi poiché è un ex nazifascista convertitosi all’Islam. L’incontro riaccende in lui la voglia di scrivere e di raccontare qualcosa che non aveva mai visto fino a d’ora.

Il personaggio di Caracas, interpretato dallo stesso D’Amore, è un identità frammentata che ha un passato tormentato dalla violenza squadrista e dalla mancanza d’affetto e di ideali: in seguito al rinnegamento della sua appartenenza politica, abbraccia la fede musulmana e viene accolto dalla comunità con il suo nome, usato per mascherare la sua vera origine e nella speranza di esaudire il sogno di tornare con la sua ragazza Yasmina, a cui presta il volto l’esordiente Lina-Camélia Lumbroso, che si trova a Caracas, la capitale del Venezuela, dove si troverebbe la villa del presunto padre del protagonista.

Il lavoro attoriale dell’intero cast è eccelso: ogni attore è padrone della scena e domina l’inquadratura con il suo fisico e le espressioni, anche quelle minime, con grande talento, sensibilità e rispetto verso la scrittura della sceneggiatura. Un plauso va proprio a Lumbroso, che dà il massimo in ogni sfumatura del suo personaggio, rendendo Yasmina dinamica ed energica nelle sue metamorfosi.

D’Amore e Servillo regalano delle performance indimenticabili e compiono trasformazioni fisiche di grande impatto in cui si vede il cambiamento radicale dei personaggi. La voce calda di Servillo avvolge ogni sequenza, mentre D’Amore dona anima e corpo per restituire un personaggio multiforme, sfaccettato e complesso da interpretare, a causa del carattere imprevedibile che può infiammarsi o commuoversi in un attimo.

Che cosa succede in Caracas? La spiegazione

caracas recensione film toni servillo e marco d'amore in una scena

La sceneggiatura di Marco D’Amore e di Francesco Ghiaccio, suo assiduo collaboratore, fonde la storia di quartiere, che ha un tono da cronaca giornalistica sociale, con il mondo onirico dei suoi protagonisti: Caracas è ambientato nel contesto difficile e violento del quartiere popolare, in cui un uomo privo di scelte e direzioni abbraccia ideali e fedi agli opposti, ma la storia ha un andamento circolare che fa venire in mente a una sorta di Strade Perdute partenopeo. La narrazione ritorna spesso negli stessi luoghi, che cambiano però identità a seconda del momento della giornata o dell’arco drammatico e delle memorie dei protagonisti.

Attraverso l’inchiesta di Giordano e la sua flaneurie nel quartiere, ricostruiamo le vite dei personaggi e le derive che avrebbero potuto prendere (o quelle che hanno preso), scoprendo i loro segreti ma non necessariamente risolvendoli. L’atto dell’indagine segna un mistico ritorno alle origini per cominciare a raccontare una città e un quartiere dai suoi stessi abitanti, che spesso non hanno un nome ma un volto e una storia accennati come in quadro impressionista. Attraverso i loro vissuti, si intuiscono gli umori e i sogni di una città allo sbando, i cui individui, orfani di idee e d’amore, sposano credi religiosi o ideali politici estremi in cerca di un senso d’appartenenza a una comunità.

Caracas, una storia di quartiere con atmosfere da sogno e da incubo

Fresco dell’esperienza immersiva di Napoli Magica, D’Amore esplora il quartiere popolare di Ferrovia e ritorna sulle spiagge, nei vicoli e nei luoghi storici arricchendoli di surrealismo e calore grazie alla fotografia di Stefano Meloni, che carica il contrasto dei toni freddi e caldi, specialmente degli interni, che sospendono l’atmosfera in una luce soffusa. L’inconscio di Napoli esplode nelle visioni di Giordano e Caracas, cullati sempre da una melodia acustica di una chitarra dai ritmi sudamericani, orientali o tradizionali partenopei, traccia della varietà di culture all’interno di una città di passaggio che accoglie ogni tipo di religione e credo e che prende sotto la sua ala coloro che sono rimasti senza luogo o sogni.

Caracas è una grande e audace prova autoriale di Marco D’Amore, che crea un storia di borgata con un’atmosfera sia da sogno sia da incubo, mettendoci all’erta sui pericoli odierni degli estremismi in generale e invitandoci a cogliere l’attimo per vedere la vita e ciò che ci circonda con nuove prospettive e propositi, col fine ultimo di riprenderne il controllo con la forza dei nostri sogni.


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Dal 1995 inseguo sogni e mostri. Che siano di plastilina o di pixel. Quando mi fermo scrivo poesie, giro qualche video e se riesco mi riposo cucinando una torta di ciliegie con un buona tazza di caffè con il sottofondo di una colonna sonora sognante o il nuovo singolo delle KDA.

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