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Che fine ha fatto Bernadette?, la passione creativa secondo Linklater

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8 minuti di lettura

Richard Linklater porta sul grande schermo Che fine ha fatto Bernadette?, una storia che parla di crisi interiore e riscoperta ma che diventa soprattutto un’ode al fuoco bruciante della passione creativa, che non può essere sepolta sotto le ceneri della routine. Cate Blanchett è la protagonista di questo film in perfetto equilibrio tra commedia e dramma. Il titolo mette l’accento sulla sua improvvisa scomparsa da casa ma in realtà era una donna che si era già smarrita da tempo.

Che fine ha fatto Bernadette?
Cate Blanchett nei panni di Bernadette Fox

Cosa succede a Bernadette?

Bernadette Fox (Cate Blanchett) vive a Seattle, in una casa fatiscente, al ritmo delle nevrosi che accompagnano la sua quotidianità. Soffre di insonnia, non sopporta il gruppo delle mamme della scuola della figlia, incanala le sue energie in una specie di faida con la vicina che cura una casa perfetta.

Amatissima, ma anche trascurata, dall’impegnatissimo marito Elgie Branch (Billy Crudup), un brillante informatico che progetta per la Microsoft, vive un legame profondo con la figlia adolescente Bee (Emma Nelson).

Che si tratti di un equilibrio precario appare evidente nel momento in cui si trova a organizzare un viaggio in Antartide, come aveva promesso alla figlia come premio per i brillanti voti ottenuti a scuola.
Uscire dalla comfort zone significa per Bernadette cercare di tenere a bada tutte le paranoie che si scatenano in lei: combattuta tra il mantenere fede all’impegno preso e l’idea di boicottare il viaggio per rimanere a casa da sola, si trova a fare i conti col passato e a ricordare come da brillante promessa dell’architettura sia arrivata a chiudersi in una vita troppo stretta e provinciale.

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Le cose si complicano e quando Elgie cerca di prendere in mano la situazione e aiutarla, Bernadette si trova alle strette e semplicemente scappa. Il primo passo per ritrovarsi.

Che fine ha fatto Bernadette?

I protagonisti

A primo impatto Bernadette ci appare come la madre di un’adolescente brillante, con un marito importante, disinteressata dello stato delle cose che la circondano e capace di relazionarsi solo con la sua assistente virtuale Manjula, che dall’India l’aiuta a fare acquisti e prendere appuntamenti. Man mano che la conosciamo ne scopriamo la raffinata sensibilità per il bello, la capacità di commuoversi per le piccole cose e l’energia passionale che la travolge quando si tratta di creatività. Notiamo subito il contrasto tra la vita che vive e la personalità che nasconde dentro e, in un climax ascendente che percorre tutto il film, questa passione viene finalmente fuori. Cate Blanchett è protagonista indiscussa, con un’interpretazione irriverente e profonda allo stesso tempo: una donna che fa i conti con i propri fallimenti e trova la forza di risollevarsi e ricominciare a creare. Un ruolo potente ma non monolitico.

Il sostegno della figlia Bee diventa fondamentale, perché frutto di un legame coltivato nel tempo, un rapporto autentico e un amore profondo. Anche se l’allontanamento dalla carriera è stato conseguenza dell’esperienza di una complessa maternità, unita a uno smacco professionale, non ci sono rancori od ombre sul loro rapporto, cresciuto in modo esclusivo soprattutto per la frequente assenza del padre. La giovane Emma Nelson è al suo debutto sul grande schermo, con un’interpretazione equilibrata e naturale.

Billy Crudup invece di esperienza nel cinema e nella televisione ne ha fatta. Lo troviamo perfettamente a suo agio nel ruolo del marito immerso nei suoi progetti lavorativi ma allo stesso tempo innamorato e preoccupato per il crollo che osserva nelle vicende che coinvolgono la moglie.
Completano il cast Kristen Wiig, nel ruolo della petulante vicina Audrey Griffin, Judy Creer, che interpreta la dottoressa Kurtz, e Laurence Fishburne, con un piccolo ma significativo ruolo, quello di Paul Jellinek, architetto amico di Bernadette

Che fine ha fatto Bernadette?

Che fine ha fatto Bernadette?, Il lungo viaggio di Bernadette

Il trailer di Che fine ha fatto Bernadette? mette l’accento soprattutto sulla fuga di Bernadette fino in Antartide e lo sgomento del marito e della figlia nel dover affrontare l’assenza. Se effettivamente il film si svolge in questo modo, in realtà la lettura più profonda della trama è quella del viaggio interiore, che mette in secondo piano il viaggio fisico. La fuga è il momento di rottura definitivo, ma avviene solo dopo un processo di crollo inesorabile in cui si accumulano pesi insostenibili che Bernadette non riesce più a mantenere in equilibrio, come ha fatto fino a questo momento.

Si rende conto di essersi lasciata andare, di non aver coscientemente rinunciato a creare ma di aver permesso che il tempo passasse abituandosi alla nuova realtà di Seattle. Il fuoco che le brucia dentro non si è spento, l’ha ignorato e rischia di diventare una forza distruttiva anziché creativa.
Ecco che le nevrosi iniziali che davano il ritmo alla commedia, con situazioni in cui è facile riconoscersi e immedesimarsi, diventano così opprimenti da aprire la strada al dramma: l’esigenza di una via di fuga verso la libertà di creare e la propria personalità. Non sono Seattle o la famiglia ad essere da ostacolo, ma la propria apatia e rassegnazione. E a questo punto la scena della finestra aperta da cui è scappata Bernadette diventa metafora potentissima del coraggio di saltare giù, fuori dalla protezione della propria casa, lasciandosi tutto alle spalle.

Che fine ha fatto Bernadette?

Che fine ha fatto Bernadette? scorre con ritmo coinvolgente, è facile da seguire e non annoia mai. Anche il passaggio dalla prima parte più leggera a quella più intensa e vicina al dramma è ben calibrato, tra gli stati d’animo dei protagonisti che accompagnano quelli degli spettatori. Il film è l’adattamento del romanzo Dove vai Bernadette? di Maria Semple, del 2012.

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Denise Salis

Vivo in Brianza da dieci anni, viaggio per imparare cose nuove e per raggiungere luoghi e persone che amo. Odio i bottoni. Non resisto alle mie due gatte e al mio bassotto Gino. Raccontare cose belle è uno stile di vita.