Ci manca davvero la sala?

A un mese dall’inizio della quarantena cominciano a farsi sentire le mancanze di una vita normale. Qualunque cosa si possa dire in questo momento è ovvio che la vera guerra non è quella di chi è a casa, e magari rinuncia a qualche abitudine. È quella di chi è in ospedale, di chi è “sul campo” e non smette mai di fare la differenza.

Come ogni periodo destinato a segnare la Storia, anche questo porta però con sé delle riflessioni a cui non si può sfuggire. Parlare criticamente di arte in questi giorni non è fingere che il vero problema non ci sia, “occuparsi di cose ininfluenti” come alcuni fanno notare. È vedere come un mondo quasi interamente in quarantena reagisce a uno stato delle cose che non ha mai conosciuto.

Ogni disciplina è chiamata a riflettere sulla propria attuale condizione. La critica cinematografica, in questo specifico caso, non può fingere che le sale chiuse non siano qualcosa che ci interroga. E se non lo fa, si dovrebbe interrogare ancor di più.

Convertire la produzione degli articoli concentrandosi sulle piattaforme è qualcosa che va fatto per tenere in piedi le riviste, ma richiede uno sforzo di riflessione che eviti la normalizzazione. Ci mancano i cinema o le infinite liste che ogni Magazine – anche questo – sta dedicando agli imperdibili dello streaming sono sufficienti? Il tema è caldo, e qui in Italia coincide con l’arrivo di Disney+, nuova piattaforma pronta a condurre ancor più nel vivo la streaming war. Il futuro del cinema, tema a cui ormai ci rivolgiamo quasi al passato, si sta rivelando in questi giorni. Perché quando tutto questo sarà finito, il pubblico potrebbe tornare in sala memore di quello che un grande schermo è per quest’arte, oppure no, decidendo che un catalogo pressoché infinito e un buon divano siano sufficienti.

Prima era una questione di scelta, ora è d’obbligo e si sta rivelando il più lungo e prolifico “periodo di prova gratuito” del futuro del cinema in streaming.

C’è chi come Christopher Nolan non ha dubbi e sostiene che «nel momento in cui questa crisi passerà, il bisogno di relazionarsi tra persone, il bisogno di vivere, ridere, amare e piangere insieme sarà più forte che mai». Nel frattempo però gli Studios si muovono per sopravvivere lungo la crisi, e le loro soluzioni potrebbero rivelarsi durature. La decisione della Universal Pictures di saltare l’uscita nelle sale, quasi interamente chiuse sul territorio americano e non solo, per proporre i propri film direttamente in streaming rientra in uno di questi compromessi. The Invisible Man, The Hunt, Emma e Trolls World Tour sono stati i primi titoli ad essere annunciati per questo lancio diretto in “home-video”, e saranno tutti disponibili per il noleggio a 19,99 dollari. Inevitabilmente si sono subito susseguiti altri Studios, tra cui Disney stessa, che ha anticipato la disponibilità in digitale di Onward dopo solo due settimane dall’uscita nelle sale americane.

È il colpo definitivo alla lunga diatriba sulla cosiddetta finestra, ossia il periodo di tempo minimo che dovrebbe intercorrere tra l’uscita nelle sale e quella domestica. Potrebbe essere passeggero, ma è invece probabile che come tutte le formule di potere straordinario, anche questa potrebbe faticare a venir meno alla conclusione della crisi. D’altronde per molti Studios l’obiettivo era comunque questo, e ora è realtà senza bisogno di alcuna discussione. È così, perché non può essere altrimenti. Sarà così, perché non poteva essere altrimenti.

Il futuro di tutto questo rientra, tanto romanticamente quanto pragmaticamente, nelle scelte dello spettatore, il quale dovrà decidere se completare la propria mutazione in “abbonato”. Dovremmo però prima capire, ora più che mai, quanta retorica ci sia (stata) o meno nel lungo scontro tra sala e streaming. Perché finché c’era la scelta si poteva essere un po’ qui, un po’ lì. È invece questo il momento delle domande e delle risposte. Per capire, in maniera forse irreversibile, quale natura abbia quest’oggi la cinefilia. Ci manca la sala o ci bastano i film?

Potremmo unirci alla speranza di Nolan, che è però lo stesso che non abbandona ancora la pellicola. Oppure essere radicali e schierarci con le parole di Monicelli, che in tempi non sospetti sostenne l’immortalità del cinema.

morirà la sala cinematografica, forse, ma di questo non mi frega niente.

Interroghiamoci a ogni visione, ci manca davvero la sala? A chi scrive sì, anche troppo per il futuro che la attende.


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Alessandro Cavaggioni