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Sex and the…food, dalla tavola allo schermo

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Esiste un detto latino che, nella sua assoluta schiettezza, recita così: «Venerem sine Libero et Cerere frigere». Tradotto per i digiuni delle lingue classiche, il proverbio suona più o meno come «senza Bacco e Cerere, Venere si raffredda», con le tre divinità a indicare rispettivamente il vino, il cibo e l’amore. Nei banchetti greci il consumo di bevande alcoliche unite al godimento ludico condito da spuntini era inevitabile preludio alla libido e la triade delle meraviglie sopra elencata rappresenta da sempre il nodo essenziale delle gioie concesse all’essere umano. Non è un caso che, dalla supposta origine del peccato con frutto galeotto alle pubblicità di champagne con donne immerse in coppe di bollicine, il connubio tra cibo e sesso abbia rappresentato uno dei motivi più fortunati dell’immaginario collettivo. Colate di cioccolato fuso su corpi nudi, fragole addentate tra labbra carnose, sushi sensualmente disposto in zone strategiche e solitamente coperte al pubblico curioso. Quello tra gola e lussuria è un rapporto antichissimo, destinato a stuzzicare ancora a lungo le fantasie di uomini e donne amanti del buon gusto.

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Lo scrittore Manuel Vàzquez Montalbàn afferma con convinzione che «esiste un lungo elenco di coloro che hanno sedotto spiegando quello che si stava per assaporare» e, certamente, non si potrà dargli torto. Mai sentito parlare di cibi afrodisiaci? Per anni le riviste di moda e piacere ci hanno propinato la favola del “fallo impazzire a letto”, condendo il vademecum di ricette impossibili per assicurare incontri da Mille e una notte. Se il peperoncino mischiato al ribes nero è parso improponibile persino a Carlo Cracco, c’è da dire che l’idea di prepararsi a un incontro sessuale stimolando le papille gustative ha in sé qualcosa di affascinante e quasi inesprimibile.

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A supporto di questo ci viene incontro la storia, con Giuseppina Bonaparte pronta a mangiare tartufi per sedurre il suo Napoleone e Caterina di Russia amante del peperoncino e omelette al caviale. Persino la psicoanalisi ha sondato il terreno riconducendo tutto – ancora – alla radice infantile, con il bambino intento a succhiare il latte dal seno materno e a provare piacere dall’inghiottire e leccare, attività senza dubbio connesse alla sessualità e al godimento culinario. Per non parlare dell’atto di imboccarsi a vicenda, con quel sottile velo d’intimità che porta con sé sin dai primi gesti.

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Il piacere poi, passa dall’olfatto. Chi non è rimasto inebriato, almeno una volta, dal profumo di qualcuno? Per il cibo è la stessa cosa, meglio ancora se coniugato a un volto (e a un corpo, s’intende). Lo insegna Patrick Süskind, che nel suo Profumo ha dato vita a un essere abominevole capace di atti disumani pur di godere dell’odore perfetto. Lo rimarca de Sade, libertino per eccellenza, amante delle donne e del profumo del peccato. E dalla tavola al letto il passo è breve: non è forse vero che l’80% di rapporti sessuali rappresentati nei film-commedia si consuma dopo una cena tête-à-tête? Non è fin troppo evidente il sotteso rimando sessuale di appellativi come “bocconcino”? La bocca poi è organo di raccordo, immagine perfetta di quel legame indissolubile da impero dei sensi.

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Guardando al cinema vengono in mente le fragole di 9 settimane ½, l’aragosta di Flashdance, i cioccolatini di Chocolat, il sandwich orgasmico di Harry ti presento Sally. In letteratura i rimandi non si risparmiano, dai doppi sensi dell’Antonio e Cleopatra shakespeariani al cibo scambiato di bocca in bocca tra la bella Lolita e il professore. Per non parlare degli alimenti di seduzione di Isabel Allende, della scrittrice messicana Laura Esquivel e del greco Andreas Staïkos. Quest’ultimo, ne Le relazioni culinarie, mette in scena un classico ménage à trois condito in salsa piccante, con i due protagonisti che si contendono l’amore dell’affascinante Nanà a colpi di piatti succulenti. La nipote dell’ex presidente cileno ci delizia con vino del Reno, baguette e formaggio fuso serviti, in Afrodita, «su un letto clandestino che sa di carezze». L’Esquivel fa di meglio, e rende addirittura il rumore delle pentole e l’odore del sesamo tostato preannuncio dell’incontro d’amore.

Mangiare bene e far bene l’amore, come ricorda ancora una volta Montalbàn, «rilassa gli sfinteri dell’anima»La chimica culinaria si mischia a quella sessuale e rende gli amanti perfetti commensali di un simposio di piaceri. Alla faccia dell’astinenza e della castità forzata.


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Ginevra Amadio

Laureata con lode in Filologia Moderna presso l’Università di Roma "La Sapienza" con tesi magistrale dal titolo Da piazza Fontana al caso Moro: gli intellettuali e gli “anni di piombo”. È giornalista pubblicista e collabora con webzine e riviste culturali occupandosi prevalentemente di cinema e letteratura otto-novecentesca. Ha pubblicato su Treccani.it e O.B.L.I.O. – Osservatorio Bibliografico della Letteratura Italiana Otto-novecentesca, di cui è anche membro di redazione. Lavora come Ufficio stampa e media. Nel luglio 2021 ha fatto parte della giuria di Cinelido – Festival del Cinema Italiano dedicato al cortometraggio.

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