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Non solo Diabolik: i fumetti salveranno il cinema, anche in Italia

19 minuti di lettura

Avengers Endgame, Avengers Infinity War, Iron Man 3, Black Panther, The Avengers, Capitan America: Civil War, Il cavaliere Oscuro: il ritorno, Joker, sono alcuni dei titoli dei maggiori incassi della storia del cinema che hanno sicuramente due cose in comune. Primo: tutti parlano di strani esseri dotati di superpoteri che girano abitualmente in tutine aderenti; secondo: sono tutti film tratti da fumetti che, per il comparto cinematografico, rappresentano ormai dei sicuri successi al botteghino, salvo flop clamorosi.

Premessa: da che mondo è mondo il cinema vive di storie già raccontate da altri. Ogni sceneggiatore, o regista, o produttore, sa che prendere un buon libro già amato dal pubblico, fosse anche un grande classico, assicura una schiera di fan che si recherà al cinema desideroso di capire se il film proiettato nella propria testa, durante la lettura, sia effettivamente uguale a quello che verrà poi proiettato sul grande schermo. È emozione, aspettativa ai massimi livelli, è stupore nel vedere un concentrato di parole diventare reale, con attori in carne ed ossa, che fanno quello che tu, lettore, hai solo immaginato. È ovviamente la massima aspirazione per ogni scrittore (con debite eccezioni), e non solo: è la chiusura perfetta di un cerchio anche per ogni lettore. E da che mondo è mondo esistono libri che sono stati trasportati sul grande schermo più e più volte, forse alcuni un po’ troppe volte. Uno dei titoli più comuni, che andrebbe lasciato riposare almeno per una ventina d’anni, è Pinocchio.

Pinocchio di Matteo Garrone

Chi non ha mai provato ad elencare tutto d’un fiato i nomi dei sette nani? Dieci secondi per pensarci. Dieci, nove, otto, sette, sei, cinque, quattro, tre, due, uno. Manca Mammolo. Non se lo ricorda mai nessuno Mammolo. Ora: chi ha mai provato ad elencare, tutto d’un fiato, i nomi di almeno cinque film di Pinocchio? Questo è più difficile. Ci viene in mente il Pinocchio della Disney (cartone animato), il Pinocchio di Benigni (ma questo conta come horror), ci viene in mente il Pinocchio di Garrone del 2019, il Pinocchio di Comencini, con Manfredi nella parte del miglior Geppetto che il cinema abbia mai visto, anche se quella del 1972 era una miniserie trasmessa in tv. C’è poi il Pinocchio del futuro di Pinocchio3000, un film d’animazione del 2004 franco/canadese, c’è il Pinocchio del 1911 di Giulio Antamoro, il primo in assoluto, che ben pochi ricordano e che potrebbe essere il “Mammolo” di questo elenco.

C’è un libro amato. Diventa un film. Piace. Molto tempo dopo diventa un altro film. Semplice. È accaduto tante volte e accadrà ancora.

È accaduto con Il signore degli anelli, che ha fatto furore ai botteghini negli anni 2001-2002-2003, con ogni tassello della trilogia di film. È accaduto con Harry Potter. Sette libri e otto film. Un successo planetario, una saga che è entrata nel cuore dei giovani lettori e non solo, che ha sconvolto la vita della sua autrice e che ha forse portato al licenziamento di tutti i responsabili delle case editrici che bocciarono il primo romanzo di J.K.Rowling, quando cercava di far pubblicare con difficoltà le avventure di quello strano maghetto con gli occhiali tondi.

Quanti libri sono diventati successi al cinema? Tantissimi. Quanti libri di Stephen King sono diventati del cult al cinema? Minimo una ventina (ma non guardate La Torre Nera per nessuna ragione al mondo). Quanti libri hanno fatto la storia del cinema? Forse si arriva alla migliaia. E quanti fumetti salveranno il cinema? Questa è una bella domanda.

Perché amiamo vedere i fumetti al cinema

Iron Man di Jon Favreau

I fumetti al cinema sono il sogno di ogni lettore di fumetti. Semplice, no?

I fumetti al cinema sono un passo in più di difficoltà perché, a differenza del lettore di libri che si è immaginato le scene aiutandosi con la fantasia, il lettore di fumetti sa come è fatto un personaggio, sa cosa indossa, sa che faccia hanno i suoi amici, e che mezzi di persuasione utilizzano i suoi nemici, cosa ha distrutto la vita del suo eroe in passato e cosa o chi gliela salverà in futuro. Il lettore di fumetti, al cinema, vede una parte del racconto che già conosce perché lui sa già come va a finire (il più delle volte) e sa già come potrebbe continuare. Il lettore di fumetti, al cinema, è desideroso che sia tutto come era su carta, perché per molti la carta è una sorta di Vangelo del personaggio. O meglio: cambiare tutto ma non le origini, la psicologia del personaggio, quello che è e quello che è stato. Perché il film ha a disposizione 150/180 minuti per raccontare una storia. Il lettore di fumetti, soprattutto seriale, ha letto storie di quel personaggio per una quantità di tempo almeno 100 volte superiore a quella storia, ed è esigente, e vuole vedere ciò che aveva letto in passato. Piccolo problema: del suo parere non è che ci interessi poi così tanto.

Perché se Avengers: Endgame raggiunge più di due miliardi e settecento milioni di dollari di incassi al cinema è sì anche merito del lettore affezionato della Marvel, ma in mezzo al quel marasma di numeri, quel lettore affezionato è solo un piccolo puntino quasi invisibile. I film della Marvel funzionano anche grazie ad un buona trasposizione dei personaggi dalla carta al grande schermo, ma anche perché possono essere fruiti da tutto il pubblico, non escludono nessuno, presentano i personaggi e li catapultano nell’azione, hanno uno stile scanzonato, sempre tra il comico e il leggero, hanno pure i loro momenti intensi e di lutto (con alcune morti eccellenti), ma riescono a mantenere alta la barra d’interesse a chi i fumetti non li ha mai letti, a chi i fumetti, anche dopo aver apprezzato i film, non li leggerà mai, a chi i fumetti non vuole nemmeno toccarli. Anche se dai fumetti si possono trarre migliaia di storie da trasportare sul grande schermo.

Cinecomics, oltre i supereroi

V for Vendetta

Eliminando le “tutine”, cioè tutti gli appartenenti al mondo Marvel e Dc, il mondo del cinema ha conosciuto negli anni altri esempi di storie a fumetti che hanno fatto il salto da un media ad un altro.

Uno dei grandi classici, diventato prima una serie di film d’animazione e poi film con attori in carne ed ossa (e anche qui c’entra Benigni), è Asterix che a fine anni 90 è stato protagonista di quattro film, con uno straordinario Gerard Depardieu nella parte di Obelix, simile anche per la stazza del personaggio. Altri esempi: la serie di film su Kingsman ispirata alla miniserie a fumetti di Mark Millar e Dave Gibbons The Secret Service. Peraltro, se si menziona Gibbons, non si può non citare Watchmen, capolavoro di Alan Moore diventato nel 2009 film al cinema e nel 2019 miniserie “alternativa” su HBO. Entrambe le trasposizioni sono state caldamente criticate dall’autore originale. A proposito di Moore, possiamo segnalare altre trasposizioni dalle sue opere come V for Vendetta (2005), La leggenda degli uomini straordinari (2003), From Hell (2001).

Poi cambiando genere, possiamo citare i film delle Tartarughe Ninja, ben cinque in totale, di cui tre negli anni novanta e due “nuovi”, usciti nelle sale nel 2014 e nel 2016, anche se forse pure loro fanno parte del genere “tutine”, nonostante i protagonisti non indossino quasi nulla. Altro padre del fumetto americano, Frank Miller, trasporto al cinema con capolavori entrati nella cultura di massa come 300 (2007), Sin City (2014) e ovviamente la trilogia di Batman di Nolan (anni 2011-13).

Batman contro Bane nell’ultimo capitolo della trilogia di Nolan

E poi? Altri successi interplanetari, è il caso di dirlo, come Men in Black, serie scritta nel 1990 da Lowell Cunnigham e disegnata da Sandy Carruthers, diventata poi film nel 1997 e che ha avuto tre sequel nel corso degli anni. Ancora: Scott Pilgrim Vs. The World, di Bryan Lee O’Malley, diventato film nel 2010, forse la miglior trasposizione da carta a grande schermo mai realizzata, con una trama decisamente molto originale: un giovane ragazzo (interpretato da Michael Cera), per conquistare il grande amore della sua vita dovrà sconfiggere, come se fosse un videogioco, i sette malvagi ex della sua ragazza. Uno dei film più divertenti, con una colonna sonora meravigliosa, e con dei camei non da poco (compreso uno straordinario Brandon Routh, già ex SuperMan ai tempi). E ancora, in ordine sparso: Era mio padre (2002), Red (2010), Ghost World (2001), con una giovanissima Scarlett Johansson.

Fumetti e cinema in Italia

Monolith di Ivan Silvestrini

In Italia, invece, abbiamo avuto la sfortuna di vedere il film dedicato a Dylan Dog (2011), ma era una produzione americana e abbiamo fatto di tutto per dimenticarlo. Abbiamo visto la trasposizione de La Profezia dell’Armadillo, di Zerocalcare (2018), con lo stesso Michele Rech partecipante attivo al progetto come soggettista e sceneggiatore. Abbiamo osservato, da pochissimo, 5 è il numero perfetto, graphic novel del 2002 di Igort che lo stesso autore ha trasformato in film nel 2019 e che ha portato Valeria Golino a vincere il David di Donatello come migliore attrice non protagonista e ad Igort stesso a vincere cinque premi come miglior regista nel 2019.

Scavando poi nel passato si trovano classici dell’erotismo come Valentina di Crepax, diventato film nel 1973, Stumtruppen di Bonvi, per ben due volte trasporsto al cinema negli anni ottanta e per ben due volte stroncato da critica e pubblico (con incassi disastrosi al botteghino). Destino simile toccò a Giuliano Gemma, protagonista del temibile, per gli spettatori, Tex e il signore degli abissi, che trasportava dalla carta alle sale il famosissimo ranger della Sergio Bonelli Editore. La stessa casa editrice, negli anni successivi, ammise il fallimento facendo pronunciare in un albo di Dylan Dog, a Groucho, la celebre frase: “Quello non è un film dell’orrore ma è un orrore di film”. Da segnalare, poi, anche il progetto Monolith, del 2017, che da opera a fumetti scritta da Roberto Recchioni e Mauro Uzzeo e disegnata da Lorenzo “LNRZ” Ceccotti per la Sergio Bonelli Editore diventò poi film distribuito in tutto il mondo, ma che non ha riscosso il successo sperato. E poi L’ultimo terrestre di Gipi, grandissimo autore completo di graphic novel ma che ha trasportato sul grande schermo l’opera Nessuno mi farà del male di Giacomo Monti.

Piccola curiosità: Gipi, nel 2018, ha portato sullo schermo Il ragazzo più felice del mondo, un film non tratto da un fumetto ma tratto dal mondo del fumetto sulla figura, decisamente strana, di un reale appassionato che da più di trent’anni si finge un ragazzino desideroso di avere disegni originali e con lo stesso metodo chiede opere gratuite ai disegnatori sparsi in tutta Italia. Ne è uscito fuori un mockumentary divertentissimo con Gipi stesso protagonista e con alcuni simpatici camei da parte di alcuni autori del mondo del fumetto italiano.

Sì, i fumetti salveranno il cinema

Insomma, da anni il media cinema sta cercando di attingere finalmente a piene mani dalla nona arte che ha dalla sua decenni di storie che possono essere utilizzate per centinaia di film o serie tv, che tratteremo sicuramente in articoli futuri. Questa mole di storie è stata il primo tassello a disposizione della Disney che, nel 2009, acquistò la Marvel per 4 miliardi di dollari e dieci anni dopo, grazie ai film soprattutto, ne ha ricavati ben 18, ma è una cifra destinata sicuramente a salire considerando tutte le produzioni ora in corso, dal terzo film di Spider-Man, al secondo di Doctor Strange, a quello su Gli Eterni, al quarto Thor e così via. La Disney, quasi dodici anni fa, ha fatto un passo importante: ha deciso di prendere sotto la propria ala un settore che stava arrancando (a quel tempi la Marvel era in decrescita nelle vendite di albi a fumetti) e salvando la produzione di storie, ha capito che il metodo principale per ricavarne soldi era trasportare tutti i decenni di avventure di uomini in calzamaglia al cinema, una previsione che si è rivelata non solo azzeccata ma che rischia di essere l’arma giusta per salvare il mondo del cinema, e le sale stesse, devastate dalla pandemia e dall’inattività forzata.

Diabolik e Sergio Bonelli: i nostri eroi arrivano in sala

Luca Marinelli in Diabolik

Anche in Italia la Sergio Bonelli Editore, conscia degli errori del passato, cerca di entrare nel settore cinema a suo modo e gestendo autonomamente i propri personaggi. In vista c’è un Bonelli Cinematic Universe che potrebbe far invidia, per la quantità di storie e di crossover possibili, a quelli Marvel e Dc. Si inizierà con il film Dampyr, il vampiro ideato da Mauro Boselli, autore di punta della SBE e curatore della testata a fumetti più venduta al mondo (Tex), per poi proguire con altre produzioni che, finora, non sono trapelate, esclusa la realizzazione di una serie tv su Dylan Dog, che vedrà molto probabilmente anche Martin Mystere, Mister No e lo stesso Dampyr tra i personaggi “secondari”, e di alcuni prodotti derivanti da Dragonero e che sfoceranno in una serie a cartoni animati rivolta ad un pubblico più giovane. Uscendo dal colosso Bonelli, segnaliamo anche il film su Diabolik, già girato, con Luca Marinelli nella parte del famosissimo ladro trasformista, Miriam Leone nei panni di Eva Kant e Valerio Mastandrea nel ruolo dell’Ispettore Ginko. Il film, girato dai Manetti Bros., è stato rimandato più volte e attende di essere pubblicato nelle sale cinematografiche appena sarà possibile.

Da un lato quindi abbiamo un settore, il cinema, che sta vivendo una forte crisi, complice la pandemia e l’offerta enorme disponibile nei servizi di streaming, dall’altra invece un altro settore che da anni è dichiarato in crisi, il fumetto, ma che in realtà continua a macinare storie, a far emergere autori completi, a fidelizzare lettori e a far scoprire mondi lontani. I due media hanno già dimostrato nel corso degli anni che possono diventare fortissimi insieme anche se, piccola nota amara, è un dato certamente dimostrato che se le buone storie a fumetti possano aumentare gli spettatori al cinema non è sicuro che le buone trasposizioni al cinema, dei fumetti, possano aumentare le vendite di fumetti stessi.

Articolo di Davide Paolino


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Redazione NPC

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