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Come te nessuno mai: la nostra educazione sentimentale vent’anni dopo

7 minuti di lettura

Sono trascorsi poco più di 20 anni da quando Gabriele Muccino, allora trentaduenne, presentava alla Mostra del Cinema di Venezia Come te nessuno mai, ad un anno dall’uscita del suo film d’esordio Ecco fatto. A produrre la pellicola era la Fandango di Domenico Procacci, la stessa casa di produzione che fece coraggiosamente uscire il film Radiofreccia di Luciano Ligabue.

Leggero ma non superficiale, godibile ma anche problematico, Come te nessuno mai rappresenta la genesi di un fenomeno cinematografico chiamato Gabriele Muccino, per la prima volta assistito dal fratellino Silvio, indiscutibile protagonista di una coinvolgente commedia legata alle occupazioni scolastiche, all’abbandono dell’infanzia e, ovviamente, all’amore.

Come te nessuno mai, nella Roma andata

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Roma, anni ‘90. Silvio Ristuccia (Silvio Muccino), il protagonista, è un ragazzino come gli altri, borghese di appartenenza ma alternativo nello spirito, che vive i primi dilemmi di un’età confusa e costellata di domande. I turbamenti sentimentali, le incomprensioni con gli amici e la scoperta dell’amore coincidono per Silvio con i giorni dell’occupazione del suo liceo, presumibilmente il Mamiani, dove lo stesso Muccino si era diplomato. Per alcuni giorni la scuola diventa una microcosmo di idee anticonformiste e sogni da realizzare che si pone in alternativa al mondo degli adulti e della città.

Come te nessuno mai: la battaglia politica come metafora dell’adolescenza

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Nel film, la battaglia politica si confonde con la crescita sentimentale e personale dei protagonisti, vissuta come mezzo per trovare una propria identità sia sociale che interiore, e per rispondere ai quesiti esistenziali tipici dell’età adolescenziale : “chi sono?” e “cosa sto facendo per dare il mio contributo?”. L’occupazione della scuola non è quindi una condizione definitiva, ma una fase transitoria, proprio come i turbamenti dell’adolescenza.

Luci e ombre del rapporto fra fratelli

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Se la scuola è il gruppo a cui si desidera appartenere, la famiglia diventa la dimensione da cui ci si vuole emancipare. Silvio infatti si dichiara fin dalle prime battute un “alternativo” (o “zecca”) per distinguersi da sua sorella Chiara, che viene definita una “normale”. Il fratello maggiore Alberto, studente universitario, si trova invece a cavallo tra il mondo degli adulti “più composto” e i tormenti di stampo giovanile. Il confronto fra i tre è un interessante caleidoscopio di personalità diverse ma complementari fra di loro, unite da un sincero e mai dichiarato affetto, e da un’intesa che sono alla base del legame fra fratelli.

Come te nessuno mai e le generazioni a confronto

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Perfetta trasposizione del teen-drama americano, Come te nessuno mai si incammina anche sullo scivoloso terreno dello scontro fra generazioni. L’occupazione scolastica è al centro del dibattito fra figli alla ricerca di un proprio posto nel mondo e genitori, ex contestatori del ‘68, ora rinchiusi in simil-borghesi torri d’avorio fatte di regole e di rimproveri.

Tutta la complessità della condizione genitoriale emerge nella confessione della madre Ristuccia che sconsolata dichiara di sentirsi profondamente sola. Un’ammissione che è il segno della disgregazione di un sistema sempiterno quanto fragile come la famiglia, che nonostante l’ordine e l’armonia dell’apparenza vive un profondo processo di frammentazione interiore, figlia dell’umana paura di aver fallito.

La scoperta dell’amore

Credibile nella narrazione dei fatti che caratterizzano l’Italia di fine secolo, il film è pervaso da un’ingenua ma appassionata vena romantica che dona spessore emotivo alla vicenda. Silvio, simbolo di una generazione alla ricerca della propria identità sentimentale e sessuale, inizialmente ha una cotta per Valentina, la ragazza del suo amico Martino, non accorgendosi che la compagna di classe Claudia è innamorata di lui da mesi.

Gli sguardi fugaci, le emozioni sussurrate, le confessioni «sotto le stelle che non si vedono» danno voce alle perplessità e alle domande che hanno accompagnato anni di timidezza e di scoperta, cliché brillantemente sinceri che conferiscono alla pellicola una tenerezza mai scontata.

Come te nessuno mai: un’istantanea degli anni ’90

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Realizzato nel 1999, all’alba del nuovo millennio, poco tempo dopo le elezioni che danno la vittoria alla coalizione dell’Ulivo nel 1996 e a due anni dalle proteste dal G8 di Genova, Come te nessuno mai ci appare ora come un documento storico, un’istantanea sì autobiografica, ma anche universale, in cui un intero Paese si può facilmente riconoscere.

Accurato nella ricostruzione ambientale, dall’abbigliamento al linguaggio gergale, il film compensa la trama semplice e prevedibile con la simpatia di una sceneggiatura sincera e spensierata, squisitamente romana, scritta con il contributo di un quindicenne Silvio Muccino e della compagna di classe Adele Tulli.

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Un elogio dell’adolescenza più bella, quella fatta di contraddizioni e paure, prime volte e baci rubati, citofoni beige e sacchi a pelo, Come te nessuno mai vanta un modello narrativo fresco ed efficace che ci fa sembrare gli anni ‘90 ormai lontanissimi. Riguardarlo 20 anni dopo significa recuperare una nostalgica cartolina dal nostro passato, realizzata con la consapevolezza di chi sa di non marcare la storia del cinema ma piuttosto le memorie e l’immaginario di un’intera generazione.


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Valentina Cognini

Nata a Verona 23 anni fa, vive a Parigi per specializzarsi in Museologia all’Ecole du Louvre. Legge in metro i Cahiers du cinéma, va al cinema durante la settimana, anche da sola. Questa estate ha coronato uno dei sogni più grandi partecipando alla Mostra del Cinema di Venezia. Scrive delle ultime uscite in sala, di premiazioni, festival e di tutto il folle mondo che ci ruota attorno.