(Ri)guardare «Community» è sempre una buona idea

Community è una delle sitcom che più ha contraddistinto i primi anni 2000, lasciando un marchio indelebile tra le serie del suo genere. La sitcom avrà sempre un posto speciale nei cuori degli appassionati, che l’hanno seguita fin dal principio e sicuramente avrà colpito coloro che la stanno riscoprendo in questi giorni.

Community nasce dall’idea dallo sceneggiatore e regista Dan Harmon, che ha dato vita alla serie ispirandosi ad una sua personale esperienza in un Community College. Da quest’anno, grazie alle piattaforme Netflix e Amazon Prime Video, la serie sta godendo di ampio respiro e pian piano sta ricevendo tutti i crediti che giustamente si merita.

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La piccola ed estrema comunità

Community  si sposa a pieno con il concetto di serie tanto bella quanto estrema: tutto viene portato oltre il limite in maniera ostentata e voluta. La serie si presenta come una vera e propria esplosione di creatività. I suoi personaggi, o meglio dire i fantastici 6, sono Jeff (Joel McHale), Britta (Gillian Jacobs), Troy (Donald Glover), Abed (Danny Pudy), Annie (Alison Brie), Pierce (Chavy Chase) e Shirley (Yvette Nicole Brown). Tutti “fuori dal comune” e quasi fuori luogo rispetto alle varie situazioni. I 6 sono entrati in università in modo particolare, lasciandosi alle spalle periodi particolarmente difficili della loro vita.

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Nonostante ciò riescono a creare la loro realtà, la loro piccola, colorata e dissonante comunità. Ed è proprio questa disarmonia, questo ossimoro che rende il tutto così armonico e piacevole da guardare. Le circostanze che si vanno a creare sono alcune volte surreali e rendono la maggior parte delle puntate della serie un vero e proprio gioiello a sé stante.

«Siete tutti meglio di quanto crediate di essere! Solo che siete fatti in modo da non crederci se ve lo dite da voi stessi»

Jeff

Il carattere dominante della serie è dato dal sentimento di amicizia, accoglienza e accettazione di ogni difetto di ciascun membro del piccolo e variegato gruppo. Ognuno è diverso; ogni singolo incarna una caratteristica ben precisa all’ennesima potenza. L’estremità di questa serie consiste nel fatto che ognuno “interpreti” se stesso al massimo, andando a dilatare aspetti del proprio carattere fino all’inverosimile. Più si va avanti con la serie più lo spettatore capisce che bisogna acquisire il punto di vista dei 6 personaggi per comprendere a pieno il bizzarro gruppo di amici.

Chang e Craig

Community

Due tra gli elementi più estremi ed imprescindibili della serie sono il Señor Chang detto “El Tigre” ed il preside Craig Pelton. Il primo, inizialmente insegnante di spagnolo, è un personaggio stravagante. Chang è una mina vagante, ha una personalità senza filtri ed alterna deliri di onnipotenza a momenti di spaesamento totali.

Il secondo invece è il preside Pelton, unico ed irripetibile. Craig ha una personalità spumeggiante e colorata; vuole esprimersi sempre al massimo. Ogni volta che Craig è sullo schermo è sempre un momento piacevole poiché la sua soggettività è così accesa da donare un carattere unico alla serie tv. È importante dire che, soprattutto nelle ultime stagioni, viene dato ampio spazio all’approfondimento della sua sessualità complessa e multicolore. Questi due sono, senza nessun dubbio, i personaggi più estremi e più complessi portati sullo schermo.

Jeff Winger

Jeff Winger

«Vedo il tuo valore adesso» (Jeff)

Jeff Winger è colui che dà il via a tutta la storia. Difatti tutto parte da Jeff che si iscrive al college per prendere la laurea in giurisprudenza, poiché prima praticava da avvocato con una licenza falsa. Jeff è il leader del gruppo ed è l’unico che sa tenerlo unito, che riesce a tirare fuori sempre il meglio da ogni singolo componente e ad esaltarne le qualità. Come un buon leader protegge, insegna e dirige.

Prima di diventare tutto ciò però egli ci viene presentato come un  personaggio sfrontato, senza scrupoli, cinico e sicuro di sé a livelli nauseanti. Però il percorso all’interno del Community college ci mostrerà un Jeff che, durante le 6 stagioni, cresce e matura, fa tanto per gli altri, e gli altri faranno tanto per lui, aiutandolo a scoprire e a tirare fuori il lato migliore di sé. Jeff inizialmente viene sempre proposto come una persona molto vanitosa, che ostenta la sua perfetta forma fisica  e che ha un ego molto forte; ma dietro questa corazza scopriamo pian piano esserci un uomo molto insicuro che vorrebbe solamente essere accettato così com’è e per quello che è il suo vero valore.

Abed

«Ho bisogno di una mano per reagire ad una cosa»

Abed

La maggior parte della puntate a tema sono focalizzate sul personaggio di Abed. Il ragazzo, amante di film e serie tv, molto spesso si rinchiude in un mondo tutto suo. Questo mondo, alcune volte, è difficile da comprendere poiché estremamente complesso. Abed vive le cose a suo modo, e questo lo porta ad interpretare e reagire a ciò che accade in maniera particolare rispetto agli altri. Abed ha molto probabilmente l’Asperger, anche se nella serie questo aspetto non viene mai approfondito.

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Le puntante a “tema Abed” possono essere un modo che lo sceneggiatore adotta per farci entrare nella sua prospettiva e nel suo modo di processare le cose, come un addio, un abbandono oppure un’emozione forte come l’amicizia o l’amore. Una puntata significativa in questo senso è la puntata di natale, in cui i protagonisti diventano dei pupazzi di pongo; questa puntata caratterizza un tourning point per la serie e per il personaggio di Abed, ci fa entrare nelle sue emozioni e capire il modo in cui lui affronta una determinata situazione. Un’altra puntata molto potente a è quella in cui lui e Annie vanno in un luogo chiamato Immaginatorium e Abed confessa alla ragazza le sue paure più profonde, una puntata davvero emozionante.

Troy&Abed: Il magico duo

Community

Un duo, anzi Il duo per eccellenza all’interno della serie è quello di Troy e Abed. Il primo è arrivato al college con un atteggiamento da persona cool, poiché al liceo era stato la stella del football della sua scuola. Il secondo è Abed, che come abbiamo detto nel paragrafo precedente è un personaggio molto particolare. Questi due caratteri, l’uno opposto all’altro si incontrano e danno vita ad un duo esplosivo.

I due infatti sviluppano un’amicizia del tutto speciale e i personaggi sono estremamente connessi l’uno all’altro, tanto che lo storytelling dell’uno segue quello dell’altro. Troy capisce quanto sia speciale Abed e, invece di limitarsi a guardare il suo mondo da lontano, decide di farne parte e insieme vivono avventure fantastiche che portano lo spettatore ad esplorare l’importanza dell’immaginazione e del supporto reciproco.

Community è…geniale

Community

Se a tutto ciò che abbiamo detto finora si aggiungono le immancabili puntate speciali che esprimono a pieno la genialità della serie si ha Community. Difatti un’altra particolarità della serie è la presenza massiva di puntate a tema che ti fanno vivere mille realtà diverse. La cosa geniale è proprio questa: la serie riesce ad esser cento cose in una non perdendo mai la propria personalità e il proprio guizzo comico.

L’acume di queste puntate sta proprio nel creare situazioni divertenti per quanto assurde e mettere il tutto, il più delle volte, all’interno di un contesto che faccia viaggiare su realtà, dimensioni e narrative differenti. Iconiche in questo senso sono le puntate del paintball. Da un momento all’altro infatti il Community college si trasforma in un vero e proprio campo di battaglia, con fazioni, schieramenti e zone franche. Queste puntate lasciano grande spazio a momenti di comicità e alla creazione di situazioni esilaranti davvero indimenticabili.

Community è…autoironica

L’autoironia è un’altra peculiarità di Community. La serie tv infatti non si prende mai sul serio, e nei momenti di calo come possono essere le ultime due stagioni, gioca molto su questa caratteristica per risollevare la serie stessa. Difatti lo spirito con cui la serie affronta i “cali” è da premiare; con la chiave dell’autoironia riesce spesso e volentieri a far risultare la serie la stessa di sempre: una serie divertente, geniale che riesce a scherzare su tutto, ma mai con leggerezza e superficialità.

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La comicità di Community non è una di quelle scadenti e scontante, al contrario ci vuole un po’ a coglierla e ad entrare nell’ottica. Uno dei mille modi in cui la comicità si esprime è proprio attraverso l’autoironia, una caratteristica particolare che colpisce lo spettatore, e un modo che usano gli sceneggiatori per fare autocritica. Attraverso l’autoironia la serie cita se stessa a più battute e così si entra in una metatestualità che rende il tutto molto più intrigante.

Le ultime due stagioni (tra alti e bassi)

Community

«Sono pronto per ogni folle avventura che la vita ci offrirà, e non so voi, ma non vedo l’ora che ognuna di queste avventure arrivi»

Jeff

Le ultime due stagioni potrebbero essere considerate un po’ sottotono rispetto alle altre, ed effettivamente perdono lo smalto iniziale. Però la cosa importantissima che c’è da cogliere nelle ultime stagioni è l’atmosfera di cambiamento. Per le prime quattro stagioni le cose rimangono sempre uguali, la narrativa è la stessa e ci piace per questo motivo. Ma nelle ultime due ciò assistiamo al mutare delle cose, alla crescita e la reazione dei personaggi a tutto ciò.

Community rispetta la vita e il suo percorso, è ancorata alla realtà. Difatti, come la realtà che è in continuo movimento, anche la serie muta con essa. Il Community college può quasi essere considerato il posto sicuro, uno specchio della giovinezza, da cui i protagonisti non vogliono uscire poiché non sono pronti ad abbracciare la vita da adulti; è un luogo simbolico che esprime una paura di affrontare ciò che sarà. La fine è malinconica ma giusta per la serietv, un finale reale. C’è separazione, abbandono, ma anche tanta voglia di crescere e andare avanti per alcuni personaggi, anche se non per tutti.


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Giulia Maglione

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