Cosa si dice di «Frozen II»

A sette anni dall’incredibile successo del primo Frozen, dal 2013 il film d’animazione più visto di sempre con 1.276.000.000 di dollari d’incasso per 150 milioni di costo, i registi Chris Buck e Jennifer Lee tornano con il sequel tanto atteso.

Mentre però il pubblico dovrà attendere sino al fatidico giovedì 28 novembre per scoprire quanto le avventure di Elsa e Anna siano all’altezza delle precedenti, alcuni fortunati critici hanno già potuto scoprire la risposta. Ecco dunque il nostro riassunto dei commenti della critica alle anteprime mondiali. Un nuovo film tormentone sta arrivando? Forse no.

I giudizi positivi

Se nella versione originale Frozen II aggiunge semplicemente la numerazione romana per indicare il sequel, in Italia, dove il rapporto con i titoli è da sempre tormentato, si è pensato di sottotitolare Il Segreto di Arendelle. Questa specificazione, seppur inutilmente didascalica, aiuta sin da subito ad esemplificare il valore di questo ritorno; l’approfondimento. Arendelle è infatti il regno in cui Elsa e Anna vivono, ma i cui misteri sono ancora da svelare. I piccoli troll di pietra, gli sciamani e tutti gli altri elementi fantastici accennati nel primo capitolo qui sembrano trovare spiegazione e, soprattutto, immagine. Karin Ebnet, critica cinematografica per Best Movie, ha difatti sottolineato le «spettacolari scene d’azione e l’animazione incredibile», capaci assieme di fare di questo secondo capitolo «un film di grande imbatto».

Il valore di ricerca al centro dal regno, e di conseguenza dentro di sé, sembra aggiungere alle vicende di Elsa un tono «più dark e maturo» (sempre parole della Ebnet), il che forse sarà apprezzato dagli spettatori più adulti. O da quelli divenuti tali nei sette anni di attesa.

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Più incerto invece il giudizio della musica. Secondo Peter Bradshaw, critico del The Guardian, Frozen II «suona bene, con una commovente canzone centrale per Elsa, intitolata Into the Unknow». Partendo proprio dall’accompagnamento sonoro Bradshaw si lancia poi in una lode a Olaf, etichettato «ladro di scene» anche per una «grande canzone in cui canta lo sconcerto per quello che sta vivendo».

«Frozen II», ciò che non ha convinto

Al netto degli ottimi giudizi, Frozen II sembra non aver convinto quanto il suo predecessore. Tra le critiche mosse trova ampio spazio un disequilibrio generale nella sceneggiatura, le cui parole sembrano sostituire le immagini con «personaggi che stanno continuamente a dirsi a vicenda cosa provano l’uno per l’altro» (Gabriele Niola, Wired.it).

In questo ritorno tanto atteso sembra dunque venir meno la forza del racconto, nel quale, secondo le parole di Nicholas Barber nelle pagine di BBC, «il tema della maturità è stato sostituito da ballate energiche di rock-opera». E a riguardo aggiunge, con un velo di amarezza per la profondità dispersa in favore di una superficialità generale, «ci sono più cambi di costume in Frozen II che in un concerto di Beyoncé».

Frozen II

A seconda di cosa cerchiate in questo nuovo capitolo potrete dunque venir soddisfatti o delusi. Non a caso sono facili da reperire recensioni come quella di empire.com, dove se da un lato di fa notare «un atto medio tortuoso, guidato da un mistero che rimane narrativamente vago per troppo tempo ed è in gran parte evidente con il senno di poi», dall’altro si sottolinea in più battute la spettacolarità di un’animazione forse senza paragoni. Certo è che lontani siamo dalla certezza di giudizio che aveva caratterizzato il campione d’incassi dell’animazione contemporanea.

Non resta perciò che attendere l’opinione delle sale e del pubblico, senza dimenticare però che difficilmente il box office deluderà la sempre più dominante Disney.

Alessandro Cavaggioni

Studente DAMS classe 1998. Innamorato del Cinema, di Bologna e di qualunque cosa ben narrata. Infiammato da passioni passeggere e idee irrealizzabili. Teorie e Filosofie del Cinema come sogno di carriera, Critico come speranza di una vita. Mai passatista, ma sempre malinconico al pensiero di Venezia75. Perché il primo Festival non si scorda mai.
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