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Crimes of the future

Crimes of the future: l’ultimo Cronenberg in una disturbante performance tra body horror e distopia

Il visionario regista sperimenta ancora con il corpo umano tra arte ed erotismo.

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11 minuti di lettura

Presentato in concorso alla 75esima edizione del Festival di Cannes, Crimes of the future proietta lo sguardo del suo visionario regista, David Cronenberg, sul futuro. Al centro della narrazione di un domani distopico si inserisce il corpo, mutaforme protagonista delle pellicole di Cronenberg con apoteosi nel disturbante La mosca (1986): lì il regista scelse come protagonista un inventore, il Jeff Goldblum di Jurassic Park, che si destreggia con le macchine, ma non conosce il corpo umano e rimane vittima di una deriva kafkiana nella metamorfosi in una mosca antropomorfa.

Crimes of the future

In Crimes of the future, il protagonista, interpretato dal magnetico Viggo Mortensen, è sempre un avanguardista, una mente sperimentale, che però indossa le vesti di un performer artist. La sua arte è erotica, trasformista e ipnotica in un futuro prossimo in cui il corpo umano tollera alte soglie di dolore e deve ricorrere alla mutilazione per risvegliare un piccolo sentore di piacere. La chirurgia diventa sesso, la violenza è esposta senza filtri in una dimensione contemplativa orrorifica, il corpo è continuo oggetto di trasformazione in un dialogo che ci parla del nostro domani…e fa paura.

Il nuovo Cronenberg, disponibile in sala dal 24 agosto, è folle, conturbante, sfacciato e sfida lo sguardo dello spettatore a rimanere incatenato allo schermo. Quella che ottiene è una vittoria, disturbata dalla consapevolezza che, nell’algidità mirifica della rappresentazione, c’è un fondo di verosimiglianza futuribile che spaventa e fa riflettere.

Crimes of the futures e la legge non scritta del Compro horror

Crimes of the future

Non è un caso che la nostra riflessione cominci con una canzone di Caparezza, Compro Horror, in cui il cantautore pugliese esprime in maniera brillante la morbosa esigenza di vedere inscenata la violenza nell’aura mortifera che avvolge il quotidiano. Vi abbiamo già parlato in questo approfondimento sui true crime di come la spettacolarizzazione della violenza si scontri con un evidente limite etico. Nel caso di Crimes of the future non c’è una trasposizione del reale sullo schermo, ma un’ipotesi distopica di realtà che oltrepassa qualunque morale per sfondare nella piena espletazione artistica.

Saul Tenser (Viggo Mortensen) è un’artista che affida il suo corpo alla sua partner professionale Caprice (Léa Seydoux), ex chirurgo traumatologico, artefice di tatuaggi sugli organi interni del suo compagno. Le loro performance sono coreografie anatomiche in cui Saul, affetto da una malformazione corporea che produce organi nuovi, poi rimossi dopo essere stati marchiati, sosta in una particolare macchina, lasciando che la sua compagna lo conduca in una vera e propria espressione artistica di erotismo concettuale.

Intenzionato a donare alla Storia le sue opere d’arte, Saul le affida al neonato Registro Nazionale di Organi, dove lavorano i misteriosi Wuppet (Don Mckellar) e Timlin (Kristen Stewart). In particolare è la giovane donna a essere affascinata dalla complicità artistica di Saul e Caprice e a desiderare ardentemente di essere aperta dall’artista in modo da rivivere un dolore di cui ormai solo i sogni sono depositari.

L’egemonia dell’arte tra mutilazione e body horror

Crimes of the future

L’arte è quindi protagonista indiscussa della narrazione in Crimes of the future: laddove nel presente la sua concettualizzazione è sempre più marcata, tanto da divenire ermetica ed elitaria per il grande pubblico, nel domani di Cronenberg l’arte è dappertutto e ciascuno ne vuole essere partecipe, godere di quel voyeurismo erotico che suscita. L’arte diventa così principale strumento di comunicazione per raccontare la propria storia e i fruitori non possono che rimanere ammaliati dai tagli che l’artista Ondine (Denise Capezza di Gomorra) si lascia tracciare sul volto.

Nel corso della Storia, diversi performer del calibro di Marina Abramovic e Gina Pane hanno sfruttato la ferita e l’automutilazione come strumenti narrativo di denuncia. C’è chi, poi, come il fotografo Andres Serrano, ha fatto degli scatti post mortem dei cadaveri delle opere d’arte defiltrate da ogni forma di tabù e chi ancora, come Sarah Sitkin, Felix Deac e il giovane Matteo Ingrao, ha reso il corpo umano un poliforme oggetto di manipolazione che vibra tra la fascinazione e il tetro disgusto. Così Cronenberg, maestro dell’indagine corporea e delle sue mutazioni, ha accolto questa febbrile eredità artistica per plasmarla nella sua riflessione cinematografica.

Proprio lui che è considerato il padre del body horror, un termine che sposa un cinema di genere dove la deformazione corporea soggetta a trasformazione diventa il fulcro di un inno orrorifico. La sua Mosca, sopracitata, ne è l’esempio più vorace, a cui non può mancare di accostarsi La cosa (1982) di John Carpenter, entrambi film lodati per il tocco grottesco del make up. Nel caso di Crimes of the future non trapela solo il gusto di sperimentare con il corpo, ma anche la disperata esigenza di renderlo performance senza filtri, tanto da mettere sotto i riflettori anche il cadavere di un bambino ucciso dalla madre.

Qual è il prezzo per la sopravvivenza?

Crimes of the future

Le tetre e poetiche location della Grecia dove Cronenberg ambienta il suo ultimo gioiello, lasciano spazio anche a una riflessione su un’esigenza drastica di sopravvivenza. Sin dalle prime scene di Crimes of the future è chiaro che la mutazione del corpo umano, abituato a sopportare meglio malattie ed infezioni e quasi deprivato dalla conoscenza del dolore fisico, è una conseguenza di un adattamento dello stesso alle condizioni che lo circondano. In un mondo soffocato dall’inquinamento, dalle nuove malattie che aleggiano e da guerre sotterranee e non, il corpo risponde.

[Alert spoiler!]

Così accade per un misterioso gruppo di estremisti, guidati da Lang Dotrice (Scott Speedman), un padre di famiglia il cui bambino è stato ucciso dalla madre perché sembrava soffrisse di picacismo, ovvero ingurgitava sostanze non commestibili, prima tra tutte la plastica. Tuttavia quella del bambino non era una condizione mentale, ma una vera e propria modifica dell’apparato digerente, legata a un’alterazione chirurgica indotta del sistema digerente del padre e trasmessa geneticamente per la prima volta nella storia dell’uomo. Diventa così chiaro che, dietro l’attività segreta di Lang Dotrice e dei suoi seguaci c’è un disperato tentativo di sopravvivenza.

Questa appartiene a un futuro prossimo in cui il Pianeta sarà talmente sommerso da scarti industriali da non respirare più. Ecco quindi che all’uomo spetta risolvere il problema che lui stesso ha creato, con una trasformazione estrema del suo corpo. Così, questa parentesi, che si collega alla nostra storia quando Lang Dotrice chiede a Saul di vivisezionare il corpo del figlio in una performance, non passa inosservata a uno spettatore che non può ignorare le conseguenze sul domani.

L’opera ultima di Cronenberg ci illumina con algida consapevolezza

Crimes of the future

Crimes of the future non è quindi solo una vibrante opera d’arte che profana ed esalta il corpo umano con un interesse di morboso avanguardismo. L’ultima opera di Cronenberg è un assaggio di un domani catastrofico, incubato nell’idea geniale di studiare e prevedere i possibili adattamenti corporei alle trasformazioni esterne. C’è un’intenzione molto forte nel messaggio del regista, che passa attraverso un’algida rappresentazione del modo con cui gli uomini si rapportano a un cambiamento che passa per la carne, il sangue e la violenza.

Come spiegato da Andy Warhol attraverso le sue serigrafie della serie Car Crash, se un incidente d’auto in un primo momento è un tragico evento che suscita dolore e paura, la fotografia di quel momento, ripetuta in serie molte volte e spettacolarizzata con un bombardamento mediatico, abitua l’occhio dello spettatore al dolore e al trauma che prima gli incuteva l’evento. Diventa così una particella del quotidiano, che passa davanti all’occhio con disinteresse e viene incorporata nell’abitudine.

Così gli umani del domani di Cronenberg sono creature viziate dal dolore e dalla violenza, abituate ad assorbirlo e addirittura desiderose di provarlo. In questo modo l’estetica di Crimes of the future è fredda, ma lascia trapelare il desiderio e la sofferenza che si nutrono della novità e della speranza di una trasformazione. Con un buono stomaco e sorvolando sul perfetto incastro incoerente di tutti i dettagli, Cronenberg regala al suo spettatore un viaggio disturbante e spettacolare.


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Classe 1996, laureata in Comunicazione e con un Master in Arti del Racconto.
Tra la passione per le serie tv e l'idolatria per Tarantino, mi lascio ispirare dalle storie.
Sogno di poterle scrivere o editare, ma nel frattempo rimango con i piedi a terra, sui miei immancabili tacchi.

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