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crudelia ballo bianco e nero

Crudelia, finalmente un live-action Disney che vi piacerà

Dopo numerosi tentativi, Disney trova la giusta formula per i suoi Live-action

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11 minuti di lettura

Un film con un budget da 200 milioni di dollari, un cast d’eccezione, una colonna sonora da paura. È con queste premesse che Disney ritorna in sala dopo l’estenuante chiusura dei cinema. Crudelia, questo il titolo del nuovo live-action targato Disney, è un film diretto da Craig Gillespie (Tonya) e sceneggiato da Dana Fox e Tony McNamara (La Favorita) insieme a Aline Brosh McKenna (Il Diavolo veste Prada), Kelly Marcel, Steve Zissis. La pellicola, che è in sala dal 26 maggio e su Disney+ (disponibile con accesso VIP) dal 28 maggio, ha scalato il box office, posizionandosi rapidamente in testa alle classifiche. Nonostante il successo di pubblico, la critica non sempre è apparsa soddisfatta del risultato e Crudelia ha ricevuto diverse stroncature (da Vanity Fair a rogerebert.com).

cruella foto

Crudelia vuole fornire un’origin story ad un personaggio iconico, l’indimenticabile Crudelia De Mon (qui Cruella De Vil) de La carica dei 101. Lo fa con una certa grinta, mettendo in piedi un festoso spettacolo di colori e musiche della durata di ben 2 ore e 15 minuti (che forse sono anche un po’ troppe). Gioca con l’estetica punk-glam in voga nella Londra degli anni ’70, dov’è ambientata la vicenda, fa della nostra villain una brillante stilista in erba, ideatrice proprio di quella sottocultura punk-rock che conquistò una generazione.

Le scenografie curate (ora sfarzose, ora più essenziali ma sempre dettagliate), gli abiti stravaganti ad opera della costumista Jenny Beaven (Mad Max: Fury Road) e la colonna sonora strepitosa, che mette insieme successi degli anni ’70/’80 e canzoni originali, non possono far passare inosservate una sceneggiatura poco convincente e una regia che non rende giustizia né alle due interpreti principali (Emma Stone e Emma Thompson) né all’immenso lavoro fatto sui loro outfit.

La storia cinematografica di Crudelia

Crudelia fu creata dalla penna di Dodie Smith per il romanzo I cento e un dalmata, ma da allora ne ha fatta di strada. Era il 1961 quando, inghiottita in un’ingombrante pelliccia e armata di sigaretta, la velenosa Crudelia entrava nella modesta casetta di due innamorati proprietari di due cani dalmati, Pongo e Peggy, intenzionata ad ottenere i cuccioli della cagnolina in dolce attesa. Nell’adattamento cinematografico animato in 2D, Crudelia era una sorta di ereditiera annoiata, dalle movenze plateali e dall’aria altezzosa. Era avida, tremendamente irascibile. Come tutti i cattivi Disney, alla fine non riusciva nella sua impresa (quella di ridurre un mucchio di dalmata ad un elegante cappotto). Prima i sequel animati e poi una serie di live-action hanno riproposto il personaggio, che fu interpretato dalla nota attrice Glenn Close (anche produttrice esecutiva di Crudelia).

La Crudelia di Emma Stone, una novella Helena Bonham Carter che veste Vivienne Westwood

Oggi a vestire i panni di Crudelia nell’omonima pellicola è la versatile Emma Stone, chiamata ad essere una sorta di Helena Bonham Carter al centro di quella che i maldicenti non esiterebbero a definire una brutta copia di un film di Tim Burton. Cruella (così viene chiamata anche nella versione italiana) nasce Estella, una bambina che finisce spesso nei guai e che non si lascia mettere i piedi in testa dai bulli. La madre cerca di crescerla reprimendone il lato cattivo, invitandola a comportarsi bene, ma Estella/Cruella vive, suo malgrado, nel dualismo tra Bene e Male, espresso visivamente dalla sua bizzarra chioma per metà bianca e per metà nera. Estella diviene presto orfana e vive col senso di colpa poiché è convinta di aver provocato la morte della madre. Horace e Jasper, due ladruncoli, la prendono con loro e la coinvolgono in piccoli furti. I tre diventano una famiglia di scaltri ladri, ma Estella conserva la passione per la moda, crea abiti e attira l’attenzione di una rinomata stilista, la Baronessa von Hellman (Emma Thompson), una specie di Miranda Priestly che ne intuisce il genio e la assume, facendone presto la sua assistente personale.

Da qui inizia un rapporto d’ammirazione reciproca ma allo stesso tempo di conflitto, che trova la sua origine in tragiche vicende personali ma anche in due concezioni della moda che si trovano agli opposti. Mentre la spietata Baronessa resta ancorata al classicismo del passato, proponendo abiti stile anni ’50/’60 (la costumista si è ispirata a Dior), Estella, spinta dalle vicende ad abbracciare l’alter ego Cruella, la sfida confezionando modelli innovativi, eccentrici, che guardano al futuro (qui l’ispirazione è la madre del punk, Vivienne Westwood). Quando il film ingrana (e ci vuole quasi un’ora perché arriviamo all’inizio della nostra vera storia), Cruella si scontra apertamente con la Baronessa, sfoggiando abiti stravaganti e glamour ogni volta che quella dovrebbe trovarsi al centro dell’attenzione. Queste sbalorditive apparizioni di Cruella sono senza dubbio uno dei tratti più affascinanti del film, e dispiace che la regia manchi di sottolineare a sufficienza la bellezza estetica delle creazioni di una costumista geniale come Jenny Beaven.

Quell’insopportabile voglia di farci empatizzare col cattivo

Vi starete chiedendo dove sia finita tutta la questione del rapimento dei cani dalmati, dell’agognata pelliccia maculata, dell’innata e inspiegabile malvagità di Cruella. Beh, i cani ci sono e sono tre, ma da vittime diventano quasi carnefici, e il vero villain è la loro padrona, la Baronessa. Cruella De Vil non è più avida, vanitosa e fuori controllo, anzi, sembra moderata, seppur un po’ folle, e rapisce i cani della Baronessa soltanto per una causa moralmente condivisibile e certamente non ne fa una pelliccia. La sua cieca crudeltà è ridotta al’impiego di un linguaggio colorito, all’atteggiamento da diva da accontentare a tutti i costi e agli sparuti attimi di maleducazione (sembra quasi soffrire di un disturbo bipolare vero e proprio, ma il film non sembra prestarci attenzione). La nostra vecchia Crudelia non è altro che la vittima di una tendenza che da anni cerca di umanizzare i super cattivi (oltre che di un sistema che ama il compromesso ed evita le scocciature, pensiamo a che cosa avrebbero detto le associazioni animaliste di un live-action per bambini che nel 2021 lascia spazio a chi scuoia cuccioli di cane).

Gli outright villain (“i cattivi di diritto, assoluti”) non ci piacciono più, al loro posto Hollywood ci propina personaggi sfaccettati, che hanno un passato traumatico e nascondono mille sofferenze. Allora la strega cattiva de La bella addormentata nel bosco diventa una fata tradita dall’amato e infine si redime (Maleficent), il Michael Myers di Halloween di Carpenter non ha su di sé tutta la colpa di essere un killer psicopatico, sono gli abusi subiti quando era piccolo ad averlo reso tale (il remake di Halloween diretto da Rob Zombie). La Strega dell’Ovest de Il Mago di Oz non è crudele per sua natura ma è vittima del pregiudizio e del bigottismo altrui (Wicked), Joker non è un pazzo bensì un emarginato che la società spinge alla follia. E adesso Crudelia, abbandonate le sembianze di una ricca, pazza signora ossessionata dal maculato, è diventata una povera bambina orfana con una tragica storia alle spalle ma tanti sogni nel cassetto.

Un film capace di intrattenere (e poco più)

In conclusione, Crudelia merita il nostro tempo? Come ogni live-action Disney, Crudelia non è altro che una mera operazione di marketing. Nessuno griderà al capolavoro e i difetti (tanta carne al fuoco, l’eccessiva lunghezza della pellicola, la trama confusionaria, la difficoltà nel capire quale sia il target di riferimento…) sono evidenti. Tuttavia il film ha tanti punti di forza, dai look originali alla colonna sonora effetto nostalgia, dalla recitazione perfetta delle due Emma protagoniste alla fotografia cupa di Nicolas Karakatsanis, che ben si sposa con l’estetica scelta. Sarete facilmente travolti dall’atmosfera punk-rock che attraversa la narrazione e il comparto visivo non vi deluderà. Crudelia è un live-action fresco, da vedere sul grande schermo per godersi l’aspetto musicale ed estetico e in lingua originale per non perdersi il gran lavoro fatto da Emma Stone sul personaggio. Se però desiderate gustarvi un film che vi faccia amare un villain in tutta la sua crudeltà, questo non è quello che fa per voi.


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Agata Iacopozzi

Classe 1998, capitata qui un po' per caso. Sono toscana ma studio al DAMS di Bologna. Ovviamente appassionata di cinema e futura disoccupata. Sono la prova che si può amare Godard indossando t-shirt di Star Wars.

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