«Da 5 Bloods», il ritorno in Vietnam firmato Spike Lee

Su Netflix è arrivato il nuovo film di Spike Lee: Da 5 Bloods – Come fratelli. È la venticinquesima opera del regista, che questa volta racconta il ritorno in Vietnam di un gruppo di veterani afroamericani. Si chiamano Otis, Paul, Melvin ed Eddie e appartenevano alla prima linea di fanteria Big Red One, 2° battaglione, 136° reggimento.

In quel lontano 1971, durante la loro ultima missione insieme, hanno perso il loro comandante, Tornado Norman (Chadwick Boseman senza le vesti di Black Panther). Ma il suo corpo non è mai stato recuperato. Per questo, circa quarant’anni dopo, il gruppo si addentra nuovamente nella giungla vietnamita alla ricerca di Norm e di un tesoro in lingotti d’oro che molto tempo prima avevano seppellito insieme.  

Quando tutto è cambiato (o forse no)

Si trovano a Ho Chi Minh, un tempo Saigon, la cui caduta, nel 1975, da parte dei Vietcong, pose fine alla Guerra del Vietnam. Ora è una metropoli, che si nutre di alti grattacieli, catene di fast food americani e luci fluorescenti di discoteche come Apocalypse Now, dove ironicamente ballano i nostri protagonisti. Sembra tutto cambiato, ma i ricordi più crudi giacciono latenti nelle memorie dei personaggi.

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Così Paul (Delroy Lindo) soffre di PSTD (Sindrome da Stress Post Traumatico) e non riesce a superare la morte del suo amico e comandante Norman. Questo abita i suoi incubi insieme ai fantasmi di tutti gli uomini, le donne e i bambini uccisi. Motivo per cui Otis (Clarke Peters) assume pastiglie di ossicodone e Eddie (Norm Lewis) beve. Non c’è cura alle ferite psicologiche, ma la fratellanza tra amici e compagni di guerra può lenirle.

Fratelli di sangue in una guerra immorale

Il termine bloods li connota come fratelli, in quanto è un legame di sangue che li unisce. Quello di cui si sono macchiati perché gli era stato imposto, così come agli altri soldati americani e in particolare ai loro fratelli di colore. Costituivano l’11% della popolazione americana, ma rappresentarono il 32% dei soldati inviati sul fronte vietnamita. La stragrande maggioranza di loro combatté in prima fanteria, in una corsa repentina verso la morte.

Abbiamo combattuto una guerra immorale che non era la nostra per dei diritti che non avevamo.

Paul

Volevano un risarcimento degli Stati Uniti per le ingiustizie, i maltrattamenti e i diritti mancati. Per questo i nostri protagonisti hanno sotterrato nella giungla la cassa piena di lingotti d’oro trovata. Era in un aereo C-47 della CIA, mandato per ricompensare la popolazione locale per l’appoggio agli americani contro i Vietcong. Ma i bloods ne hanno fatto tesoro per la loro esperienza di fratellanza bellica, ignari delle conseguenze che avrebbe potuto causare.

Lo stile narrativo di ‹‹Da 5 Bloods››

Per dare maggiore forza espressiva alla narrazione, Da 5 Bloods incorpora frammenti documentari in un film di finzione. Video e immagini di repertorio, anche abbastanza crude, accompagnano la storia, così da non dimenticare i volti e i luoghi della guerra. Non si tratta, però, solo del conflitto vietnamita ma anche della battaglia per i diritti degli afroamericani.

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Così le parole di Malcolm X si accostano a quelle di Martin Luther King, tra fotografie di atleti, soldati, uomini. Sullo sfondo, le canzoni di Marvin Gaye dal suo disco What’s going on (1971), ritenuto da Spike Lee uno dei più grandi prodotti mai realizzati. Ma, accanto all’inserzione documentaristica, è l’umanità dei personaggi, la loro fragilità in una forza mai sopita che ci coinvolge sin dall’inizio nella narrazione.

L’umanità dietro la guerra

Quelli che ci racconta Spike Lee sono soldati, ma prima di tutto uomini. Ognuno di loro è un figlio, un marito e anche un padre. Per questo è così speciale il legame tra Paul e suo figlio David (Jonathan Mayors), che sceglie di accompagnare i veterani nella giungla. Lo fa unicamente per sostenere il padre e quei fantasmi che non lo vogliono abbandonare.

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La storia raccontata non è univoca, ma si muove da due punti di vista. Da un lato quello dei soldati americani, tra cui spicca Paul con il cappellino Make America Great Again. Dall’altro gli eredi vietnamiti, che hanno visto le loro famiglie spezzarsi tra Nord e Sud. Delle atrocità passate rimane quella giungla, come cimitero di testimonianze silenziose.

I campi minati, le fronde che nascondono fucili, i giaguari estinti. Ogni immagine racconta simbolicamente una realtà storica che forse non conosciamo ancora abbastanza. O almeno, non l’abbiamo indagata da tutte le prospettive. 5 da Bloods è un film politico, drammatico, umano, che scorre fluidamente nelle sue due ore e mezza, trascinando emotivamente e consapevolmente lo spettatore.


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