Non hai ancora capito «Dark»? Proviamo a spiegartela noi

La serie tv Dark ha fatto degli intrecci e degli stravolgimenti di trama il suo punto di forza, riuscendo a restituire allo spettatore un quadro complesso, ma profondamente coerente.

Se le prime due stagioni di Dark hanno avuto il compito di imbrogliare le vicende e intersecarle fittamente tra loro, la terza ha cercato di sbrogliare più nodi possibile. Sorpassato lo stato di crisi che pervade colui che si approccia nuovamente alla serie dopo un anno, non resta che il piacere di una visione coinvolgente, che non delude le aspettative.

I toni cupi ed intriganti di Dark ci accompagnano nelle vicende senza perdere colpi, sia dal punto di vista della trama che per quanto riguarda l’esecuzione.

La sfida al labirinto di Winden

Muoversi all’interno della fitta rete labirintica presente nel micro mondo di Dark ricorda, seppur in senso lato, la sfida al labirinto lanciata dallo scrittore italiano Italo Calvino. Un percorso contrassegnato da mille interrogativi e dubbi, che riflettono quel sentimento di angoscia e disperazione, ma anche intrigo, che ricade sullo spettatore.

Calvino fece della sfida al labirinto una poetica capace di esprimere le sue ragioni, un supporto da donare all’uomo contemporaneo affinché non si perdesse nell’eccessivo consumismo; e il tutto, per riflesso, doveva servire allo stesso scrittore a osservare e interpretare le tendenze della società industriale.

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In Dark, invece, troviamo una rilettura ermeneutica del concetto di labirinto, che ben si adatta sul piano sia formale, sia estetico, sia teorico. Tutto sembra rimandare a un universo aggrovigliato, in cui i protagonisti sono dispersi e al quale cercano allo stesso tempo di venire a capo. Ognuno con le proprie finalità.

La serie ruota attorno a quattro famiglie: i Doppler, i Tiedemann, i Nielsen e i Kahnwald. Alla base vi sono due fazioni contrapposte che hanno come scopo la contesa del tempo: la luce e l’oscurità.

I Doppler

Dark spiegazione

La famiglia Doppler è formata dallo psicologo Peter, Charlotte – capo della polizia – e le figlie Franziska ed Elisabeth. Le loro origini sono legate a Winden grazie a Bernd Doppler, bisnonno paterno di Franziska ed Elisabeth, nonché fondatore della centrale nucleare.

Bernd, in passato, era sposato con Greta Doppler e insieme ebbero un figlio, Helge, nonno delle due ragazze, il quale, però, è probabilmente un figlio nato da una relazione extraconiugale tra Greta e un uomo privo di una reale identità.

L’alone di mistero che coinvolge l’intera famiglia ricade anche sulla
moglie di Helge, nonché madre di Peter. Il ramo materno offre problematiche alquanto eccentriche, giacché Charlotte ha sempre sostenuto di essere stata cresciuto da H.G. Tannhaus, ovvero l’orologiaio che ha scritto il libro Eine Reise durch die Zeit e creatore della macchina del tempo. I veri genitori di Charlotte, in realtà, sono il prete Noah ed Elisabeth, la sua stessa figlia.

I Tiedemann

I membri della famiglia Tiedemann sono solamente tre: Regina, la proprietaria dell’albergo; Aleksander, il proprietario, nel tempo presente, della centrale nucleare; e infine Bartosz, loro figlio.
Non sappiamo quale sia il vero nome di Aleksander, dal momento che, nel passato, ha rubato l’identità a un’altra persona. Il primo nome a lui associato è quello di Boris Niewald ma, sposando Regina, ha preso il suo cognome, in modo da cancellare le tracce del proprio passato.
Il nonno materno di Bartosz è Egon, che era sposato con Doris. Da questa unione nacque una figlia, Claudia. Ella, in seguito, sarebbe divenuta il primo direttore donna della centrale nucleare di Winden.
Inoltre, Claudia è conosciuta anche con l’epiteto di Diavolo Bianco e gioca un ruolo essenziale nella sfida del tempo.

Claudia è la madre di Regina, mentre l’identità del padre di questa è sconosciuta. La donna ha avuto una relazione con Tronte Nielsen, ovvero il nonno paterno di Mikkel Nielsen, ma le informazioni sulla possibile paternità sono del tutto incerte.

I Nielsen

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La famiglia Nielsen è, tra le tutte, la più numerosa: il padre, Urlich, poliziotto della città e Katharina, sua moglie, preside della scuola, hanno tre figli: Magnus, Marha e Mikkel. Il lato materno della famiglia è completamente ignoto. Più problematica, invece, è la zona paterna.
La famiglia Nielsen si stabilisce a Winden nel lontano 1953, quando Agnes Nielsen, insieme al figlio Tronte, arrivano nella cittadina. Trasferiti nella casa dei Tiedemann, Agnes ha una relazione con Doris Tiedemann. Tronte, invece, una volta adulto, sposa Jana Nielsen, da cui nascono due figli: Urlich e Mads, scomparso quando era ancora adolescente.

I Kahnwald

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La quarta e ultima famiglia, i Kahnwald, è formata da Michael (o Mikkel Nielsen), Hannah e il figlio Jonas. Il nonno materno di quest’ultimo è Sebastian Kruger, direttore di una ditta di pulizie negli anni ’80. Il lato paterno, invece, è caratterizzato da numerose speculazioni che rendono l’intera trama molto complessa.
Daniel Kahnwald è il bisnonno di Jonas, ispettore di Winden nel 1953, il quale aveva una figlia, Ines, nonna del giovane. La donna, negli anni ’80, adotta il piccolo Mikkel Nielsen, tornato nel passato. Quest’ultimo avrebbe non solo sposato Hannah, ma avrebbe creato un insolito legame tra le famiglie Kahnwald e Nielsen, dal momento che egli è sia figlio di Urlich e Katharina, sia padre di Jonas.

La stagione finale di «Dark», una possibile spiegazione

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Per questa terza ed ultima stagione, Dark mette ulteriormente a dura prova la memoria e le capacità logiche dei suoi fan. Il dualismo della trama si fa via via sempre più definito: la luce e l’oscurità, l’inferno e il paradiso, Adam ed Eva, Jonas e Martha. Tutti i personaggi sono divisi in due fazioni diametralmente opposte che operano silenziose: l’una, quella di Adam, che cerca di spezzare il loop temporale e l’altra, quella di Eva, che invece tenta di conservarlo.

Trattandosi di un’analisi dell’intera serie, si avvisa che la parte seguente dell’articolo contiene spoiler!

Le realtà che compongono «Dark»

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Si aggiungono ai diversi piani temporali che avevamo già incontrato e ai differenti aspetti dei personaggi che riconosciamo a fatica, nuovi mondi paralleli e nuovi volti che ci mandano in tilt il cervello. Scopriamo infatti che Winden è come il gatto di Schrödinger: la sua realtà è formata da molteplici scenari, tutti ugualmente realizzabili e possibili. Esiste la realtà, che ormai conosciamo abbastanza bene, in cui sono ambientate le prime due stagioni e ne esiste un’altra in cui Martha è ancora viva e lei e Jonas non si sono mai conosciuti. In questa realtà parallela, infatti, Mikkel non si è mai perso nel passato, evitando così di conoscere Hannah e di avere con lei un figlio. In questa configurazione alternativa dei fatti, Jonas quindi non esiste.

Nonostante l’andamento differente delle vicende, il risultato finale è sempre il medesimo: il 27 giugno entrambi i mondi vengono distrutti dall’apocalisse e si formano in essi dei loop che portano all’eterno ritorno dell’uguale.
A queste due realtà se ne aggiunge poi una terza, che possiamo considerare quella “originale”, da cui tutto ha avuto origine.

«Dark», la spiegazione: l’amore muove ogni cosa?

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Nella terza stagione di Dark ci vengono finalmente mostrate le vere motivazioni che spingono i protagonisti ad agire, permettendoci di colmare molte lacune. Jonas, come si era intuito dalle stagioni precedenti, è spinto a viaggiare nel tempo dapprima per cercare di salvare il piccolo Mikkel e poi per amore di Martha.

Martha d’altro canto, nella sua versione anziana, è invece mossa dalla volontà di perpetrare il ciclo continuo per cercare di salvare il figlio avuto da Jonas, ovvero lo strano personaggio senza nome che ci viene presentato solamente in questa stagione.

Adam, convinto che sia proprio il figlio delle due dimensioni ad essere il nodo temporale che causa l’eterno ripetersi dell’uguale, cerca invece di distruggere Martha e la creatura che porta in grembo, pensando così di spezzare il cerchio di dolore e sofferenza che avvolge Winden.
Noah, invece, inizia a viaggiare nel tempo per cercare la figlia avuta insieme ad Elisabeth, ovvero Charlotte. La bambina gli era stata sottratta dalla Charlotte adulta che l’aveva consegnata all’orologiaio H.G. Tannhaus in modo che egli potesse crescerla ed ella potesse quindi avere le sue due figlie, Fraziska ed Elisabeth, cioè, paradossalmente, sua madre.
L’amore si rivela quindi il motore immobile che dona lo slancio necessario affinché gli eventi accadano sempre uguali a loro stessi.

La soluzione di Claudia nel finale di «Dark»

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Claudia, in pena per le sofferenze eterne che sua figlia Regina è costretta a subire al ripetersi di ogni ciclo temporale, riesce finalmente ad arrivare ad una spiegazione e ad una soluzione che possa spezzare la catena degli eventi. La chiave va individuata proprio in quella terza realtà, quella “originale”. Di essa ci viene illustrata la singolare storia di Tannhaus, l’orologiaio che perse tragicamente il figlio, la nuora e la piccola nipotina in un incidente stradale. Questo evento, apparentemente slegato da tutti gli altri, spingerà Tannhaus ad impegnarsi in anni di ricerche ed esperimenti per cercare di portare indietro la sua famiglia perduta tramite una macchina del tempo di sua invenzione. Nel momento in cui il congegno viene messo in funzione, però, Tannhaus, oltre ad aprire un varco temporale, dà vita ad altre due realtà parallele.

La soluzione all’intera catena di eventi multidimensionali ed extratemporali è quindi impedire la morte del figlio di Tannhaus e della sua famiglia per fare in modo che egli non crei mai, per errore, le realtà alternative. Jonas e Martha vengono quindi sottratti alla catena di causa ed effetto del loop e vengono spediti, grazie a Claudia, nella Winden del 1971 di Tannhaus. I due ragazzi riescono a salvare la famiglia dell’orologiaio e infine, avendo in questo modo annullato la loro esistenza, si dissolvono nell’aria.

Nell’unica vera Winden rimangono quindi coloro che non facevano parte del nodo temporale, tra i quali Peter Doppler, Hannah Krüger, Katharina Albers e Regina Tiedeman.

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Dark spiegazione

La storia di Dark ci spalanca le porte dell’abisso che ci attrae e ci ingloba. La morte, l’amore, il tempo, la realtà, il destino: questi concetti che pensiamo di poter dominare hanno sempre il sopravvento su di noi, sono incontrollabili, e Dark ce lo vuole ricordare. Gli eventi hanno un loro magnetismo e il nostro destino ci chiama costantemente a sé facendo appello all’oscurità che si cela dentro ognuno di noi.

La luce che riesce a rompere questo infinito paradosso è l’amore: eterna forza catartica, capace di far muovere ogni cosa, annullare qualunque distanza e sconfiggere il tempo e la morte. Sarà una visione un po’ troppo romantica? Probabilmente si, ma ci piace pensare che possa essere così.

Analisi di Floriana Bria e Alessandro La Mura.


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Redazione NPC

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