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Twin Peaks Angelo Badalamenti

Se i film di David Lynch suonano assurdi dobbiamo ringraziare Angelo Badalamenti

16 minuti di lettura

Angelo Badalamenti, musicista e compositore per il cinema e la tv, compie ottantacinque anni e nonostante decine di colonne sonore firmate in quasi cinquant’anni di carriera le sue collaborazioni con David Lynch rappresentano i punti più alti dal punto di vista artistico e confermano come i due geniali artisti siano stati in grado di influenzarsi vicendevolmente.

Velluto Blu (1986) – Ispirati da Shostakovich

Velluto Blu

Il punto di svolta per l’artista italo americano avviene nel 1986 grazie al film Velluto Blu: non si tratta della sua prima colonna sonora, ma segna l‘inizio della collaborazione con il regista di Missoula.

È un capolavoro della storia del cinema, un film noir, oscuro e misterioso, ma anche profondo e romantico, una vera e propria pietra miliare.

Il compositore, alla soglia dei suoi cinquant’anni, si trova a affrontare una sfida in quanto le competenze richieste sono molteplici. Innanzitutto Lynch gli chiede se è in grado di comporre musica orchestrale nello stile di Dmitri Shostakovich, desidera infatti qualcosa che suoni profondamente russo; inoltre la musica deve essere bellissima e toccante ma anche oscura e lievemente spaventosa, secondo le indicazioni del regista che ascolta spesso la quindicesima sinfonia di Shostakovich durante la stesura della sceneggiatura.

Lynch si affeziona a quelle atmosfere e a quel mood, quindi le vuole ricreare nel suo film e Badalamenti non si fa trovare impreparato realizzando delle musiche meravigliose a partire dallo splendido tema dei titoli di testa, in cui riesce a fondere le sonorità spigolose e vagamente dissonanti tipiche dei compositori russi con atmosfere più romantiche e quasi sensuali, misteriose. Il risultato finale ricorda molto lo stile di un altro compositore di musica da film molto importante, a sua volta influenzato dai compositori russi: Bernad Herrmann.

Blue Velvet – La canzone

Velluto Blu

Il lavoro sulle musiche per Velluto Blu non finisce qui, il compositore è anche supervisore musicale e ha il compito di prendersi cura delle canzoni presenti nel film. Il brano Blue Velvet dei The Clovers è del 1950, rifatto in una cover da Bobby Vinton nel 1963, la cui versione ha ispirato molto la lavorazione di tutto il lungometraggio.

David Lynch chiede ad Angelo Badalamenti di realizzare per questa canzone un arrangiamento nuovo, ma in quello stile vintage e l’idea è di far cantare questa nuova versione proprio a Bobby Vinton. Purtroppo dopo vent’anni la voce di un cantante non è più la stessa e il compositore/arrangiatore si vede costretto ad abbassare la tonalità del brano, perdendo la magia e l’atmosfera della versione originale. Per questo motivo si decide, infine, di usare nella scena di apertura del film proprio la cover del 1963, abbandonando l’idea di un nuovo arrangiamento.

Il brano compare anche in una scena ambientata nel night club dove lavora Dorothy Vallens, la femme fatale e donna in difficoltà interpretata da Isabella Rossellini. Il pianista che si vede sul palco è Angelo Badalamenti in un cameo. La registrazione di questa versione di Blue Velvet è stata piuttosto travagliata, in primis in quanto Isabella Rossellini non è una cantante e quindi ha delle difficoltà a eseguire una performance convincente al microfono.

Inoltre la registrazione è avvenuta il giorno successivo alle riprese della scena in cui l’attrice compare nuda di notte su un marciapiedi: questo ha causato un raffreddore e un abbassamento di voce all’attrice portando così ad un numero maggiore di prove e ad un importante lavoro di editing.

Song To The Siren & Mysteries Of Love

Song To The Siren è una canzone di Tim Buckley del 1970, rifatta in una versione molto eterea dai This Mortal Coil nel 1983. David Lynch ama questa canzone, è una delle sue preferite di sempre e vorrebbe includerla nel film, ma gli elevati costi per richiedere i diritti di utilizzo lo portano a chiedere ad Angelo Badalamenti di comporre un brano originale in quello stesso stile così sognante. Il regista potrà finalmente utilizzare la versione dei This Mortal Coil nel suo film del 1997 Strade Perdute.

Il compositore non si fa trovare impreparato e scrive una musica bellissima e commovente, ma chiede al regista di occuparsi delle parole, in quanto solo lui sa esattamente cosa dovrebbero esprimere. Badalamenti, dapprima deluso per i versi consegnati, si deve poi ricredere per un testo così bello e musicale. Più che delusione, all’inizio, si tratta forse di spaesamento: quelle parole non assomigliano ai soliti testi di canzoni pop, non hanno una metrica ben precisa, non sono in rima. Ma il regista chiede che vengano interpretate in maniera fluente, libera, come il movimento del mare o del vento: la canzone infatti non ha un ritmo ben definito, ma è eterea e cosmica.

A cantarla viene chiamata Julee Cruise, cantante dalla voce delicata e celestiale che collaborerà spesso in futuro la coppia Lynch/Badalamenti. Nel film la canzone accompagna una scena di ballo molto intima tra i due giovani protagonisti Jeffrey e Sandy interpretati da Kyle MacLachlan e Laura Dern.

Industrial Symphony N°1 – The Dream of the Brokenhearted (1990)

Nel 1989 David Lynch e Angelo Badalamenti sono già considerati una coppia di artisti di enorme spessore e il loro è un sodalizio fortissimo e unico. Per questo motivo la Brooklyn Academy of Music di New York commissiona loro un’opera per il New Wave Music Festival: una rassegna di performance musicali sperimentali. I due partecipano con entusiasmo e richiamano anche Julee Cruise. Il progetto è difficile da descrivere, si tratta di una messa in scena influenzata dal teatro e dalla danza ma anche dai musical e da installazioni di avanguardia.

La musica è dissonante e spigolosa, dialoga con i rumori di scena, con i rumori metallici (siamo vicini al concetto della musica industrial) di lamiere, con i rumori del fumo sparato sul palco e del fuoco (due elementi ricorrenti nella poetica lynchana). Nonostante questa premessa sono presenti anche brani scritti in precedenza per Julee Cruise e per la sua voce angelica: si tratta di composizioni eteree e dolci già presente sul disco Floating into the Night. È affascinante vedere la cantante interpretare i brani fluttuando a mezz’aria davanti a dei grossi cavi neri che non possono non richiamare alla mente le cinque linee del pentagramma musicale (dal minuto 11:30 del seguente video).

In mezzo alle due stagioni di Twin Peaks i due artisti collaborano anche alle musiche per il film Cuore Selvaggio, interpretato da Nicholas Cage e Laura Dern. L’approccio di Lynch per la colonna sonora varia in parte e preferisce avere delle canzoni, per questo motivo coinvolge band e artisti pop/rock/metal.

Cuore Selvaggio

Eppure non riesce a rinunciare al suo amico e collaboratore di fiducia al quale affida tre composizioni: Cool Cat Walk, Dark Spanish Symphony e Dark Lolita (le ultime due realizzate insieme a Kenny Landrum). Nel primo di questi brani si può ritrovare lo stesso stile di Twin Peaks, quello swing alienato e visionario già descritto in precedenza.

Strade Perdute (1997) – Industrial sinfonico

Lynch sembra averci preso gusto e con il lungometraggio successivo, Strade Perdute, continua a utilizzare musiche di varie band e decide di avvalersi di composizioni sempre più legate al mondo metal e industrial, il quale deve essere un approccio che lo ha sempre affascinato fin dai tempi di Industrial Symphony No1.

Ormai lanciato verso l’olimpo della cinematografia mondiale, il grande artista americano può contare sulla partecipazione dei più grandi nomi del genere, oltre ad altri prestigiosi musicisti leggendari: Trent Reznor (e i Nine Inch Nails), i Rammstein, Marilyn Manson ma anche David Bowie e Lou Reed. In un film il cui protagonista suona jazz d’avanguardia è impensabile non trovare Angelo Badalamenti tra i credits della colonna sonora e infatti anche in questo caso sono molti i brani realizzati dal fidato collaboratore.

Strade Perdute

Come di consueto si passa da composizioni ambient a composizioni jazz: le prime sono a volte eteree e altre volte più oscure (come nel brano finale Police, una sorta di elogio della dissonanza). Un esempio della seconda tipologia è il brano Red Bats With Teeth eseguito dal protagonista Fred Madison (interpretato dall’ottimo Bill Pullman) in una scena in un locale di musica dal vivo, si tratta quindi di musica diegetica in questo caso.

È memorabile il finale delirante in cui la band finisce di suonare ma il sax solista di Fred continua imperterrito, seguendo le guide di chissà quali folli concetti armonici, fino a rendersi conto di star suonando da solo.

Una Storia Vera (1999) – Mettersi in gioco e stupire

I grandi artisti sono sempre in grado di re-inventarsi e di mettersi in gioco, e questo è ciò che accade alla coppia Lynch-Badalamenti con il film Una Storia Vera, prodotto dalla Disney nel 1999. Accade qualcosa di magico: film e musica appaiono, a un primo approccio, completamente diversi da ciò a cui i due amici e collaboratori ci hanno abituati, eppure la regia è puro Lynch al 100% così come la musica è puro Badalamenti al 100%.

Quest’opera è dolce e profonda, la narrazione lineare e semplice, non sono presenti i soliti tocchi surreali e inquietanti tipici del regista, ma sono presenti i suoi valori, la sua poetica (fuoco e fumo non mancano tanto per fare esempi specifici), le lunghe dissolvenze incrociate e anche un attore feticcio come Harry Dean Stanton.

Una storia vera

La musica è diversa, meno spigolosa e dissonante: si plasma, come la regia, a servizio del contenuto. Un esempio è la splendida composizione Rose’s Theme in cui la voce principale è affidata a una chitarra classica che già nel timbro dolce e caldo rappresenta una novità nello stile delle colonne sonore del compositore. Anche la melodia e agli accordi di accompagnamento sono più dolci e accessibili rispetto al passato, ma non per questo meno affascinanti e ispirati.

Con il brano di apertura Laurens, Iowa sembra invece di tornare al passato, con atmosfere orchestrali vicine al mondo di Twin Peaks, musica dolce ma di atmosfera, ricca di pathos. Si ascolti il passaggio dal minuto 0:48 al minuto 1:01 del seguente link, chiudendo gli occhi sembra di ritrovarsi nei boschi della serie precedente, sembra di sentire il profumo di legna tagliata e il rumore della cascata che viene inquadrata nella sigla iniziale:

Nello specifico ciò che accade dal minuto 0:57 ha lo stesso sapore di ciò che si può ascoltare nel già citato Laura Palmer’s Theme dal minuto 1:28:

Laurens Walking rappresenta una novità invece, in questo caso il compositore dimostra grande flessibilità e spirito di adattamento, oltre che una innegabile competenza anche quando si trova a dover agire fuori dalla sua comfort zone: Laurens Walking è un brano country.

Oltre alla chitarra acustica si odono una armonica, un violino e altre sonorità tipiche del genere con un inizio delicato che poi diventa più ritmico nel momento in cui vediamo una soggettiva della strada che scorre di fronte agli occhi del protagonista; la scena ricorda molto l’incipit iniziale del precedente Strade Perdute e si tratta quindi di una piccola auto-citazione.

Lynch rende omaggio all’America, la sua terra, e ai meravigliosi paesaggi protagonisti di tutto il film in un contesto solare e illuminato: anche in questo la musica crea un binomio stilistico indissolubile con le immagini.


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Sono un musicista e compositore, attivo soprattutto come batterista nel mondo rock/metal/progressive dai primi anni 2000 e ho avuto il piacere di suonare a livello internazionale con band come Power Quest, Arthemis, Hypnotheticall, Watershape. Sono un grande appassionato di cinema e dal 2014 compongo musica per film. Amo tutto il cinema, ma soprattutto le proposte più visionarie e surreali e da sempre sono legato al mondo del cinema horror. I miei registi preferiti sono David Lynch, Alejandro Jodorowsky, David Cronenberg. Sono laureato in architettura.

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