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Diavoli 2: un altro viaggio (infernale) nell’alta finanza tra Brexit, pandemia e incertezze

Si conclude anche la seconda stagione di Diavoli, Serie TV Sky Original dedicata all'infernale alta finanza. Ecco cosa ci ha convinti

6 minuti di lettura

La seconda stagione di Diavoli è stata uno dei prodotti di punta di Sky per questo trimestre di Serie TV e ha visto tornare sul set i protagonisti della prima serie per ripartire da dove li avevamo lasciati e introdurci a una nuova guerra finanziaria che si inserisce in un futuro fatto di intelligenze artificiali, dati e politica con lo spettro della pandemia di Covid-19 a fare da sfondo al tutto.

Diavoli, dalla produzione e dal cast internazionali, vede ancora una volta coinvolto nella sceneggiatura Guido Maria Brera, autore del romanzo I diavoli da cui prende spunto l’adattamento televisivo che portano a una nuova conclusione per Massimo Ruggero; alle prese con organizzazioni sempre più pericolose.

Il mondo della finanza e quello della tecnologia saranno coinvolti ancora in crimini efferati e tradimenti saranno la chiave di volta di questo thriller ambizioso che continua a peccare di un po’ di grossolanità nel suo tentativo, la cui riuscita risulta soltanto parziale, di sembrare brillante e complesso.

Dove eravamo rimasti con Diavoli

Diavoli 2 serie tv NPC Magazine

Sono passati cinque anni da quando Massimo Ruggero (Alessandro Borghi) è divenuto CEO della banca NYL. L’introduzione di grandi investitori cinesi ha portato a importanti cambiamenti nei ruoli chiave della stessa banca, che si ritrova a dover far fronte alla Brexit con la necessità di predirne l’esito e le ripercussioni economiche seguenti.

Dominic Morgan (Patrick Dempsey) sta invece creando una sua banca, con il dichiarato scopo di fare guerra ai suoi vecchi colleghi e di fermare l’espansione economica cinese, che lo preoccupa dal punto di vista sociale e politico.

Siamo all’inizio di , quasi a sua insaputa, il mondo intero, perso tra social network, localizzazioni costanti e nuove tecnologie dall’incredibile potenziale e dai pericolosi risvolti per quello che riguardi la privacy.

Un mondo complesso da raccontare e spiegare

Diavoli 2 serie tv NPC Magazine

L’idea di raccontare di finanza, politica e intrecci criminali o poco limpidi è il grande punto di forza di Diavoli ma la necessità di essere un prodotto per tutti ne mina le potenzialità e ne tira fuori gli aspetti meno riusciti.

Il soggetto cerca di entrare in un mondo poco esplorato dalla grande massa e le cui dinamiche risultano spesso aliene per lo spettatore medio, ma per necessità o eccesso di zelo, lo fa guidando un po’ troppo gli spettatori all’interno di tali meccanismi, risultando spesso artificioso e spiegato.

Alcune sottotrame, sebbene interessanti, sembrano presenti per fare volume, o ancora risultano superficiali nel tentativo di stupire lo spettatore a digiuno di certe dinamiche invece di parlare ad un pubblico già formato e consapevole dell’argomento.

Rispetto alla prima stagione di Diavoli mancano alcune dinamiche sentimentali che risultavano certamente fuori luogo e ci si concentra di più sulla serie di minacce e inganni che vengono perpetrati in un continuo alternarsi di plot twist presentati, a volte, in maniera un po’ confusa.

Le dinamiche relative al Covid-19 e all’avvento di nuovi mercati come quello delle cripto vengono soltanto accennate ma riescono allo stesso modo a dare spessore al racconto nonostante, ancora una volta, la narrazione di tali argomenti potrebbe fare storcere il naso ai più navigati per la poca attenzione ai particolari.

Una serie che si fa assaporare in un boccone

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Dal punto di vista tecnico Diavoli 2 è molto curata, guidata da una regia che cerca di sperimentare senza strafare e da una fotografia che aiuta a richiamare le atmosfere del racconto e il loro mutare mentre il cast non sembra quasi mai del tutto ispirato e fatica a stare dietro a personaggi dalle emozioni in continuo contrasto e che dovrebbero vivere in un mondo riservato a pochi anche a causa della difficoltà nel gestire le esperienze e la quotidianità.

Le 8 puntate della seconda stagione scorrono via e si lasciano guardare senza fatica fino alla conclusione, non scontata ma forse troppo vicina a questioni presenti per poterne giudicare la giustezza. Una vera sfida produttiva per la terza stagione di Diavoli, costretta a confrontarsi con la cronaca quasi quotidiana, dove non proprio sia costretta ad anticiparla.

Per ora, il risultato finale non entusiasma ma non lo buttiamo: raccontare gli intrecci politici del mondo della finanza è complicato così come sono complicati gli aspetti etici che sono coinvolti in tali processi e Diavoli prova a farlo cercando di esplorare il lato umano degli attori coinvolti in tali dinamiche.

Il terzo girone dell’Inferno è già in cantiere

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Massimo e Dominic sono ancora in piedi, pronti a fronteggiarsi di nuovo all’interno di scenari globali sempre più preoccupanti e fangosi.

Speriamo in un ulteriore salto di qualità come quello che si è visto dalla prima alla seconda stagione, confidando in un pubblico più formato e in un focus che si stabilizzi sui difficili mondi che si vogliono raccontare, magari con il giusto coraggio per non essere necessariamente troppo legati a un pubblico di massa e generalista.


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