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Disincanto 4: esperimento riuscito o cocente delusione?

6 minuti di lettura

Torna su Netflix l’amata serie animata che porta la firma di Matt Groening, celeberrimo fumettista padre de I Simpson e Futurama. Vi avevamo già parlato dell’importanza di Disincanto nel percorso artistico nel suo creatore. Prima di accompagnarvi alla scoperta della quarta stagione ricapitoliamo brevemente cos’è successo negli episodi precedenti!

Disincanto: dove eravamo rimasti (con spoiler)

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Parte 1

La storia della principessa Bean inizia, come da tradizione, con un matrimonio, un genitore morto e due piccoli aiutanti che le fanno da spalla. Sarebbe tutto perfetto se non fosse che Bean si trova a Dreamland, il regno meno disneyano mai esistito. L’unico potere di questa anti-principessa è prendersi sbronze e vivere all’insegna dell’avventura insieme ai suoi amici fidati: il demone Lucy ed Elfo, un nanerottolo dal nome eloquente. La prima stagione ruota attorno alla creazione dell’Elisir dell’Immortalità, ricavato dal sangue di elfo che il Re Zog vuole usare per riportare in vita l’amata Dagmar.

Parte 2

Si scoprirà solo più tardi che la ritrovata madre è in realtà una potentissima strega che pietrifica l’intero regno e scappa con la figlia, oggetto di una misteriosa profezia. Una volta nella terra natale di Dagmar, Bean scopre la malvagità di sua madre, la quale sta tramando un pericoloso piano insieme ai suoi fratelli Becky e Cloyd. Seguiranno avventure tra il Paradiso e l’Inferno (letteralmente) in cui i tre amici cercheranno di scappare da Dagmar e di rimanere vivi.

Non appena Bean, Lucy ed Elfo riescono a fare ritorno a Dreamland, ecco che il regno viene attaccato da uno strano drago che si rivela in realtà un’ingegnosa macchina proveniente da Steamland, regno steampunk. Proprio mentre nulla sembra poter andare peggio di così, Bean viene accusata di aver tentato di uccidere Re Zog e anche di stregoneria, ovviamente. Durante il rogo che avrebbe dovuto ucciderli, i tre vengono salvati dai Trogs, il popolo sotterraneo, capitanato proprio dalla Regina Dagmar.

Parte 3

Le avventure di Bean ed Elfo proseguono a Steamland, dove tra freak show, strani macchinari a vapore, un esercito di lampadine e love stories con affascinanti sirene i protagonisti scoprono scioccanti verità e cercano di rimanere vivi, ancora una volta. Nel frattempo, il trono di Dreamland vacilla perché Re Zog è vittima di continui complotti che lo portano alla follia. Proprio mentre Bean viene incoronata succeditrice al trono, uno strano fumo verde invade la città e Dagmar fa il suo ritorno tramite un ascensore che collega direttamente con l’Inferno. Elfo e Lucy cercano di salvare Bean, ma la neo-regina viene trascinata negli inferi da sua madre che la costringe ad andare in sposa ad un uomo misterioso.

Com’è Disincanto Parte 4?

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Nella carriera di Groening Disincanto rappresenta il punto di svolta per scrollarsi di dosso lo stigma degli episodi autoconclusivi, a dimostrazione della sua bravura nella scrittura e nella gestione della serialità animata. Se questo esperimento sembrava riuscito quasi alla perfezione durante le prime stagioni, con l’arrivo di quest’ultima si rimane decisamente spiazzati. I tanti, troppi, fili della trama si intrecciano, si spezzano e si annodano con un ritmo cadenzato e ormai quasi prevedibile.

Sebbene il prodotto, se osservato da vicino, episodio per episodio, mantenga la sua aura brillante e ironica che tanto apprezziamo, è quando invece viene fatto un passo indietro e lo si osserva nel complesso che suscita perplessità. Con l’avanzare degli episodi di Disincanto ci viene data la possibilità di conoscere più da vicino alcuni dei personaggi che, per motivi legati al racconto, erano rimasti in secondo piano. Allo stesso tempo, però, la trama subisce il contraccolpo di questo nuovo peso narrativo.

Disincanto 4 potrebbe rivelarsi una cocente delusione

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Confusione, eccessiva rapidità e inorganicità sono i nemici che rischiano di mettere a repentaglio un progetto forse troppo ambizioso fin dal suo inizio. Le vicende si susseguono veloci, le connessioni ai vari eventi sono tutt’altro che istantanee e il ritorno di personaggi secondari, di cui spesso avevamo perso memoria, hanno un sapore per nulla nuovo. A trarre svantaggio da tutte queste sbavature sono soprattutto i tempi comici di Disincanto 4, decisamente più rilassati.

Nonostante la visione degli episodi scorra senza fatica, si sente la mancanza di quell’intuizione, quella scintilla che da sempre caratterizza le creazioni del padre dell’animazione irriverente. Il salto di qualità, il balzo che avrebbe dovuto elevare Disincanto purtroppo non arriva, permettendo ad altri prodotti molto più competitivi di sovrastare facilmente il prodotto di Groening, fagocitandolo. Con tristezza dobbiamo ammettere che ci aspettavamo di più.


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Classe 1996, laureata in Filosofia.
Aspirante filosofa e scrittrice, nel frattempo sognatrice e amante di serie tv, soprattutto comedy e d'animazione. Analizzo tutto ciò che guardo e cerco sempre il lato più profondo delle cose. Adoro i thriller psicologici e i film dalla trama complessa, ma non disdegno anche quelli romantici e strappalacrime.
Pessimista cronica e amante del dramma.

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