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Do Revenge, la vendetta è servita

6 minuti di lettura

Liceo, scandali e…una vendetta. Sono queste le premesse di Do Revenge, nuova commedia adolescenziale targata Netflix e disponibile sulla piattaforma streaming dal 16 settembre. Irriverente e fuori dagli schemi, il lungometraggio è diretto dalla cineasta Jennifer Kaytlin Robinson che ne ha steso la sceneggiatura insieme a Celeste Ballard, con un cast che comprende Camila Mendes, Maya Hawke, Austin Abrams, Rish Shah, Ava Capri, Jonathan Daviss e Sophie Turner.

Do Revenge è la tesi della Generazione Z

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Drea (Camila Mendes) è una ragazza di diciassette anni che ha nella vita tutto ciò a cui un’adolescente ambisce: è giovane, bella, studentessa modello, ape regina della sua scuola, sempre circondata da amici e fidanzata con Max (Austin Abrams), il ragazzo più popolare del liceo. Quando però un suo video intimo e privato viene diffuso online, la sua vita perde l’equilibrio di cui godeva. Drea conosce quindi Eleanor (Maya Hawke), nuova studentessa che non sopporta l’idea di essersi trasferita nella stessa scuola di Carissa (Ava Capri), ragazza che un tempo la bullizzava. Le due uniscono le forze, e insieme attuano un piano di vendetta nei confronti di coloro le tormentano.

Do Revenge è un film sulla Generazione Z per la Generazione Z, dove la spietatezza supera i limiti umani per mettere in scena un teatrino subdolo e dai toni hitchcokiani ambientato ai giorni nostri, di conseguenza amplificato dall’utilizzo di smartphone, internet e soprattutto social network. Ecco così che il lungometraggio è una commedia che sovverte gli schemi consueti, in favore di una messa in scena patinata e – se vogliamo usare i termini di oggi- totalmente aesthetic. Una commedia nera che unisce il modello tipico delle commedie adolescenziali anni ’90 alle consuetudini moderne, creando un prodotto finale solido e convincente.

In Do Revenge la vendetta va servita fredda

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Può essere la vendetta il fulcro di tutte le nostre azioni? In sostanza sì. E in Do Revenge la vendetta è il totale perno della narrazione e motore delle scelte di Drea, la protagonista. il lungometraggio mostra – grazie all’abile sceneggiatura– quanto questo desiderio di vendetta possa offuscare la mente del diretto interessato, nascondendo ai suoi occhi l’evidenza della quotidianità. Do Revenge è una storia di vendetta che nasce da un torto, e mette in pratica la frase ‘’Se fai un torto preparati a ricevere una vendetta in cambio’’.

Drea è una vittima di revenge porn. Quello che doveva essere un video intimo, girato e inviato al su fidanzato Max, viene invece condiviso illegalmente proprio dal suo destinatario; Drea decide così di restituire al mittente le conseguenze dalla sua terribile azione, ferma sulla sua volontà di smascherarlo e mostrare la sua vera natura ai suoi coetanei. Ma chi è quello che ne risente di più tra loro? La vittima o il carnefice? Do Revenge concorre a indagare anche questo aspetto, sottolineando quanto ancora una volta la vittima venga sommersa di critiche e giudizi non richiesti, mentre il carnefice rimanga – ingiustamente- illeso.

Il regno di Drea ed Eleanor

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Due protagoniste, due facce della stessa medaglia. Drea ed Eleanor possono essere descritte così, utilizzando tali espedienti. Due ragazze all’apparenza sconosciute, legate tra loro da un filo invisibile quanto invasivo, ossia la vendetta. Camila Mendes e Maya Hawke prestano il loro volto alle due protagoniste, mostrando i punti forti e i punti deboli di due ragazze vittime di azioni indicibili e deplorevoli. Due falle nel sistema che tentano di sopravvivere e farsi forza all’interno del campo minato che è l’adolescenza. Ma anche in un caso di alleanza bisogna sempre tenere gli occhi aperti.

Maya Hawke spicca grazie alla sua interpretazione e alla sua abilità di padroneggiare la macchina da presa, creando un personaggio enigmatico e ricco di numerose sfaccettature. Camila Mendes, d’altro canto, ancora non riesce a scrollarsi di dosso i panni di un’adolescente alle prese con l’incubo liceale, ma è in egual modo convincente camminando in un terreno per lei familiare. La narrazione è accompagnata da musiche e sound che strizzano un occhio alla Generazione Z, tracciando un quadro complessivo di un film che con i suoi pregi e difetti, si dimostra godibile e di intrattenimento.


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Mi chiamo Rebecca, classe 2000. Scrivo da che ne ho memoria e da ancora più tempo guardo film. Ho troppi film preferiti, sono innamorata del cinema in tutte le sue forme, vorrei vivere all'interno di una sala cinematografica e aspetto il Festival del cinema di Venezia per tutto l'anno.

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