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è stata la mano di dio Napoli

La Napoli di Paolo Sorrentino in È Stata la Mano di Dio

Le location del film: la Napoli da riscoprire negli occhi di Sorrentino

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8 minuti di lettura

“Però che bella Napoli vista da questa prospettiva” esclama Fabietto, protagonista di È Stata la Mano di Dio di Paolo Sorrentino, in una delle ultime scene del film.

Come dargli torto! Perché la prospettiva sulla città partenopea che Paolo Sorrentino offre allo spettatore è davvero meravigliosa: gli angoli della città, da quelli più celebri a quelli meno convenzionali, paiono brillare ancor di più sotto i riflettori delle telecamere di È Stata la Mano di Dio. Una visione, quella che ne emerge, di una Napoli sacra e profana, pregna di quella contraddittorietà che la distingue da sempre, e che a vederla così fa comunque sognare, ma lasciando un sapore allappante proprio perché in fondo rievoca il ricordo di qualcosa che oramai pare andato perduto.

Piazza del Plebiscito in È Stata la Mano di Dio

È Stata la Mano di Dio Piazza del Plebiscito
È Stata la Mano di Dio scena

Basta la prima inquadratura di È Stata la Mano di Dio a lasciare già col fiato sospeso: dal mare – simbolo della dolce vita, di spensieratezza e libertà -, motivo ricorrente del film, la ripresa si stringe e si avvicina al Golfo di Napoli. Osserviamo così il lungomare, vuoto e solenne, che subito contrasta nettamente con la scena immediatamente successiva, in cui viene mostrata una Piazza del Plebiscito molto diversa rispetto a come siamo abituati a vederla oggi.

Lì dove ora ci sono per lo più passanti, cittadini e turisti incuriositi che scattano foto, ecco che È Stata la Mano di Dio riporta a quando invece la Piazza era occupata da automobili in sosta e autobus. Effettivamente dal 1963 quello spazio era stato adibito come parcheggio proprio per la quantità di vetture in aumento nella città, e così è stato fino al 1994. Dunque Paolo Sorrentino riflette bene come doveva essere lì la situazione negli anni ’80, affascinando con l’immagine di tutte quelle auto disposte in fila e ben ordinate, anche se probabilmente nella Napoli dell’epoca il caos della quotidianità doveva essere ben maggiore.

Galleria Umberto I e il sogno del cinema

Galleria Umberto I
È Stata la Mano di Dio Galleria Umberto I

Un luogo che viene ripreso più volte e che poi va ad assumere un significato simbolico molto importante è la Galleria Umberto I. Scorciatoia prediletta per chi vuole raggiungere Via Toledo da Via San Carlo, dov’è situato l’ingresso principale, essa fu costruita tra il 1887 e il 1890 e dedicata all’omonimo re come omaggio per non aver abbandonato la città durante l’epidemia di colera del 1884.

In È Stata la Mano di Dio la Galleria viene inquadrata per lo più al suo interno, in cui due strade che si incrociano ortogonalmente sono coperte da una volta in ferro e vetro, armonizzata col resto della struttura in muratura.

Per il suo riconoscibile impatto scenografico, questo posto nel tempo è stato il set prediletto da molti registi, basti pensare che qui sono state girate, fra le varie opere cinematografiche, Maccheroni – come dimenticare la celebre passeggiata di Jack Lemmon e Marcello Mastroianni mentre mangiano un babà alla panna -, ma anche L’oro di Napoli, Questi fantasmi, L’amore molesto, solo per citarne alcuni.

E anche in È Stata la Mano di Dio la Galleria Umberto I viene scelta da un regista, Antonio Capuano, per un suo film. Proprio l’osservazione dal vivo delle riprese instilla in Fabietto l’idea del cinema, trasformando la Galleria in un luogo rivelatore di una passione vista soprattutto come opportunità e strumento per rifuggire da una “realtà scadente”, per crearne una nuova e propria, appunto da film.

La magia di Capri nello sguardo di Sorrentino

Capri

In più scene è inquadrata da lontano l’Isola Azzurra, e alcune immagini sono in effetti girate lì. Fabietto, spinto dall’amico, va insieme a lui, con una piccola barca a motore, sull’Isola, alla ricerca di movida e divertimento nel bel mezzo della notte.

Quando i due arrivano, però, non trovano altro che la celebre Piazzetta completamente vuota, se non fosse per uno sceicco accompagnato da una donna, probabilmente di ritorno da un party, riflettendo quanto già in quegli anni Capri fosse diventata quel “salotto sul mondo” di cui tutti parlano.

Come d’incanto, poi, Fabio e l’amico vanno a fare un bagno nella Grotta Azzurra, impossibile da non riconoscere, proprio per quelle tonalità di celeste intenso – dato dall’effetto della luce esterna che filtra attraverso una piccola apertura semisommersa – che caratterizzano l’antro. Sorrentino ci fa così desiderare di essere al posto dei personaggi, ma il desiderio non può che rimanere tale, poiché fare il bagno in quel punto è tassativamente vietato e pericoloso, a causa dell’ingresso basso e stretto della Grotta.

Paolo Sorrentino e il suo omaggio a Napoli: le incredibili location di È Stata la Mano di Dio

È Stata la Mano di Dio Napoli
È Stata la Mano di Dio Film

A tien’ ‘na cosa ‘a raccuntà?” chiede il regista Capuano al giovane Fabio, ormai non più Fabietto, perché quel dolore per la perdita dei genitori ormai l’ha fatto uomo. “Sì!” risponde lui, ed ecco la sfida del suo duro interlocutore: E dimmell’!.

Quella cosa da dire, Paolo Sorrentino l’ha raccontata bene. E non è solo la sua storia – straordinaria ancor di più se si pensa che a trovare il coraggio di comunicarla al mondo intero, in quel modo, è stato lui -, ma è la storia di una città intera, di una parte della sua storia e della sua essenza.

Il regista ci mostra la Napoli esultante di Maradona, con le immagini dello stadio e le persone a seguire e festeggiare insieme le partite dai balconi; la Napoli dei quartieri ma anche di Posillipo, con la bellissima fotografia di mamma, papà e figlio insieme sul motorino; la Napoli che è anche penisola sorrentina, luogo di ritrovo familiare e svago estivo.

E perché no, anche la Napoli di suggestioni fantastiche, con la figura misteriosa del Munaciello, e di difficoltà, pensando alle scene girate al cimitero di Poggioreale.

Un omaggio, allora, quello di Sorrentino alla sua Napoli, e la scena finale non lascia dubbi in merito, chiudendo l’opera nel modo più emozionante possibile, sulle note di Napul’è di Pino Daniele. Un finale, quindi, che sembra invitare lo spettatore, e dire: venite! E non ve ne andate! E se ve ne andate, non dimenticate!


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