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Edward mani di forbice

Edward mani di forbice, la morale di un film unico

Edward è l'uomo, l'universale dell'amore. Ecco la morale di Tim Burton

5 minuti di lettura

Tanti auguri a Winona Ryder nel giorno del suo 50° compleanno. Edward mani di forbice (disponibile su Disney+) è il film che, più di tutti, ha contribuito al suo successo e che segna anche la prima di tante collaborazioni tra Johnny Deep e Tim Burton, fresco del premio alla carriera alla Festa del Cinema di Roma.

Nonostante l’età – la pellicola ha ormai più di trent’anni (1990) – questo fantasy con venature dark, conserva intatto il suo fascino e il suo messaggio. Si, perché Edward mani di forbice è una fiaba e come tutte le fiabe che si rispettino ha una sua morale ed un suo messaggio senza tempo. Il film ha ricevuto una nomination agli Oscar per il trucco (il premio andò poi a Dick Tracy). Il titolo Edward scissorhands ci ricorda che l’originale è (quasi) sempre meglio del tradotto: Edward mani di forbice.

La vicenda di Edward mani di forbice è nota

Edward mani di forbice

Uno scienziato, nel suo castello/laboratorio, crea un ragazzo con le forbici al posto delle mani e muore appena prima di regalarne delle vere alla sua creatura, Edward (Johnny Deep). Peggy – la sempre brava Dianne Wiest – è una venditrice Avon dalle discutibili capacità che decide di fare una visita agli abitanti del castello trovandosi davanti uno sperduto ed orfano Edward.

Questi, accolto da Peggy e dalla sua famiglia, si innamora a prima vista della figlia Kim (Wanona Ryder). Inizialmente Edward viene accettato dagli abitanti del suo nuovo quartiere, sia per la sua abilità nell’uso delle forbici che per la morbosa curiosità che destano le stesse, ma poi, rifiutato e incompreso è costretto a fare ritorno al suo castello. Gli rimarrà l’amore della famiglia che lo ha accolto ed in particolare di Kim che, ormai vecchia, racconta alla nipotina la storia vissuta in prima persona.

Ambiente da favola

Edward mani di forbice

Come detto, Edward Mani di forbice è una fiaba, ma non solo l’aspetto narrativo suggerisce la natura fiabesca del film. La scenografia e la fotografia volutamente posticce, “plastificate”, con intensi colori pastello verde, rosso, giallo e azzurro che caratterizzano tutti gli esterni – ed in particolare le case del classico quartiere residenziale americano – rilasciano la sensazione di uno spazio ed un tempo irreale, alternativo, di fiaba appunto.

Stesso effetto la sapiente colonna sonora le cui note supportano anche le venature dark di Edward mani di forbice. Il main theme, The ice dance, è firmato dal grande Danny Elfman, compositore in tantissimi film di successo (SOS Fantasmi, Dick Tracy, Darkman, L’armata delle tenebre, Il Grinch, solo per citarne alcuni), e molti anche dello stesso Tim Burton, come ad esempio Beetlejuice, Batman, Mars Attacks!, Il mistero di Sleepy Hollow, Planet of the apes, Alice in Wonderland.

Una menzione particolare allo scienziato/inventore interpretato dall’iconico Vincent Price, pezzo di storia del cinema e di quello horror in particolare, non a caso fortemente voluto sul set da Tim Burton. Johnny Deep regala un’interpretazione di grande spessore tenuto conto che Edward è di poche parole e si esprime molto con la mimica facciale e degli occhi.

Oltre la diversità?

Edward mani di forbice

Quale la morale della favola? I temi della diversità, dell’accoglienza, dell’adozione, dell’amore sono tutti proposti da Tim Burton e consentono diverse riflessioni: è sicuramente un film a grande vocazione didascalica.

Ma, con un pizzico di audacia, è possibile guardare oltre, universalizzare Edward e scorgere in lui l’emblema dell’Uomo o addirittura nella sua parabola quella di un moderno Gesù Cristo. Edward è l’Uomo, creato imperfetto, caratterizzato dall’amore, con le sue fragilità, le sue abilità ed i suoi talenti che a volte gli consentono di realizzare cose straordinarie (la neve).

Ma Edward è anche un nuovo Gesù, creato e istruito dal Padre, sceso tra gli uomini (dal suo castello), amato ma poi odiato e scacciato che torna alla sua dimora originaria (il castello) perché il suo posto non è tra gli uomini; c’è chi continua ad amarlo e a ricordarlo per le sue opere straordinarie, come il miracolo della neve.


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Roberto de Vincenzo

Maestro di scuola elementare, avvocato, cuoco sconclusionato, scacchista senza talento. Anamnesi: affetto da curiosite cronica, malato di cinema, insana passione per Eric Cartman e Mr. Hankey. Autori preferiti (impossibile citarli tutti) "Beat" Kitano, Lars Von Trier, Aki Kaurismaki, Kim Ki-duk, Buñuel, fratelli Coen, Tarantino, Hitchcock, Argento, Mario Bava, Fernando di Leo. Eroe preferito: Superman? Batman? Macchè! Arturo Bandini

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