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Elite 6, il peggior ritorno a Las Encinas

7 minuti di lettura

A distanza di pochi mesi dal rilascio di una quinta stagione che aveva contribuito a dividere ancora di più pubblico e critica, ecco che Netflix riempie i suoi non detti con Elite 6, nuovissima stagione della Serie TV spagnola iniziata nel 2018, ormai abile collezionista di successi, insuccessi e polemiche.

Arrivata sulla piattaforma lo scorso 18 novembre, Elite 6 è riuscita – ancora una volta – a scalare la classifica dei prodotti più visti e in sole 24 ore si è accaparrata la vetta, di nuovo. Ma non è tutto oro quel che luccica, e di questa definizione Elite è il perfetto soggetto.

Elite 6 è l’inizio di una discesa senza fine

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Dopo la tragica morte di Samu (Itzan Escamilla) avvenuta proprio durante lo scorso finale di stagione, un nuovo anno scolastico sta per iniziare a Las Encinas. Tentando di nascondere i segreti di un passato ormai macchiato di rosso sangue, i protagonisti tentano di farsi strada in una nuova vita, nella quale però vivono onnipresenti i fantasmi delle loro precedenti azioni, divenute ormai incancellabili. Con l’uscita di scena di volti ormai cari ai fan di lunga data, Elite 6 si appresta ad accogliere, come di consueto, nuovi personaggi e nuove storie, in quella che è senza dubbio la peggior stagione dello show.

Elite è ormai in picchiata, in un vortice in caduta libera che non sembra arrestarsi, iniziato ormai con l’uscita della quarta stagione lo scorso anno. Vari sono i motivi della decadenza di quella che in passato è sempre stata una delle serie spagnole di maggior successo per il colosso dello streaming Netflix, una su tutte la trama. Complice una sceneggiatura scritta troppo frettolosamente, che da corda a quantità piuttosto che a qualità, Elite 6 è il culmine dell’assurdo e della ripetitività; con una storia assai confusa e priva di quel mix di scalpore e glamour solito caratterizzare le stagioni precedenti, Elite 6 è pervasa da una narrazione assai piatta e monotona che non rende giustizia nemmeno ai suoi protagonisti.

Quando l’inclusività non centra il bersaglio

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Numerosi sono i temi di attualità che impregnano la sceneggiatura di Elite 6, e come di consueto sono sempre temi che guardano e strizzano un occhio a quelle che sono le ‘’tendenze’’ del momento, tenendo sempre presente il target verso la quale questo tipo di prodotto è rivolto, ossia la Generazione Z. Ecco quindi che in questa stagione i riflettori mediatici sono puntati sulla questione razzista con il personaggio di Rocìo (Ana Bokesa), sulla violenza domestica e di genere con la storia di Sara e Raul (Carmen Arrufat e Alex Pastrana), sull’abuso sessuale subito da Isa (Valentina Zenere) e transfobia e disforia di genere con l’entrata in scena di Nico (Ander Puig).

Elite 6 tenta quindi la difficile prova dell’inclusività, prova che sempre più show televisivi e prodotti cinematografici si trovano ad affrontare, e molto spesso con risultati mediocri. E anche Elite 6 cade in questa trappola. Se nella stagione precedente la trattazione di temi di attualità aveva colto il segno, questa volta svia completamente i binari di un discorso di per sé già penalizzato. Il razzismo è trattato superficialmente, così come la transfobia e l’abuso sessuale, dove i colpevoli sembrano quasi essere assolti. Non basta quindi inserire argomenti del genere per ottenere consensi, ma occorre anche analizzarli nel modo corretto, mantenendoli coerenti con quello che è l’arco narrativo proprio di ciascun personaggio.

Ciò che è vecchio continua ad andare di moda

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Nuova stagione, nuovi volti. È questo lo schema di successo ormai consueto in Elite, che ha iniziato ad utilizzare questo espediente già con l’uscita della seconda stagione nel 2019. Ma questa volta si ritrova a essere la causa maggiore dell’insuccesso di Elite 6. Per la prima volta infatti non abbiamo la presenza nel cast di volti storici della serie (prima e seconda stagione), ma si assiste a un completo rinnovamento, con l’unica presenza di alcuni personaggi entrati nel cast dalla quarta e quinta stagione, quali Ari (Carla Diaz), Patrick (Manu Rios), Mencia (Martina Cariddi) e Isadora. E il fattore novità va ad intaccare il cuore pulsante di un’intera serie tv.

Inserire personaggi nuovi è una buona scelta? Sì, senza dubbio, ma inserirli nella giusta maniera e calibrando la loro storia con quella già preesistente è assolutamente necessario. Togliere improvvisamente e senza motivi fondati, i volti di coloro che hanno fatto la storia della serie, come Samu, Rebeka (Claudia Salas), Omar (Omar Ayuso) e tantissimi altri, è stata la prima goccia che ha fatto traballare il vaso di stabilità di una serie che si fondava – tra le altre cose- sull’empatia dello spettatore proprio con questi volti. La scrittura frenetica e confusionaria dei nuovi personaggi ha mancato nel creare un legame tra spettatore e nuovo arrivato.

Che l’abbiano capito? A quanto pare sì. Le campanelle di Las Encinas non hanno ancora suonato per l’ultima volta e, infatti, Elite è già stata rinnovata per una settima stagione che vedrà il ritorno tanto atteso di uno di questi volti storici, Omar. Non resta quindi che aspettare il prossimo anno.


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Rebecca, classe 2000. Scrivo da che ne ho memoria e da ancora più tempo guardo film. Ho troppi film preferiti, sono innamorata del cinema in tutte le sue forme, vorrei vivere all'interno di una sala cinematografica e aspetto il Festival del cinema di Venezia come fosse Natale.

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