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Elvis, i migliori film con protagonista il Re del Rock and Roll

7 minuti di lettura

In occasione dell’uscita di Elvis di Baz Luhrmann, film che porta al cinema la vita e la musica di Elvis Presley, è bene ricordare quando il Re del Rock and Roll appariva frequentemente sul grande schermo: non come un personaggio interpretato da altri attori, ma nelle vesti di attore professionista. Sì perché negli anni ’50 e ’60 non era affatto inusuale vedere Elvis sullo schermo di un televisore, di una sala cinematografica o di un drive-in.

Tuttavia, nonostante una massima dedizione alla professione, la sua carriera cinematografica non fu brillante come quella musicale: le motivazioni sono da cercare proprio nello status da lui raggiunto fino a quel momento.

Jailhouse Rock e i primi film da protagonista

Elvis Presley attore NPC Magazine
La locandina di Jailhouse Rock di Richard Thorpe.

In concomitanza con l’uscita dei primi album, il colonnello Parker (lo storico manager di Elvis) propose il suo assistito alla Paramount Pictures sotto l’ala del produttore tre volte premio Oscar Hal B. Wallis. Elvis girò quattro film tra il 1956 e il 1958, ovvero: Love Me Tender (di Robert D. Webb), Loving You (di Hal Kanter), Jailhouse Rock (di Richard Thorpe) e King Creole (di Michael Curtiz).

Il film che è rimasto più di tutti nell’immaginario collettivo è Jailhouse Rock, in cui Richard Thorpe utilizza Elvis come un simbolo, valorizzandone l’iconografia che diventa fulcro della pellicola: l’impressione è che Thorpe e Guy Trosper (lo sceneggiatore) abbiano costruito un film attorno a Elvis e non viceversa, piegando il mezzo cinematografico alle risapute qualità del cantante.

Questo sarà uno dei problemi tecnici principali della carriera d’attore di Elvis: quello di produttori, registi e sceneggiatori che decideranno di accomodarsi sull’icona, di non andare oltre quel che il pubblico si aspetterebbe da un film con Elvis Presley.

King Creole: la crescita attoriale di Elvis Presley

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Walter Matthau e Elvis Presley in una scena di King Creole.

A cambiare questa tendenza ci pensa Michael Curtiz (il leggendario regista di Casablanca) con il suo King Creole. L’intento di Curtiz è quello di raccontare una storia, di delinare un personaggio interpretabile da Elvis Presley così come da un Marlon Brando o da un Rock Hudson, poiché cinematograficamente parlando non lo illustra seguendo i contorni della sua icona, ma sfruttandone le status solo a livello produttivo e musicale.

La regia assume sfumature più cinematografiche e meno televisive rispetto ai film precedenti, le inquadrature sono maggiormente ricercate e la storia più stratificata, ma soprattutto – grazie anche a un personaggio di spessore – Elvis si rivela un interprete dalle buonissime capacità tecniche recitative, smentendo chi lo definiva un cantante che gioca a fare l’attore.

Il servizio militare e il ritorno al cinema

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Elvis in una scena di G.I. Blues.

Nel 1960, dopo due anni in Germania nel servizio militare, Elvis torna negli States e nel mondo del cinema con G.I. Blues. Il film, diretto da Norman Taurog è ambientato proprio in Germania e dedicato alla vita dei soldati dell’esercito americano: conferma così la forte influenza dell’artista protagonista sulle sceneggiature. Il risultato è una leggera commedia romantica, ovviamente musicale, apprezzata dal pubblico americano e dai suoi fan più fedeli.

Il film funzionava perfettamente per chi sapeva già cosa a cosa assistere: per chi non andava al cinema con l’intenzione di vedere un capolavoro o qualcosa di distante dalla propria zona di comfort, ma per chi voleva vedere il proprio mito cantare, conquistare donne e spesso fare a pugni. Il tutto sempre accompagnato dal sorriso stampato sulla faccia, in modo tale da divertire e non dare troppe preoccupazioni allo spettatore (oggi li chiamerebbero film per spegnere il cervello).

Il problema sorgerà più tardi quando, dal 1960 al 1969, le produzioni marceranno insistentemente su questa tendenza e renderanno Elvis un attore a tempo pieno, straordinariamente prolifico, ma in pellicole fin troppo leggere e di bassa qualità.

Elvis Presley come un supereroe e il paradosso della star

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Il pubblico alla première di Love Me Tender al Paramount Theatre di New York.

La carriera cinematografica di Elvis Presley è stata soggetta a opinioni contrastanti tra pubblico e critica. Mentre i primi volevano che i film si costruissero attorno all’icona, gli altri non riuscivano a dare un giusto valore alle sue capacità attoriali in quanto interprete sempre dello stesso personaggio e in film definiti da loro mediocri.

Se si volesse fare un paragone in grado di resistere negli anni, tutto ciò potrebbe rimandare alla diatriba tra puristi del cinema e fan della Marvel: i film con Elvis erano spesso accusati di essere ripetitivi, poco cinematografici, per un pubblico fidelizzato, prodotti popolari che vivono grazie alla sua star, quasi come fosse un supereroe. Tuttavia i fan, giustamente, avevano il diritto di vedere e apprezzare un film indipendentemente dal valore artistico agognato dagli accademici, assistendo a dei film-evento in cui è Elvis stesso ad essere l’evento.

Quello dell’Elvis attore è quindi un fenomeno comprensibile anche ai giorni nostri, seppur con qualche naturale cambiamento definito dal tempo. È quindi semplice immaginare il pubblico che va in visibilio nelle scene d’azione, oppure intento a cantare a squarciagola le sue hit nelle scene musicali, non con una maglia geek in cui vi è raffigurato il proprio supereroe preferito, ma magari con l’iconico ciuffo del proprio mito. Elvis Presley è ormai diventato icona come mai nessuno prima in quegli anni, un simbolo da seguire e per cui sognare, mitizzato come un attuale supereroe.


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Classe 1997, appassionato di cinema di ogni genere e provenienza, autoriale, popolare e di ogni periodo storico. Sono del parere che nel cinema esista l'oggettività così come la soggettività, per cui scelgo sempre un approccio pacifico verso chi ha pareri diversi dai miei, e anzi, sono più interessato ad ascoltare un parere differente che uno affine al mio.

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