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Encanto film Disney

Encanto: l’imperfezione della normalità

5 minuti di lettura

Arriva al cinema il sessantesimo classico Disney. Il 24 novembre 2021 è infatti uscito nelle sale italiane Encanto, diretto da Byron Howard, Jared Bush e Charise Castro Smith, ed è già campione d’incassi.

La vicenda, ambientata in un paesino della Colombia, ruota attorno alla famiglia dei Madrigal: a seguito di un miracolo, ogni membro della famiglia ha acquisito dei poteri magici, grazie ai quali può rendersi utile alla famiglia e alla comunità intera. La loro stessa casa è magica, e tutti i Madrigal ci vivono sotto l’occhio severo di Abuela (letteralmente “la nonna”). Ma in questa famiglia apparentemente perfetta c’è una pecora nera: Mirabel, l’unica Madrigal che non è stata dotata di alcun talento straordinario.

Una famiglia straordinaria

encanto Film

All’inizio del film infatti vediamo l’antefatto della vicenda, la sera antecedente alla cerimonia durante la quale la piccola Mirabel dovrebbe ricevere il suo talento, ma ciò non accade. Successivamente veniamo trasportati nel presente, nel quale la ragazza vive in una semplice cameretta – luogo dell’interiorità percepito come privo di magia – nella quale è confinate poiché, al contrario degli altri, non possiede una porta che dia accesso al proprio personale mondo magico.

Ciò le crea dei profondi complessi di inferiorità che non le permettono di vivere con serenità il confronto con gli altri membri “speciali” della famiglia, i quali sono soliti rimarcare, con poco tatto, la cosa.

Il senso di inadeguatezza è il sentimento dominante del film, che riflette sul peso delle aspettative familiari dal punto di vista della protagonista ma anche degli altri personaggi.

Se Mirabel non si sente mai abbastanza capace da dimostrare che vale e rendere fiera la propria famiglia – ciò che più desidera – Luisa e Isabela, le sue sorelle, si nascondono invece dietro ai propri talenti per dissimulare il disagio causato dalla pressione di dover confermare continuamente il proprio essere speciali senza mai vacillare, e senza dare spazio ai desideri individuali.

L’atmosfera della vicenda, in tutta la prima metà del film Encanto, è festiva e allegra, enfatizzata da una fotografia coloratissima dai toni sgargianti: la casa, denominata “Casita”, è un luogo meraviglioso, enorme e disseminato di fiori che ne adornano l’esterno; la sua magia intrinseca ne permette il movimento, tramite il quale comunica con i membri della famiglia conferendo alle scene un ritmo vivace.

L’Encanto di casa Madrigal

famiglia encanto

Ciononostante, ad un certo punto nelle mura della casa compaiono delle crepe; parallelamente, vengono evidenziate le crepe all’interno dell’apparentemente perfetta famiglia, la quale mette in atto dinamiche altamente problematiche che giungono perfino all’emarginazione di un membro a causa di un talento, quello della premonizione, scomodo.

In Encanto non c’è spazio per un vero e proprio villain, quindi, in quanto il nemico, l’ostacolo da superare sono proprio i meccanismi disfunzionali della famiglia. Tutto ciò che può essere fonte di turbamenti viene negato e seppellito, delle crepe sui muri nessuno vuole parlare, esattamente come nessuno vuole parlare di Tio Bruno, il familiare escluso che non si vede più da anni.

Mirabel, con la sua normalità, è la personificazione dell’imperfezione, è l’imprevedibilità contro un mondo rassicurante e “giusto”, e perciò spaventa. Il suo non sarà un viaggio nel mondo esterno, ma un’indagine introspettiva nelle profondità dei luoghi più nascosti della grande casa. Encanto gioca sul continuo contrasto tra esteriorità e interiorità, e il messaggio che manda nel finale è chiaro: la determinazione e l’impegno sono più importanti del talento naturale, e vivere per se stessi anziché per soddisfare le aspettative altrui conduce all’autorealizzazione.

Come in ogni film Disney, anche in Encanto non manca la riconciliazione finale, rappresentata in un tripudio di farfalle e gioia, con una foto di famiglia: una famiglia che ha finalmente il coraggio di essere imperfetta, ma felice.


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