Perché rivedere «Essi Vivono» al tempo del complottismo e della sorveglianza digitale

Da qualche giorno è disponibile su Netflix il docu-drama The Social Dilemma, firmato Jeff Orlowski, che fa il punto sulla questione incandescente dei social media nella nostra società, con una vena polemica in relazione ai temi della privacy e del consumo. Un argomento tra i più attuali e discussi in modo interdisciplinare e su scala internazionale.

Soprattuto perché la nostra società si fonda ormai sulla socialità social, sulle app di e-commerce, sui social network, che a loro volta sopravvivono formando una interconnessione di cui l’ID digitale di ognuno è il centro unificatore, e attraverso certi imperativi del consumo che accolgono producendo la pubblicità che il web marketing aziendale gli impone. Come ha detto esplicitamente Zuckerberg «we run ads», gestiamo pubblicità. ciò equivale a dire che gli algoritmi dei software sono sempre più pensati per adattarsi e accogliere le logiche del marketing digitale. Questa struttura economica su cui si fonda l’internet di oggi solleva il problema della privacy, dell’equità e della sua positività sociale.

Dal versante più negativo e polemico si è affermata l’espressione «sorveglianza digitale» sui dati personali, e il problema etico del consumo. Due fattori interrelati, essenziali per comprendere la modernità, che già nel 1988 erano stati sdoganati nel film di John Carpenter, Essi Vivono.

Ambientato negli anni ’80 in una Los Angeles trasposizione plastica della normalità societaria moderna, tra il lavoro operaio, la dipendenza dalla televisione, e l’influenza dei messaggi sociali e politici che i paradigmi pubblicitari propagandano. Il film narra il viaggio iniziatico che conduce un operaio edile, John Nada (Roddy Piper), alla scoperta di una verità tanto essenziale quanto ignota a molti, che dà modo di capire il perché e il senso della struttura societaria in cui viviamo.

Roddy Piper con gli occhiali di Kant

È uno dei topoi filosofici più diffusi e noti, quello della distinzione tra realtà e apparenza. Si tratta di una distinzione talmente tanto filosofica che si può farla ben coincidere con lo scopo stessi del filosofare.

Per fare alcuni esempi: Eraclito, poneva l’accento su come gli uomini si comportavano come dormienti anche da svegli, per la loro incapacità di vedere e comprendere la ragione delle cose che le mostrerebbe loro come esse realmente sono, sebbene queste siano continuamente davanti ai loro occhi. Il filosofo Bacone diceva «sapere è potere» proprio perché chi sa domina le cose e non è goffamente sballottato, subordinato e in balia di esse.

Si parla della filosofia kantiana, nei manuali scolastici, come di un “paio di occhiali” attraverso le lenti dei quali gli uomini vedono la struttura logica attraverso la quale conosciamo la realtà. Nel film di Carpenter Essi Vivono i misteriosi occhiali da sole (oggetto di ispirazione per il progetto di un occhiale reale) svolgono una funzione simile in termini di rivelazione della verità, quali strumento di emancipazione e di libertà.

Insomma, l’idea che le cose come sono veramente non siano di immediata comprensione e necessitano uno sguardo attento e profondo unito a una disposizione mentale alla comprensione e alla ricerca è un dato indispensabile per la filosofia, intesa, appunto, come «amore per il sapere». Gli occhiali di Carpenter sono il mezzo materiale per vedere davvero. Una via di accesso alla verità non raccontata, ma osservata direttamente, che fa saltare immediatamente tutti i pensieri convenzionali sul mondo che ci circonda in società.

Persi nel feed

Con il termine “apparenza”, come opposto di realtà, si vuole indicare che nella vita di tutti i giorni le persone non si pongono troppe domande sulle cose, vi soggiornano in mezzo, le usano e ne parlano in base a come appaiono, ma di fatto non le vedono per come esse sono nel loro significato. Non se ne interessano più di tanto, e quindi non le conoscono davvero. Ciò significa dormire da svegli. Non vedere perchè si è ciechi sulle cose mentre si commercia col mondo.

In Essi vivono sono già presenti le dinamiche del controllo che vedremo anni dopo in Matrix.

Nei nostri tempi moderni questa cecità è giustificata dall’affaccendarsi nell’apprendimento di un certo mestiere, nello svolgimento delle commissioni burocratiche o nel risolvere l’esistenza nel piacere e nel divertimento a-razionale di un edonismo scellerato.

Di «Matrix» e del capitalismo incontrollato

Essi vivono

Sono tutti modi di vivere che impediscono lo sguardo attento e riflessivo sulla natura delle cose. In questo modo il dualismo realtà-apparenza sul piano delle cose corrisponde a quello di sapienza-ignoranza su quello della conoscenza umana delle cose. Questo è il tema filosofico, e più in generale esistenziale, del film Essi Vivono. Film in cui sono già presenti le dinamiche del controllo che vedremo, solo anni dopo, in Matrix.

Avanguardistica, in questo senso, la sequenza della “caccia” al protagonista divenuto consapevole della verità, con tanto di allarmi e di comunicazione radio per acciuffarlo. Una sequenza che racconta bene il pericolo della scoperta e l’esigenza di mettere a tacere ogni possibile pensiero critico e di ricerca della verità, per perpetuare la segretezza del sistema. Questa è la ragione per la quale gli occhiali vengono prontamente distrutti e sempre di nuovo dislocati (da un manipolo di “svegli”) per non essere scovati ed eliminati.

In Essi Vivono è presente, oltre alla critica metaforica della segretezza come copertura volontaria della verità, una critica psicologica ai messaggi subliminali iniettati nella quotidianità dal “capitalismo incontrollato”, fenomeno essenziale della nostra società odierna.

«Essi vivono» non è complottista

Essi vivono

Carpenter usa come punto di partenza questo tema tanto ricco di tradizione speculativa e attraverso una trama schietta dai tratti del thriller fantascientifico ne acutizza tutta l’inquietudine realizzando un film low budget (4 milioni di dollari). Cosa c’è infatti di più spaventoso e preoccupante per gli uomini di non capire e di non sapere, in qualsiasi situazione e rispetto a ciascun ambito in cui si trovano, come stanno davvero le cose?

Questa inquietudine oggi si presenta in modo notissimo nella forma della disinformazione, delle fake news, delle menzogne a buon mercato, che complicano le condizioni della conoscenza effettiva delle cose, già di per sé per nulla semplice, in una società complessa come la nostra. Tuttavia solo con una lettura psicotica e superficiale si può valutare Essi Vivono come un film che strizza l’occhio alla più nota teoria complottista del New World Order. 

Essi vivono

Questi fattori sociali, e le teorie complottiste, producono sia la visione semplicistica della realtà, sia quella distorta, confusa e pregiudizievole, al punto da far desistere la maggior parte delle persone da quello che, oggi più che mai, è il lavoro intellettuale più complesso: districarsi per capire davvero le cose. Siamo quasi completamente indotti a restare in superficie, e quindi a restare ignoranti, ovvero nella non comprensione di come stanno le cose. Gli uomini di una società del genere, se non compiono uno sforzo razionale rilevante, sono e restano per forza soggetti, a vario titolo e in modi diversi, di un qualche tipo di controllo che non capiscono fino in fondo o che più spesso ignorano del tutto. 

Il messaggio del film non è quello di inasprirci e diventare paranoici, ma quello di approfondire la natura della società e, mutate mutandis, del digitale.

Essi vivono radicalizza ed estremizza il fenomeno del dominio e dello sfruttamento, proiettandolo in una gerarchia sociale più ampia in cui l’intero consesso umano partecipa come vittima


La tendenza alla apoliticità e il crescente dissolvimento dello spirito associativo a fini culturalmente e socialmente attivi e trasformativi, che comporta l’atomismo sociale e l’individualismo radicale, sono una conseguenza diretta di questa tensione indotta alla pervasiva ignoranza di fondo come modo di stare al mondo. Gli uomini del film di Carpenter nella loro vita quotidiana svolgono quelle attività che per noi tuttora sono quella normalità tanto fastidiosa quanto più cristallina, immediata e rassicurante, ovvero la realtà mondana vera e indubitabile delle commissioni burocratiche, del lavoro, dello shopping.

Senza sapere che questo agire è determinato da imposizioni trasmesse attraverso imperativi del controllo come “compra”, “consuma”, “obbedisci” “riproduciti”, “non pensare”, da parte di altri esseri intelligenti: gli alieni.

Essi vivono?

Essi vivono

Il titolo del film riprende direttamente il dualismo eracliteo svegli-dormienti, per cui “loro vivono” (gli alieni) e noi dormiamo (gli uomini).  Carpenter connette sapientemente il problema antropologico conoscitivo dell’ingenua tendenza umana all’incomprensione delle ragioni profonde delle cose, il restare in superficie nel nostro agire, con quello della suscettibilità umana all’inibizione e al controllo. Chiaramente, a livello teorico, questa associazione non è un’invenzione di John Carpenter. Ne abbiamo una descrizione celeberrima in 1984 di Orwell. Ed è storicamente risaputo come l’ignoranza sia sempre stata lo strumento politico-sociale principale dei sapienti potenti per sottomettere e controllare appunto chi non sapeva come stanno le cose. In questo senso tra realtà e apparenza non c’è una differenza di contenuto, ma di percezione del contenuto, di prospettiva. 

Essi vivono radicalizza ed estremizza il fenomeno del dominio e dello sfruttamento, proiettandolo in una gerarchia sociale più ampia in cui l’intero consesso umano partecipa come vittima. In questo modo la percezione degli uomini e del loro ruolo, dell’ignoranza e del controllo, non è più letta in una dimensione umana di servo-padrone di tipo economico, sociale, etico e ideologico, ma in una immaginaria gerarchia tra differenti forme di vita intelligenti. 

Noi dormiamo!

Essi vivono

Gli alieni sembrano aver compreso la naturale ingenuità, obbedienza e predisposizione a soccombere all’inganno propria dell’intelligenza della specie umana, cosi mirabilmente descritta da Carpenter.

In questo modo gli alieni, celandosi sotto sembianze umane, godono della terra e si mescolano con gli umani, e senza né aggredirli né ucciderli, li controllano e indirizzano le loro azioni in base a quelli che giudichiamo come schemi del progresso che oggi sono per noi classici: consumismo, riproduzione, obbedienza, conformismo. 

Carpenter inserendo queste singole parole nei cartelloni della pubblicità negli ampi spazi collettivi della città, vuole indicare come esse siano il significato proprio che spesso ci dimentichiamo dei manifesti e delle inserzioni pubblicitarie. Compiendo una ennesima critica alla società conformistica del consumo e dell’omologazione, Essi Vivono si presenta a tutti gli effetti come un film di denuncia e di critica a un certo modello educativo e societario, ponendosi dalla parte dei coraggiosi che si distinguono a costo di finire male. 

L’ignoranza da «Essi vivono» a oggi

Il tipo di ignoranza che rappresenta Carpenter è peculiare. Gli alieni conoscono l’altro termine della gerarchia, gli umani, questi ultimi invece non conoscono l’esistenza degli alieni, né della gerarchia, né del controllo a cui sono sottoposti, e, infine, neppure della loro stessa ignoranza al riguardo.

Quella che Carpenter rappresenta è il tipo di ignoranza più terribile, quella non saputa a sua volta, non l’ignoranza socratica. Una ignoranza che coincide con la vita stessa degli uomini, una pura inconsapevolezza naturale e “normale” della verità che riguarda la specie umana: essere schiava e pilotata nel proprio agire quotidiano da esseri intelligenti di cui ignora perfino l’esistenza. In ciò è rintracciabile una prima analogia con quello che è stato chiamato “capitalismo della sorveglianza”, la teoria interpretativa della odierna civiltà digitale.

Per la maggior parte non siamo pienamente consapevoli quanto e chi controlla le nostre navigazioni web, dove vanno a finire i nostri dati, quanto sono labili le nostre password. Il problema della privacy è infatti uno dei temi caldi del fenomeno dell’antropizzazione del web.

Essi Vivono è un film dagli intenti socialmente eversivi

Un’altra analogia tra il tipo di controllo mostrato da Carpenter e quello in atto nella sorveglianza digitale è rinvenibile negli esiti del controllo, in entrambi i casi la sorveglianza non è immediatamente coercitiva, violenta, repressiva. È piuttosto l’ordine delle cose da preservare: il controllo per mantenere il controllo sociale. Per evitare stravolgimenti dello status quo (del controllo) prestabilito, o anche deviazioni da esso (le anomalie di Matrix). Il controllo come strumento per garantire un ordine sociale conformistico e ripetitivo. 

Platone e gli alieni

Essi vivono

Ciò rende Essi Vivono un film dagli intenti socialmente eversivi, veicolando il messaggio della conoscenza come mezzo di emancipazione e libertà che scardina il controllo invisibile di una gerarchizzazione sociale celata e apre all’assetto sociale della condivisione e del confronto inter pares. Da una oligarchia ignota alla democrazia.

Il protagonista, come in una sorta di rovesciamento del Mito della Caverna, viene aggredito fisicamente per essere svegliato


Proprio gli scopi dell’agire quotidiano degli esseri umani in quanto specie nella società moderna sono gli ordini imperativi che impartiscono gli alieni agli uomini e che, con questi misteriosi occhiali, vengono letti come sottotesto intrinseco, senso recondito e autentico del comportamento umano indotto dalla gerarchia ai fini del controllo, attraverso i manifesti pubblicitari, i prodotti artistici e le cose che incontriamo e creiamo continuamente nel mondo. Allo stesso modo, oggi, è necessario indossare le lenti della conoscenza dei nuovi ambiti digitali per comprendere il funzionamento degli eventuali dispositivi di sorveglianza digitale che possono sempre di nuovo aggiornarsi e rendersi invisibili. 

The Carpenter dilemma

Essi vivono

Essi vivono è un film che fa correre brividi lungo la schiena allo spettatore, lo disturba e insinua il dubbio più radicale, quello circa la nostra esistenza come specie. Coronamento della poetica filosofico-disturbante di Carpenter (come nella Trilogia dell’Apocalisse), Essi vivono, immediato e privo di rimandi eruditi manifesti, sprigiona tutta la sua potenza nella trama. Nei dettagli significativi della narrazione si rendono evidenti rimandi filosofici e la critica lucida dell’attualità.

Un esempio su tutti, la straordinaria sequenza dell’azzuffata tra il protagonista e il collega, il quale, come in una sorta di rovesciamento del Mito della Caverna, viene aggredito fisicamente per essere svegliato e convincersi a indossare quegli occhiali, i soli strumenti per eseguire il dissolvimento del velo di Maya che schiude alla conoscenza dell’insospettata e sconvolgente verità. Quella verità che, nel film di Carpenter, fa mettere in discussione tutto ciò che si credeva di sapere, in un finale psicologicamente disturbante oltre ogni immaginazione. 


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Lorenzo Pampanini

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