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Fate – The Winx Saga ci racconta un’altra storia

8 minuti di lettura

Il nuovo anno inaugura una serie tanto attesa quanto controversa sin dalla sua presentazione. Certo, quando il riferimento è un cartone animato intoccabile, simbolo di un fenomeno generazionale, l’asticella si alza. Tuttavia Fate – The Winx Saga, disponibile dal 22 gennaio su Netflix, ci racconta un’altra storia, liberamente ispirata al cult Winx Club di Iginio Straffi. Lo studio d’animazione da lui fondato, Rainbow, in associazione a Archery Pictures incornicia il progetto, creato da Brian Young.

Sin dal trailer avvertiamo qualcosa di diverso. Dal gruppo originario della serie animata del 2004 manca Tecna, amata fata della tecnologia. Subentra invece Terra, cugina di Flora, mentre Musa perde la connotazione etnica asiatica che la contraddistingue nel cartone, poiché ispirata all’attrice Lucy Liu. C’è poi Aisha, originariamente figlia della seconda stagione di Winx Club, che invece qui appare subito come amica più vicina a Bloom. Affiorano quindi importanti differenze. Ma non lasciamoci influenzare dalla verosimiglianza.

Fate – The Winx Saga è una trasposizione moderna

Fate The Winx Saga

La costruzione dei personaggi presenta sia di punti di forza che punti di debolezza. I protagonisti appaiono così come moderni teenager, che impugnano cellulari e affrontano problemi ormonali. Si parla esplicitamente di sesso, si fumano canne e si beve alcool. Da un lato questo aspetto aiuta a contestualizzare nella contemporaneità il mondo fatato di Alfea, dall’altro, però, priva la serie dell’idillio fiabesco, per esempio quello della trasformazione, con i costumi patinati dell’Enchantix, uno dei momenti più iconici del cartone, atteso famelicamente dallo spettatore.

Scopri la versa storia delle Winx

Bloom (Abigail Cowen) resta l’indiscussa protagonista, con quell’atteggiamento disincantato e predominante che la rende forse la Winx meno amata. Accanto a lei il secondo posto principe lo conquista Stella (Hannah van der Westhuysen), l’unica delle altre Winx ad abbracciare un’architettura emotiva più complessa. Così anche la smaniosa passione per Sky è in realtà ricondotta a un desiderio di protezione e conforto, frutto di una rigidità e manchevolezza materna. Per non dire poi che potrebbe essere lei la fata potenzialmente più forte.

La cornice umana di Fate – The Winx Saga

Fate The Winx Saga

L’evoluzione di Stella, però, emerge gradualmente, lasciandoci i primi episodi con una cornice stereotipata da bionda mean girl alla Regina George. Al tempo stesso, poi, la centralizzazione protagonista di Bloom indebolisce le altre protagoniste, sulle quali non affiora un particolare lavoro descrittivo. Sicuramente una grande mancanza appartiene ad Aisha (Precious Mustapha). Il suo desiderio di eccellere negli studi e il ligio comportamento non sono quindi accompagnati da un’opportuna backstory.

In questo modo risulta parzialmente relegata a braccio destro di Bloom, mentre un’altra icona delle Winx, Musa (Elisha Applebaum) conquista un potere a più ampio raggio: la percezione empatica attraverso la mente. Questo lancia un bello spunto, che però non viene approfondito. Al tempo stesso il belloccio Sky (Danny Griffin), unico superstite degli Specialisti oltre a Riven (Freddie Thorp), non trasuda quella sicurezza che appartiene a un principe, apparendoci travolto dagli eventi. Chapeu invece per Bellatrix (Sadie Soverall), che si conquista la miglior performance.

Oltre una caratterizzazione binaria

Fate The Winx Saga

Un altro plus della contestualizzazione moderna è quello di offrire un sistema narrativo non strettamente manicheo. Così la lotta tra bene e male offre un tracciato inevitabile alla storia, ma alcuni personaggi godono di quelle grigie sfumature che danno spazio all’ambiguità. Pensiamo per esempio alla rettrice Dowling (Eve Best) e alla sua controparte Rosalind (Lesley Sharp). Tuttavia, un superamento binario si nota soprattutto nella relazione tra Winx e Specialisti.

Certo, ci piaceva vedere quelle combinazioni di coppia tra fate e affascinanti soldati, ma la serie, sempre in un’ottica di realismo, affronta un diverso scenario. Così, oltre allo sterile triangolo Stella-Sky-Bloom, spicca la storia dello specialista Dane (Theo Graham). Questa affronta velatamente l’omosessualità, che però è sempre pretesto per ritrarre una più profonda esigenza di accettazione e sperimentazione sessuale.

Tale aspetto è legato anche a Terra (Eliot Salt) che, con la sua innata dolcezza, vuole superare la sua percezione di inadeguatezza estetica e affabilità bonaria con un approccio più trasgressivo. Riven è invece il centro propulsore tra i due, trainato da un’amicizia infantile con Terra, ora sopita, che andrebbe nuovamente scandagliata. Tuttavia, tutti questi spunti paiono ancora superficiali e poco indagati in questa prima stagione, desiderosi di uno sviluppo successivo.

Cosa intriga di Fate – The Winx Saga

Fate The Winx Saga

La trasposizione in live action porta dalla sua parte un’atmosfera più dark. Così mancano le magnetiche Trix, la cui presenza potrebbe essere rievocata da Bellatrix come una nuova Darcy; in compenso però compaiono mostri, non simbolici e onirici, ma reali. Sono i Bruciati, presso i quali vediamo schierato l’esercito di Solaria e che richiedono anche una prima discesa in campo degli Specialisti. E, nonostante tutto si risolva sempre tramite la magia dell’eletta Bloom, la loro storia è intrigante.

Un tempo erano abitanti di un villaggio, bruciato in seguito ad una decisione controversa dei dirigenti di Alfea. Sono malvagi o solamente piegati a una forma di sopravvivenza indotta dalla magia? Non lo sappiamo del tutto, ma la loro improvvisa apparizione ci lascia in sospeso su retroscena narrativi aperti a un ampio spazio da raccontare, complice un ritorno in grande stile di un personaggio solo citato per tutta la serie e creduto morto.

Una speranza profetizzata su più stagioni

Fate The Winx Saga

Fate -The Winx Saga non è una serie dotata di particolari funambolismi estetici, come lascerebbe intendere lo sfondo magico; ma è un puzzle ancora da costruire. Ci sono diversi spunti accattivanti, che si uniscono sotto il tema della forza portante dell’amicizia. Tuttavia, la cornice va ancora costruita e approfondita, con la speranza che possa trascinarci in una nuova storia dalle fondamenta più solide. Ci chiediamo, per esempio, perché, nell’epoca digitalizzata dell’oggi, non possa esserci uno spazio per Tecna.

Così come speriamo che bussi alla porta Flora, in un confronto personale e di capacità come vorrebbe Eliot Salt. Nel suo complesso la serie è quindi piacevole alla visione e adatta a un pubblico social. La tiratura pop non manca, così come quella verve un po’ sanguinolenta che rinuncia al glitter in una trasposizione dell’oggi. Prepariamoci quindi a conoscere le nuove Winx, nella speranza che ci conquistino.


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Francesca Brioschi

Classe 1996, laureata in Comunicazione e con un Master in Arti del Racconto.
Tra la passione per le serie tv e l'idolatria per Tarantino, mi lascio ispirare dalle storie.
Sogno di poterle scrivere o editare, ma nel frattempo rimango con i piedi a terra, sui miei immancabili tacchi.

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