Marla Singer è «Fight Club» (e dobbiamo ascoltarla)

Ci sono personaggi cinematografici che sono diventati iconici slegandosi anche dal film a cui appartengono. Marla Singer, in Fight Club (1999), è uno di questi, anche grazie alla mirabile interpretazione di Helena Bonham Carter.

Marla Singer è una femme fatale atipica e misteriosa. D’altronde non poteva che essere problematica e borderline la protagonista femminile di una storia come Fight Club, misogina e machista. Ma, come accade nel film, è meglio partire dall’inizio.

«Fight Club»

Fight Club

Fight Club è un film di David Fincher, trasposizione cinematografica del libro di Chuck Palahniuk, considerato ancora oggi una pellicola di culto che ha segnato i primi anni 2000. La storia è quella del protagonista senza nome (forse Jack) e della sua insonnia, che lo porta a fare la conoscenza di persone eversive e nichiliste, Marla Singer (Helena Bonham Carter) e, successivamente, Tyler Durden (Edward Norton). Se con Marla il rapporto è altalenante e ambiguo, con Tyler è simbiotico. Fonderanno il Fight Club e daranno vita al Progetto Mayhem.

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Molti sono gli argomenti affrontati che rendono Fight Club un film alquanto stratificato: l’anticapitalismo, l’anarchia, la lotta al consumismo, la problematica del ruolo della donna e dell’uomo nella società, il valore della violenza, l’alienazione sociale, l’omologazione di massa, la denuncia dell’intero sogno americano. Nichilismo e individualismo, soprattutto, sono le tendenze che caratterizzano la storia e tutti i personaggi.

Fight Club viene ricordato principalmente per la figura rivoluzionaria di Tyler Durden e per le scelte registiche innovative che l’hanno consegnato a molteplici plausi.

Marla Singer, il centro di tutto

Marla Singer

In tutto questo il personaggio di Marla Singer può sembrare marginale, è però il protagonista a sottolineare la sua importanza in una delle scene iniziali: «E all’improvviso mi rendo conto che tutto questo, la pistola, le bombe, la rivoluzione ha a che fare con una ragazza di nome Marla Singer».

Marla Singer è un personaggio strano e particolare. Sicuramente molto più profondo e fondamentale di quello che può apparire. È l’unico personaggio femminile presente nella storia, deve farsi largo in un mondo maschile e deve sopravvivere. È una donna in lotta con la depressione. È in lotta con se stessa, in qualche modo come il protagonista, ma a differenza sua non soffre di disturbo della personalità. Combatte perennemente con la parte di sé più debole e bisognosa d’affetto. Non nasconde di essere una donna piena di problemi. Mostra tendenze suicide, ma probabilmente è solo un grido d’aiuto, come dirà lei stessa. Dice frasi sconvenienti e folli come «Era dalle elementari che non mi scopavano così». Vive giorno per giorno, ora per ora, ruba i pasti e i vestiti.

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Non ha passato e non si aspetta nulla dal futuro. È disillusa da una vita che non le ha riservato niente di buono, forse solo pessime dipendenze. Un fascino da donna misteriosa la avvolge, col trucco sfatto, gli occhiali neri, la sigaretta sempre presente. Nonostante appaia come negativa e tossica, con un carico troppo grande di problemi, rivelerà d’essere il personaggio più positivo di tutto il film. Pur racchiudendo in sé ogni scelta sbagliata, ogni errore possibile da commettere, è comunque più pura e sincera di chiunque altro.

Personaggio speculare

Marla Singer

È inevitabile parlare del protagonista (e di tutte le sue personalità) per parlare di Marla, la cui funzione all’interno della storia è quella di supportarlo. La forza del personaggio, però, sta nel riuscire ad allontanarsi da questa costruzione accessoria e diventare indipendente e autonoma. Sconfinare dai limiti stabiliti del suo ruolo e diventare altro, una donna consapevole, problematica certo, ma conclusa in se stessa, che accetta anche la parte più fragile e scostante del suo essere.

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Marla Singer è speculare al protagonista. Entrambi sono tremendamente soli e delusi dalla vita in una maniera, però, totalmente differente. Se il protagonista è alienato da un lavoro ripetitivo e bieco, schiavo dell’omologazione imposta dalla società capitalista, Marla Singer è la vittima anonima di questa società senza scrupoli. Rappresenta perfettamente la perdita di valori e il nichilismo di cui il film è pervaso.

Fight Club

I due si conosceranno a dei gruppi di aiuto. Entrambi mentono, nessuno dei due è veramente malato e frequentano i gruppi per un tornaconto personale. Il protagonista è una persona frustrata, reprime le sue emozioni in un silenzio apatico e ciò gli causa insonnia. Scopre che la frequentazione dei gruppi riesce a farlo piangere permettendogli di sfogare i suoi sentimenti e finalmente di dormire.

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Marla, aderendo al suo personaggio, fornirà una prima motivazione della sua presenza costante a queste serate: «Costa meno del cinema e il caffè è gratis». Quasi sicuramente, però, frequenta i gruppi d’aiuto perché ha davvero bisogno di aiuto. È una persona sola e abbandonata dalla società. Incline alla dipendenza trova in queste serate un antidoto alla noia e alla solitudine. L’incontro dei due ai gruppi di aiuto sarà il fatto scatenante di tutta la storia. Il protagonista vede specchiata in Marla la sua bugia e questo è per lui impedimento al libero sfogo delle emozioni. Ritorna l’insonnia. Marla è quindi la causa dell’abbandono da parte del protagonista dei gruppi di aiuto e il successivo incontro (o la successiva formazione) di Tyler. Se non avesse incontrato lei probabilmente non avrebbe fondato il Fight Club. È per questo che tutto riguarda Marla Singer.

Marla, il protagonista e Tyler. Chi è il centro di «Fight Club»

Fight Club

Marla non sparirà, però, dalla vita del protagonista. Scorge in lui la sua stessa bugia, ma invece di rifiutarla si sente attratta da questa persona che riconosce disturbata quanto lei. Inizierà una relazione con il protagonista. A insaputa di Marla la relazione è molto più complicata e assurda e comprende anche una terza persona, o personalità. Non è cosciente di ciò che sta avvenendo nella mente del protagonista, per lei le due personalità si confondono e si mischiano. Sa solo di avere una relazione che un uomo negligente e meschino che più tardi nel film definirà come quanto di peggio le sia mai capitato.

«Mi scopi e mi snobbi. Mi ami e mi odi. Mi mostri il tuo lato sensibile e poi ti trasformi in un vero stronzo. È una descrizione accurata del nostro rapporto, Tyler?»

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Marla è la parte negativa di ogni donna. Si mostra sola e con un estremo bisogno di essere amata. È attratta da un uomo scostante e bipolare con cui fa del sesso magnifico, ma che poi non le parla nemmeno. In fondo Marla non sa chi ha di fronte. Tutto questo avviene all’oscuro del protagonista, convinto che Marla abbia una relazione con Tyler. Prima di scoprire di essere lui Tyler, il protagonista prova per lei un sentimento ambiguo: la disprezza e contemporaneamente è geloso del suo rapporto con Tyler. È geloso che Tyler stia con lei, ma anche che lei stia con Tyler.

Fight Club

Il disprezzo che prova per Marla è strettamente collegato alla formazione di Tyler. Il protagonista è una persona disturbata, bipolare, proietta ciò che vorrebbe essere in Tyler, il suo ideale di uomo. Marla, invece, è lo specchio della realtà del protagonista, in lei rivede tutto ciò che di sbagliato ritrova anche in se stesso. In realtà Tyler è la sua parte più negativa, essendo nato da esperienze e sentimenti negativi e distruttivi. Non riesce a sopportare e a capire perché Marla abbia scelto Tyler non capendo che solo Tyler (la sua parte più oscura e disturbata) può essere libero di amarla. Lui è ancora intrappolato in una gabbia di frustrazione e imposizioni per potersi permettere di amare un’altra persona. Per poter accettare di amare una persona come Marla.

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In Fight Club sono celate le scene più intime tra i due, ma plausibilmente in quei momenti dissociativi è il protagonista a mostrarsi a Marla, a mostrarsi più incline a un rapporto d’amore. Mentre tutti sono affascinati da Tyler, tutti i frequentatori del Fight Club e tutti gli adepti del Progetto Meyhem, Marla è l’unica che ama il protagonista. Tutto riguarda Marla Singer perché attraverso di lei il protagonista avrebbe potuto capire di essere Tyler, che tutto era una proiezione della sua mente, una divisione della sua personalità.

«Mi hai conosciuto in un momento molto strano della mia vita»

Fight Club

Continuamente denigrata e maltrattata, Marla abbandonerà il protagonista che, in una spirale sempre più distruttiva, arriverà all’apice della sua follia e darà vita al Progetto Meyhem, semifascista e terroristico. Solo la morte reale di quello che può considerare come unico amico gli farà prendere coscienza della propria situazione disturbata. Realizzerà a poco a poco di essere Tyler, di essere la mente dietro a tutto il progetto e di aver costruito una rete sempre più fitta di piani contro se stesso. In mezzo a questo delirio discendente cercherà Marla, per proteggerla o per sconvolgerle nuovamente la vita. Qui lei gli dirà che rappresenta il peggio della sua vita, non riuscendo ancora una volta a capire chi ha di fronte, ma avendo preso coscienza di quanto tossico e molesto per lei sia.

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Nonostante intraprenda una sfrenata corsa contro il tempo, il protagonista non potrà porre fine al piano terroristico architettato, potrà solo liberarsi, una volta per tutte, di Tyler. Sparandogli. Sparandosi. È in quel momento, in uno dei finali più belli della storia del cinema, che arriva Marla. Il protagonista si sente finalmente libero dalla sua personalità malata e oscura e pronto ad amare la donna che ha accanto.

Fight Club

Mentre i grattacieli esplodono, con Where is my mind? dei Pixies in sottofondo, le prende la mano. «Mi hai conosciuto in un momento molto strano della mia vita». Le due figure in controluce con il mondo che esplode.

Tutto riguarda Marla Singer perché ha scatenato nel protagonista una reazione (a lei involontaria) che ha portato a un delirio violento e distruttivo. Ma tutto riguarda Marla Singer perché, se tra le due proiezioni negative di se stesso il protagonista avesse scelto lei invece che Tyler, avrebbe potuto evitare tutto, le bombe, la rivoluzione, il terrorismo. Tutto riguarda Marla Singer perché è stata l’unica costante della storia delirante, l’unica ad amare la persona reale.

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Forse ci saremmo augurati per Marla una persona meno portatrice di disordine e distruzione, ma lei probabilmente non avrebbe amato una persona meno disturbata del protagonista. Se c’è una cosa che Marla Singer è riuscita a insegnarci, scavalcando i limiti del suo ruolo, è di andare fieri di ogni lato del proprio essere, anche quello più autodistruttivo, scostante e fragile.


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Chiara Cazzaniga

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