«Figli», Mattia Torre ci ha liberato dalla famiglia Mulino Bianco

Sara e Nicola si ritrovano ad affrontare la grande sfida di ogni coppia: la nascita del secondo figlio. Il piccolo Pietro scombina ritmi e relazioni della famiglia, che deve far fronte anche ad Anna che si sente abbandonata dai suoi genitori in favore del fratellino. Perché se il primo figlio «ti fa sentire un eroe perché hai dato la vita, col secondo pensi di aver fatto una cazzata». Figli, diretto brillantemente da Giuseppe Bonito e disponibile su Amazon Prime Video, mostra con ironia il fragile equilibrio delle famiglie italiane, divise tra quello che vorrebbero e quello che dovrebbero fare per essere considerati genitori impeccabili.

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Figli

La mamma, interpretata da Paola Cortellesi, non è perfetta; la figura del papà (Valerio Mastandrea) non è perfetta, come non lo sono quelle dei nonni, mostrando come la famiglia del Mulino Bianco viva solo nel Mulino Bianco, cacciata finalmente anche dal cinema.

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Il lungo, lunghissimo percorso che porta Sara e Nicola all’essere imperfetti è costellato di nonni indifferenti e amici che vivono la genitorialità come una condanna a morte, di baby-sitter improbabili e un bambino che piange senza sosta la Pathetica di Beethoven. Nicola, prima terrorizzato all’idea di restare da solo col piccolo, dovrà imparare a fare il padre senza per questo aspettarsi gli encomi della società. Sara dovrà imparare a non distruggersi pur di essere la madre coraggio che abbandona lavoro e amor proprio per dedicarsi ai figli.  

Mattia Torre mette le famiglie sotto una luce diversa, una luce che isola

Figli

L’ultima sceneggiatura di Mattia Torre, tragicamente scomparso nel luglio 2019, analizza senza stereotipi i tentativi di reggersi in piedi di una coppia sull’orlo dell’abisso, o del davanzale. Si ironizza con sarcasmo su un Paese a misura di anziano, dove la natalità è quasi a zero ma non si fa nulla per invertire la tendenza.

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I genitori tentano in ogni modo di esser perfetti, chi crescendo dei piccoli robot, chi abbandonando i bambini alla cura delle tate e chi facendo di tutto per reggersi in piedi senza una ricetta per la perfezione. Ma ognuno di loro, anche il genitore impeccabile, quando passa il fazzoletto sulla bocca del figlio dà quella terza passata di troppo, come a sfogare un rancore represso.

La regia di Figli di Giuseppe Bonito si allinea perfettamente con la pungente ferocia della sceneggiatura, isolando i personaggi in uno spazio bianco senza ombre, come sotto un riflettore che li mostra con tutti i loro difetti e imperfezioni, lasciandoli soli in un vuoto siderale.


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