6 classici dell’erotismo per un’estate a luci rosse

La lista che segue non è un compendio delle opere più significative dell’erotismo cinematografico. C’è un filo rosso – la sensualità profusa – ma il lavoro è lungi da intendersi come un prontuario critico, sorta di viatico per orientarsi nel mare magnum delle produzioni. Quelli selezionati, senza pretesa di esaustività, sono sei film erotici dal fascino intramontabile, opere capaci di compendiare umori, desideri, fantasie, inibizioni. Alcuni di essi hanno raggiunto fama imperitura, altri occupano un posto più modesto nelle disamine in materia. A guidarci è stata la loro potenza espressiva, la facoltà – quasi transepocale – di dar corpo a un sentimento, restituendo quell’atmosfera deliquescente che è marca costitutiva dell’incontro dei sensi.

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«Bella di giorno» (1967), di Luis Buñuel

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Luis Buñuel indaga i chiaroscuri della sessualità mediante la storia della “pudica” Séverine (Catherine Deneuve), donna che non si concede al marito pur prestando servizio in una maison d’appuntamenti. Il fascino della perversione si alimenta di rimandi surrealisti e inquadrature in dettaglio, con movimenti di macchina volti a cogliere “segni” dal valore evocativo (la scatola che le prostitute si passano di mano). Le convenzioni morali sono una gabbia nociva alla libertà dell’uomo: Buñuel lo sa, e sovverte le aspettative.

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«Ultimo tango a Parigi» (1972), di Bernardo Bertolucci

Il film di Bernardo Bertolucci viene proiettato in Italia per la prima volta il 15 dicembre 1972: il successo è immediato e per alcuni diviene l’opera «più erotica e liberatoria» mai girata, tanto da incontrare vari ostacoli nella distribuzione per motivi di censura. Se la morale in questi ultimi decenni è cambiata, e per destare scandalo occorre molto di più, questa pellicola continua ad affascinare e inquietare per il crudo ritratto di un protagonista solo, puntando quindi sul fascino erotico del dolore.

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«Il portiere di notte» (1974), di Liliana Cavani

Grande scandalo per il film più noto di Liliana Cavani, opera catalizzatrice di memorie e rimozioni. Concepito in anni di rottura dei tabù ideologici, Il portiere di notte spinge all’estremo quel fenomeno di erotizzazione del nazismo che ha ne La caduta degli dei (Luchino Visconti, 1969) il precedente immediato. La storia è quella di un ex ufficiale SS (Dirk Bogarde) e di una deportata nei campi di sterminio (Charlotte Rampling), rispettivamente portiere e ospite in un hotel di gran lusso. Tra i migliori film erotici sul rapporto tra Eros e Thanatos, Cavani ri-costruisce un rapporto sadomasochistico che scava nei limiti della natura umana, innalzando la situazione a paradigma del possesso in coppia.

Per approfondire: l’erotizzazione del nazismo nel cinema italiano

«Eyes Wide Shut» (1999), di Stanley Kubrick

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Ancor prima di uscire – nel 1999 – Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick acquisisce un’aurea di fervente attesa. Quattro anni di lavorazione, due protagonisti d’eccellenza (Nicole Kidman e Tom Cruise) e la promessa di divenire film-scandalo. Una pellicola densa di erotismo, non necessariamente per le scene esplicite quanto per le continue perversioni immortalate dal regista – non solo sessuali ma sociali, culturali. Tra i film erotici più citati, Eyes Wide Shut esplora i rapporti di coppia e l’ipocrisia della borghesia occidentale, svelando il lato oscuro di questo mondo.

Scopri di più: Eyes wide shut, la perversione oltre l’arcobaleno

«Malèna» (2000), di Giuseppe Tornatore

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In quest’opera, Giuseppe Tornatore raggiunge l’apice dell’erotismo nello sguardo: guardare l’azione di nascosto, osservare i corpi, spiare fino a trasformare l’atto del vedere in una sorta di feticcio. Lo spettatore, infatti, non fa altro che seguire il giovanissimo protagonista, Renato (Giuseppe Sulfaro), mentre osserva e s’innamora – sentimentalmente e carnalmente – della bella Malèna (Monica Bellucci), la donna più affascinante della città. Senza che questa si renda conto dell’importanza attribuitale, il giovane ne indaga forme e contorni, generando una sensualità voyeuristica dai tratti conturbanti.

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«The Dreamers» (2003), di Bernardo Bertolucci

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L’utopia senza il disincanto, lo scoppio di un magma di creatività e idee, di libertà e passioni. The Dreamers è un film che fa della claustrofobia (è girato principalmente in un appartamento) il propellente per una narrazione dai molteplici piani, tutti ugualmente intensi. La regia di Bertolucci – dal forte impianto naïve – restituisce il famelico desiderio d’esperienze tout court, lungo un Sessantotto che è fondale storico-esistenziale di una rivoluzione possibile. Le nudità ostentate, sfiorate, scoperte, oltre a riproporre lo spirito dell’epoca si pongono come porta d’accesso al nostro immaginario politico: violenza o contestazione, amore libero o passione in armi?

Scopri di più: The dreamers: sesso, cinema e rivoluzione

Articolo di Ginevra Amadio e Dalila Forni


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Redazione NPC