«First Man», sulla luna con Ryan Gosling

Dopo mesi di grandi arrivi e uscite in anteprima, anche in questo luglio 2020 le piattaforme streaming hanno deciso di presentare una ricca offerta.
Tra le tante novità, è ora disponibile nel catalogo Amazon Prime Video il film First Man. Dopo due anni da La La Land, Damien Chazelle torna a lavorare con Ryan Gosling e gli fa vestire i panni di Neil Armstrong.

Presentato in occasione della 75a Mostra del cinema di Venezia, il film biografico narra la storia di un uomo e del sogno che lo portò dal dolore sconosciuto sino alla più lontana delle mete.

Filmare la storia con rinnovata bellezza

First Man

La diretta mondiale dell’allunaggio – seguita da milioni di persone che guardarono con sincronizzata agitazione quelle immagini incerte – fu registrata con sole quattro telecamere: tre Hasselblad 500EL e una Kodak. Non esistono altri video dell’epocale momento che cambiò la storia. Nessun’altra prospettiva, nessuna diversa angolazione. Ma la Storia può chiamare a sé il cinema e con Damien Chazelle alla regia riportarci, con rinnovata bellezza, a quel primo passo sulla luna.

First Man si presenta soprattutto come film storico. Interessato prima all’uomo, Neil Armstrong (Ryan Gosling), e poi all’evento, l’allunaggio.
La ricostruzione è perfetta e sorprendente. E non stupisce che Chazelle affermi di aver «deciso di girare un reportage»; senza però nascondere l’intento di «raccogliere anche i momenti intimi della famiglia Armstrong».

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Due realtà distanti, l’uomo e la meta, poi sempre più vicine, nello spazio tra un «piccolo passo» e il suolo lunare. Finché la meta viene raggiunta; ma il regista di La la Land e Whiplash ci ha insegnato che ogni sogno ha le proprie ferite. E quelle di First man sprofondano negli occhi del misterioso Ryan Gosling.

«First Man»: la vertigine del buio

First Man

perché che portarono Neil Armstrong a quel grande passo vengono suddivisi in blocchi, capitoli di un film necessariamente lungo (quasi due ore e quaranta). Chazelle trova spazio per tutto: lunghe sequenze tra gli ingegneri della NASA e inquadrature tanto brevi quanto significative sul viso di Armstrong. Mentre l’immagine si fa sempre più oscura.

First Man si chiude attorno al proprio protagonista. Un senso di claustrofobia pervade le scene, portandoci sulla luna tra terrore e incertezza. Quando lo sportellone si apre sul nulla, Chazelle ci invita ad aggrapparci. Poi lo sguardo si posa sulla luna e non resta che gettarci. Immagini di un reportage che confonde Cinema e Storia.


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