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Forever Young, il miglior film di Valeria Bruni Tedeschi è un inno alla gioventù

7 minuti di lettura

L’1 dicembre 2022 arriva nelle sale italiane, dopo essere stato al Festival di Cannes, Les Amandiers, presentato al pubblico internazionale con il titolo Forever Young, che vede alla regia Valeria Bruni Tedeschi presentare ancora una volta uno sprazzo autobiografico della sua vita.

Il coming of age: diventare adulti

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Questa autobiografia mascherata da coming of age si apre con le selezioni per entrare alla prestigiosa scuola di teatro Les Amandiers di Nanterre, frequentata dalla stessa Bruni Tedeschi: il fervore della giovinezza, i volti candidi, splendidi e il desiderio bruciante di far parte di quel mondo. Per i dodici fortunati che passeranno le selezioni la vita non sarà più una, ma tre: quella sul palco, quella all’interno dell’accademia e quella al di fuori. Nessuna esiste senza le altre. Nella recitazione il modo per esprimere se stessi è farlo attraverso le parole di altri, sul palcoscenico ci si sente presenti al mondo e per alcuni è in contrasto con la vita vera, nella quale ci si sente fuori posto.

Forever Young è dolore, amore e anni Ottanta

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Gli anni Ottanta si fanno sentire non solo nella palette di colori, nello stile vintage dell’immagine, nel poster di Taxi Driver e nelle canzoni, ma anche nelle problematiche dell’AIDS e della droga, che entrano in scena nella seconda metà di Forever Young, dopo che la prima parte aveva visto una gioventù senza macchia nel tumulto di emozioni dei vent’anni.

Il sogno di diventare grandi attori sembra sgretolarsi, schiacciato dalle difficoltà, ogni volta che si esce da scuola, ma è il motivo di tutti per continuare a vivere e lottare. La canzone più significativa del film, Le Chanteur di Daniel Balavoine, è un inno a questa sofferenza di vivere, sentimento chiave per la crescita e l’espressione artistica. È questo anche il tema della sequenza finale [SPOILER ALERT!]: se da un lato sembra che tutti si dimentichino momentaneamente della morte di Etienne per la gloria personale dell’andare in scena, dall’altro il cordoglio è in realtà forza motrice per la performance, omaggio funebre ed esorcizzazione del dolore.

Puis quand j’en aurai assez
De rester leur idole
Je remont’rai sur scène
Comme dans les années folles
Je f’rai pleurer mes yeux
Je ferai mes adieux

J’veux mourir malheureux
Pour ne rien regretter

L’amore, seppur non protagonista principale di Forever Young, si declina in varie forme: romantico, tossico, procreatore. Ma ciò che a un occhio ingenuo potrebbe risultare una semplice promiscuità del mondo degli artisti, o addirittura un modo per inserire la tematica queer a tutti i costi, è in realtà il fondamento primo dell’amore. A prescindere dal genere e dal carattere, infatti, ci si innamora dell’intima essenza della persona, che in questo caso si esprime nel mettere a nudo sentimenti ed emozioni con la recitazione.

Valeria Bruni Tedeschi in Italia avrebbe avuto il meritato successo?

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Il rapporto tra i ragazzi e le loro personalità sono mostrate in modo realistico: protagonisti Stella (Nadia Tereszkiewicz) con una fortissima energia da esprimere, probabilmente personificazione della Bruni Tedeschi, ed Etienne (Sofiane Bennacer) l’archetipo dell’artista maledetto. Per i ragazzi l’autorità indiscussa è quella di Patrice Chéreau (Louis Garrel), direttore del teatro realmente esistito e docente della regista stessa insieme a Pierre Romans (Micha Lesct). Chéreau è presenza invisibile ma costante, autorità indiscussa e incontestabile: l’unico personaggio che osa farlo, Anaïs, finisce per risultarci antipatica, quando invece il suo intento, positivo, era quello di imparare e capire i propri errori.

Le emozioni, cercate nel profondo di ogni personaggio, sono forti, ma toccate con leggerezza e mostrate con libertà, rappresentando l’età nella quale si diventa grandi, per propria volontà oppure no, e si è affamati nei confronti della vita. Ci si domanda se in Italia sarebbe possibile fare un prodotto del genere e se la stessa Bruni Tedeschi ci abbia provato e conseguentemente deciso di produrre in Francia, con buona probabilità, il miglior film della sua carriera.

Sofiane Bennacer e le accuse di violenze sessuali: dichiarato innocente

Sofiane Bennacer, l’attore venticinquenne che interpreta Etienne e al momento in una relazione amorosa con la Bruni Tedeschi, è stato accusato diverse volte dalle ex fidanzate di stupro, molestie sessuali e violenza, ma si è sempre dichiarato innocente.

La regista, durante le riprese, l’ha difeso e si è schierata contro il giornale Libération, incolpandolo di aver “calpestato la sua presunzione d’innocenza”. La questione è dunque ancora controversa, ma non è la prima volta che personaggi del mondo cinematografico vengono accusati di violenza sessuale e mai sanciti, persino se le denunce sono molteplici. La rabbia e la tristezza di chi non viene ascoltata (o ascoltato) non devono scoraggiare, ma l’auspicio è che siano, come in questo film, una spinta per un fine più grande: far valere la verità delle proprie parole.


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Scheda personaggio, stagione 1 - in corso: classe 1998, frequenta il master in Series Development con il sostegno di Netflix alla Civica Luchino Visconti. Da grande vuole produrre serie tv.
Punti di forza: competenze di produzione e sceneggiatura.
Fatal flaw: guarda Too Hot To Handle.

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