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Gary Oldman

Gary Oldman: il lato punk rock dell’attore eclettico

9 minuti di lettura

Gary Oldman nasce a Londra il 21 marzo 1958, vent’anni prima che i Clash incendiassero le radio con London Calling e i Sex Pistols scrivessero la rivoluzione del punk. Sin da subito Oldman si afferma come uno dei più brillanti ed eclettici interpreti della sua generazione. Oldman attore e regista modella una prolifica filmografia dagli anni Ottanta cyberpunk/punk rock alla controversa contemporaneità.

Il suo tocco coniuga con maestria un fascino oscuro e tabagista a una pacatezza di espressioni, motrice però di pregnanti interpretazioni.

Gary Oldman

Così, anche quest’anno, Gary Oldman è in lizza per il Premio Oscar, con l’affascinante ritratto di Herman J. Mankiewicz in Mank (2020) di David Fincher.  E solo tre anni fa ritirava l’agognata statuetta dorata sulle fila di un’interpretazione camaleontica: quella di Winston Churchill ne L’Ora Più Buia (2017) di Joe Wright. Dalle stanze istituzionali alle tenebrose strade di Gotham City in compagnia di Batman, Oldman è sempre una garanzia sul grande schermo. La filmografia firmata Oldman vanta capolavori e per questo celebriamo alcune sue perle cinematografiche in una panoramica dei 63 anni dell’attore.

Il fascino dell’autodistruzione

All’età di 28 anni, Gary Oldman si guadagna un biglietto per Cannes con il film Sid & Nancy (1986) di Alex Cox. La pellicola tratteggia l’esistenza autodistruttiva di Sid Vicious, estroso e sanguigno bassista dei Sex Pistols al fianco della sua Nancy Spungen (Chloe Webb).

Il loro è un amore tossico, offuscato e alimentato dalla bramosia febbrile di eroina, fino al tragico omicidio di Nancy da parte di Sid. Oldman-Sid Vicious incarna dunque una personalità fragile e turbolenta, in un ritratto da lui reso emotivamente d’impatto per la brutale sincerità interpretativa.

E se da punkettaro recita anche di fianco dell’ex moglie di Kurt Cobain, Courtney Love, nel 1990 passa alle buie strade di Hell’s Kitchen, Manhattan. Qui una coltre di violenza e follia, connaturata già a Sid, riaffiora nei panni di Jackie Flannery, psicotico criminale di Stato di Grazia di Phil Joanou. Il gangster movie non vanta solo un cast eccezionale, tra cui Sean Penn, Ed Harris, John Turturro e Robin Wright, ma anche la colonna sonora di Ennio Morricone. Così, arroccato dietro una tenda di lunghi capelli neri, Oldman è funereo ed estatico nella chiave dark che lo contraddistingue più di tutte.

Nel Dracula di Coppola ha creato un’icona estetica

Gary Oldman

Con queste fondamenta estetiche Gary Oldman non può che offrirsi a uno dei capolavori di Francis Ford Coppola, Dracula di Bram Stoker (1992). In questo frangente, il lato rock di Oldman si espleta in una presenza lussuriosa, sanguigna ed elegante.

Il Conte Vlad, infatti, è un aristocratico con tanto di cappello a cilindro e occhialini ovali, che passeggia per le città di Londra indisturbato nella sua natura vampiresca. Tuttavia il passato della City vittoriana incontra il presente di una ricca dimora dove Vlad riappare nelle vesti di un pittoresco personaggio teatrale.

E chi non ricorda quella capigliatura articolata e il cerone di un volto sfregiato dal tempo. L’immagine del vampiro di Coppola, tuttavia, rivoluziona l’approccio letterario all’eterno mostro. Così Oldman, nonostante gli screzi sul set con il regista per l’eccessivo puntiglio di quest’ultimo, modernizza il romanzo del 1897 dell’irlandese Stoker. Lo fa con una verve fortemente sensuale e pregna del giusto misticismo che si confà a una narrazione gotica.

Da quel momento, Oldman è l’intrigante straniero dalla Transilvania. Un attore trasformista, che però ha scelto il lato oscuro.

Gary Oldman: il paladino di Luc Besson

Non a caso il suo personaggio di spicco degli anni Novanta è Norman Stansfield, il folle e corrotto agente della DEA di Léon (1994). Così Luc Besson prende Oldman sotto la sua ala, in un ritratto schizofrenico e alienato di uno degli antagonisti più celebri della filmografia contemporanea.

Oldman in Léon eccelle in un’interpretazione che gioca con la deformazione della mimica facciale in un ritratto istrionico. Ogni gesto è calcato e votato a un’esasperazione morbosa e malata di un cattivo ibridamente sfaccettato nella sua natura perversa. Il tutto rimanendo finemente vestito di un completo dalle tonalità tenui.

La trasformazione di Norman è quindi puramente mentale, laddove invece Jean – Baptiste Emanuel Zorg de Il Quinto Elemento (1997) è una creatura fantascientifica con tanto di mantello patinato. In questo caso la perfidia del personaggio è connaturata a un’ironia di fondo che ne esalta la verve tragicomica.

Oldman quindi conserva quella nonchalance disinteressata che veste i suoi personaggi, denotandoli però di un piglio magnetico irresistibile. Il tipo di attore che incolla lo sguardo allo schermo in una fascinazione contemplativa mai sazia di sé. Per questo Besson lo mantiene sulla linea dell’antagonismo, anche se in due vesti differenti.

Gary Oldman, da Harry Potter a Batman: un ribaltamento identitario

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Il 2004 vede invece l’ascesa di uno dei personaggi più amati della saga potteriana. Così Alfonso Cuarón dirige Harry Potter E Il Prigioniero Di Akzaban dove compare per la prima volta Sirius Black. Sin da subito Oldman omaggia quella fascinazione tenebrosa, con un mago oscuro evaso dal carcere, legato ai Mangiamorte e trasformista animale nel lupo Felpato.

Tuttavia i brandelli lacerati di un’estetica cinerea si tramutano nella bonaria eleganza del padrino di Harry. Sirius mantiene il suo lato rock ‘n roll, con i tatuaggi impressi sul corpo e quell’anima trasandata, ma il suo cuore si apre in una dimensione eroica. Ed è qui che cominciamo a guardarlo in modo differente.

La sua ombra schizofrenica e autodistruttiva si offre a una maturità rappresentativa. Lo dimostra anche l’identità simbolica di Jim Gordon nella trilogia del Batman di Cristopher Nolan. La sua nuova dimensione è morale, paterna, protettiva. Così Gordon affianca Batman (Christian Bale) nella salvaguardia di una Gotham migliore. La periferia non è più il pane quotidiano di un famelico avventore del crimine, ma è un luogo da rendere più sicuro. Avviene dunque una trasformazione identitaria del personaggio e dell’attore votata alla crescita.

Una carriera con assolo di chitarra

Dall’Oldman trentenne e scapestrato al distinto uomo che veste la filmografia degli ultimi dieci anni, il passo è sostanziale. Il rodato attore modella quindi eclettiche interpretazioni senza mai abbandonare la dimensione ottenebrata che lo pervade. Tuttavia la sua maturità professionale e umana abbraccia una nuova consapevolezza della malvagità. Quella che apparteneva a un’era cinematografica più fumettistica, evolve in nella realtà chiaroscurale dell’oggi.

Laddove ci sono i Buoni O Cattivi cantati da Vasco Rossi, Gary Oldman accetta la sfida di una nuova identità, sempre all’insegna del rock ‘n roll.


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Francesca Brioschi

Classe 1996, laureata in Comunicazione e con un Master in Arti del Racconto.
Tra la passione per le serie tv e l'idolatria per Tarantino, mi lascio ispirare dalle storie.
Sogno di poterle scrivere o editare, ma nel frattempo rimango con i piedi a terra, sui miei immancabili tacchi.

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