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Halo: quando il mondo videoludico incontra quello seriale

Su Sky Atlantic dal 24 marzo 2022, Halo è il tentativo di portare in TV una delle saghe videoludiche più fortunate di sempre. Ecco com'è andata e cosa non ha funzionato

6 minuti di lettura

Basta solo nominare la parola Halo per catturare l’attenzione di coloro i quali hanno, alle spalle, una solida esperienza del mondo videoludico. Halo, infatti, è un’importante pietra miliare del videogame, che ha coinvolto intere generazioni per mezzo di una saga durata circa venti anni. È, assieme a titoli come Metal Gear Solid, Devil May Crey, Resident Evil, un’opera che ha segnato la narrativa e la costruzione del videogioco, grazie alla quale ha arricchito lo stesso universo videoludico tuttora in continua evoluzione.

Ebbene, Halo è approdato anche nel mondo seriale, grazie a una Serie TV composta da una sola stagione di nove puntate. Basata sull’omonimo franchise, la serie è diretta da Kyle Killen e Steven Kane per il servizio streaming Paramount+, mentre è disponibile in Italia dal 24 marzo 2022 su Sky Atlantic e Now. Tuttavia, Halo – La serie non rappresenta il mondo canonico dei videogame; e la linea temporale presente al suo interno è chiamata appunto Silver Timeline.

Volendo, per un primo istante, soffermarci su un piano superficiale, Halo non è stata accolta con grande entusiasmo. Al seguito dell’ultimo episodio, la critica, già divisa di suo, sembra aver mantenuto questa disparità, giacché una parte di essa sembra aver apprezzato l’intento dell’opera; l’altra, invece, è rimasta molto delusa e si è trovata dinanzi un prodotto del tutto sgradevole.

Sia chiaro: Halo cerca di mantenere degli standard elevati. Ma ciononostante presenta delle profonde sbavature, contrassegnate da errori piuttosto grossolani per una produzione che cerca di fare il massimo.

Halo: un vastissimo universo e una trama ridotta

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Ci troviamo nel XXVI secolo. L’umanità è in lotta contro la minaccia Covenant, una razza aliena super armata e super addestrata, la quale invade pianeti con l’intento, apparente, di dominarli. A contrastare la loro potenza è il gruppo speciale Spartan, un gruppo di potenti soldati, il cui Silver Team è capeggiato da John-117, noto anche come Master Chief (Pablo Schreiber).

Sin dai primi episodi, sembra che la trama sia lineare. Sul pianeta Madrigal il leader degli Spartan trova un antichissimo manufatto che, al tocco, reagisce mostrando simboli misteriosi e interagisce con i ricordi di infanzia sigillati dall’UNSC. Però, con il proseguio della serie, il racconto si perde in una miriade di sottotrame che confondono lo spettatore, il quale di domanda: cosa vuole esattamente narrare?

Questo aspetto è dovuto, principalmente, a un approfondimento ridotto della compagine introspettiva dei singoli personaggi. È interessante l’uso di sfruttare una guerra universale per raccontare gli aspetti interni dei protagonisti. Ma questi ultimi vengono solamente abbozzati, creando, quindi, una trama che rimbalza da una parte all’altra.

Una serie in chiaroscuro

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Come specificato sopra, Halo ha diviso fortemente la critica. Coloro i quali hanno apprezzato pienamente il prodotto, si sono limitati a riconoscere l’intenzione che giace alle sue spalle. Parte inversa, invece, ha fortemente criticato il distacco dall’universo canonico della serie. Adottare una Silver Timeline equivale a ripiegare la serie alle pretese del regista, giusto per non deludere i fan storici del prodotto videoludico. Ma questo ha solo alimentato i risentimenti, specie per chi non hai sentito parlare di Halo, il quale avuto difficoltà a orientarsi all’interno del prodotto.

I vari fattori teorici non vengono analizzati più del dovuto. Esempio fra tutti l’introspezione di Master Chief che in Halo 4 comincia a emergere. Nella serie osserviamo come questa viene subito messa in rilievo, specie nei momenti in cui il protagonista si togli il casco, chiaro rimando metaforico al mostrare la sua personalità. Tale aspetto, per quanto possa risultare giusto, entra in enorme conflitto con le premesse dello stesso Halo, poiché Master Chief è uno Spartan, un supersoldato, e il suo “svestirsi” dell’armatura lo rende immediatamente un semplice combattente. È come se mostrasse sin da subito le sue fragilità, annichilendosi.

Sorta analoga colpisce i personaggi secondari. È interessante il ruolo di Kwan Ha, colei che cerca di mettere in piedi la ribellione. Ma il suo personaggio è pieno di errori di sceneggiatura che rendono la sua persona del tutto superflua. Per non parlare del ruolo “messianico”, completamente incoerente con il contesto.

Ovviamente l’intera stagione di Halo non è da buttare. Per chi cerca un prodotto con cui trascorrere il rispettivo tempo, Halo, sotto questo punto di vista, non delude. L’elemento di forza della serie sono le scene d’azione, molte delle quali adrenaliniche e girate in maniera magistrale.

Halo brilla su un piano estetico, riuscendo a portare la grafica del videogame su schermo. Il rammarico emerge proprio perché appare come un potenziale inespresso, un’opera che voleva trasmettere molto ma non si è applicata più del dovuto.


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Classe ’93, vivo a Taranto, città che un tempo era l’angolo di mondo che più allietava il poeta latino Orazio. Laureato in lettere, trovo nella letteratura un grande appagamento dagli affanni quotidiani. La mia vita è libri, scrittura, film e serie TV. Sogno di fare della cultura il mio pane quotidiano.

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