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I Hate Suzie, finalmente una Serie TV con un personaggio femminile credibile

8 minuti di lettura

Che cosa succede ogni volta che foto private dai contenuti “piccanti” saltano dalla gallery di una celebrità alla vastità del web? Chi ne paga le conseguenze? Che fine fa quella celebrità? I Hate Suzie, Serie TV approdata recentemente su Sky (trovate tutti gli episodi nel Box Set), si pone l’obiettivo di indagare la questione. La sceneggiatrice Lucy Prebble (Diario di una squillo perbene) segue otto step di elaborazione del lutto, che vanno dallo shock iniziale all’accettazione finale, esaminando una fase in ciascun episodio. Quel che ci viene mostrato è un disastro (in positivo) con protagonista è Suzie Pickle, ex pop star adolescente e ora mediocre attrice televisiva che cerca di restare a galla nonostante l’età avanzata, riuscendoci degnamente finché un hacker decide di frugare nel suo cellulare e postare foto compromettenti su Internet.

Nonostante la durata contenuta degli episodi (35/40 minuti) e l’aria sbarazzina, pop e divertente emanata dai poster promozionali, I Hate Suzie è verità nuda e cruda, perciò i suoi contenuti disarmano e terrorizzano. Non è la classica Serie TV da binge-watching sfrenato, né il passatempo giusto per afose giornate estive. Forse è proprio per questo che molte emittenti televisive hanno rifiutato il prodotto (dopo tutto, tutti hanno già il loro show con una protagonista traumatizzata che riprende in mano la sua vita e, in un mondo interessato alle discriminazioni di genere soltanto perché di tendenza, non c’è da stupirsi scoprendo che I Hate Suzie avrebbe potuto non vedere mai la luce). Insomma, qui ogni scena va assaporata e digerita con calma, perciò dimenticatevi la maratona e preparatevi al peso della realtà.

I Hate Suzie è un attacco di panico continuo

i hate suzie primo piano luce viola

I Hate Suzie ha un animo concitato, inizia come un attacco di panico e termina con uno spiraglio di pace, che è solo l’incipit di un nuovo percorso verso la conoscenza di sé. La regista Georgi Banks-Davies fa un ottimo lavoro, lasciando percepire al pubblico tutta l’angoscia della protagonista, travolta all’improvviso dagli eventi. Sono la regia, il montaggio, la scelta delle luci e degli ambienti che ci permettono di provare quello che prova Suzie (la stessa cosa ha fatto, recentemente e forse anche meglio, la regista emergente Emma Seligman in Shiva Baby). Inoltre, le scenografie, i costumi, il trucco scelti ci trasportano in un’atmosfera glamour ma decadente, che rispecchia i tormenti e la malinconia di una star in discesa.

Il ruolo della protagonista è affidato ad una fantastica Billie Piper (che ha ideato la serie insieme all’ormai amica Lucy Prebble, conosciuta sul set di Diario di una squillo perbene). La carriera di Suzie Pickle ha dei curiosi punti di contatto con quella di Billie Piper: l’esordio come pop star, la fama acquisita rivestendo un ruolo iconico in una serie televisiva di fantascienza (è lei l’amata Rose di Doctor Who). Tuttavia, la stessa attrice ha affermato in un’intervista a Vulture che Suzie è molto diversa da lei: è vagamente isterica, vive situazioni portate all’estremo dalla sceneggiatura che così facendo ottiene materiale corposo e vivido con cui lavorare (spesso la realtà delle cose si vede nelle situazioni al limite).

Suzie, il ritratto di una donna reale

Quando incontriamo Suzie per la prima volta, lo scandalo delle foto è appena iniziato. Non ci sta troppo simpatica. La vediamo sconvolta, pietrificata, ci viene da chiedere per quale motivo non dice subito tutta la verità al marito (le foto rivelano una relazione extra-coniugale) e non siamo portati a compatirla. Non vorremmo essere in lei, certo, ma neanche la discolpiamo da tutto. Suzie non è una madre perfetta, non è una moglie perfetta, non è neanche un’amica perfetta. Non è un’eroina in cui credere né una che ingoia le cattiverie altrui e supera le avversità con spavalderia. Suzie non ci piace perché è una persona vera. Infatti, proseguendo nella visione, scopriamo che le sue debolezze sono le nostre, che i suoi errori sono i nostri, che quello che accade a lei potrebbe accadere a chiunque di noi.

Finalmente una Serie TV ci offre il ritratto di una donna reale, immersa in un contesto terribilmente realistico. Reali sono anche gli uomini con cui a che fare. Ha un marito che la sminuisce, che la considera una matta e che, nonostante alcune scene di finta comprensione, ha un continuo bisogno di renderla colpevole. La ama perché lui è compassionevole, perché chi altro potrebbe perdonarla dopo ciò che ha fatto? Ci sono poi il padre che vuole venderla per soldi a giornaletti scandalistici e i parenti che fanno battute a sfondo sessuale per ridicolizzarla. Ma è guardando quanto accade al suo amante che Suzie realizza quanto il mondo sia crudele con una donna che viene esposta in questo modo. Infatti, mentre lei vede la sua vita andare in pezzi, è additata come poco di buono e mentalmente instabile, lui non subisce alcuna conseguenza, anzi, continua a tradire la moglie con altre donne.

Perché vedere I hate Suzie

I Hate Suzie è una serie illuminante, che porta l’attenzione su tematiche ancora ignorate come la violenza psicologica, la masturbazione femminile, la scarsa competenza della polizia nel contrastare i reati online, oltre alla pochissima rilevanza attribuita dalle forze dell’ordine alle violenze di genere. Lo show batte anche vie più battute, come il tema della sete di gossip dei giornali a discapito della salute mentale dei famosi. È un viaggio alla scoperta di sé, alla fine del quale Suzie si rende conto di essere da sola e di non dover più dipendere da nessuno, neanche dalla sua agente e migliore amica Naomi (Leila Farzard), alla quale resta comunque legata.

Per fortuna in cantiere una seconda stagione, che ci accompagnerà nel percorso di rinascita di Suzie Pickles.


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Agata Iacopozzi

Classe 1998, capitata qui un po' per caso. Sono toscana ma studio al DAMS di Bologna. Ovviamente appassionata di cinema e futura disoccupata. Sono la prova che si può amare Godard indossando t-shirt di Star Wars.

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