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I Molti Santi del New Jersey: un’agiografia criminale della famiglia più celebre della tv

La recensione de I Molti Santi del New Jersey, un prequel ambientato negli anni 60 che ripercorre l'adolescenza di Tony Soprano e l'ascesa di suo zio Dickie.

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10 minuti di lettura

“Gli uomini morti non raccontano bugie”

Proverbio piratesco

Christopher, il nipote del boss della famiglia Soprano, morto tragicamente in un incidente autostradale, racconta dall’aldilà la storia di suo padre e l’adolescenza ribelle di suo zio. Il primo, Richard “Dickie” Moltisanti, è un capodecina della famiglia newyorchese dei DiMeo e il secondo, Anthony Soprano, è un giovane che ha voglia solo di fare casino, ascoltare musica ed entrare nella squadra di football del college di Newark. Dickie ha un rapporto di affetto e simpatia verso il ragazzo che lo tratta come un figlio, complice anche l’assenza di suo padre Johnny e di suo zio Junior a causa del loro arresto, avvenuto davanti ai suoi occhi, e la presenza di Livia, una madre opprimente e mentalmente instabile. Richard è un uomo che cerca in ogni modo di portare avanti l’attività mafiosa della famiglia e di espiare i suoi peccati compiendo delle “buone azioni“. Ma la sua ambizione e l’arroganza di aver il controllo su tutto lo ostacoleranno nel suo cammino di redenzione. Questa è la storia de I Molti Santi del New Jersey, prequel della storica Serie TV HBO con la regia di Alan Taylor e distribuito da Warner Bros. Pictures Italia il 4 novembre 2021.

Anatomia interna di una “famiglia”

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I Molti Santi del New Jersey, dal 15 giugno anche su Sky Cinema e disponibile su On Demand, racconta le backstory di alcune figure mitiche e sempre citate all’interno della serie cult HBO I Soprano e della genesi della figura del boss italoamericano, Tony Soprano.

La serie TV di David Chase è un analisi dissacrante e drammatica della figura del mafioso a cui non si dà più in tono epico ma più tragicomico e crudo evidenziandone le problematiche all’interno della famiglia, le crisi d’umore dovute al lavoro e ai rapporti interpersonali, i desideri intimi e i sogni repressi degli uomini di Cosa Nostra; un esempio rappresentativo del taglio umoristico di questo genere sono film come Il boss e la matricola, Un boss sotto stress, Terapia e Pallottole.

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I Molti Santi del New Jersey fa marcia indietro rispetto al registro tragicomico della serie e rimane più tragico e fin troppo narrativo: il focus è raccontare alcuni fatti antecedenti alla storyline della serie e di far capire come Tony Soprano abbia sviluppato il suo fascino verso il mondo criminale e principalmente i sintomi della sua nevrosi.

Ciò che influenza questi uomini d’onore è il fatto di intraprendere la carriera malavitosa perché impossibilitati ad esprimere le proprie aspirazioni per debiti famigliari interni e codici d’onore che li illudono di avere il controllo assoluto e il rispetto attraverso la violenza e il ricatto. Ognuno ha un ruolo nella famiglia anche le commari dei soldati che vengono ricoperte d’attenzioni per secondi fini. Giuseppina, la fidanzata italiana del padre di Dickie, “Hollywood Dick” è destinata ad essere la causa dell’ascesa del figlio e a diventare la “proprietà” di uomo violento e arrogante tale quale al padre e Dickie è condannato ad essere un uomo non migliore del vecchio che lo ha preceduto.

Tony è un ragazzo molto intelligente e vivace ma frenato da una madre che rifiuta l’aiuto di uno psichiatra e sempre in lotta con un padre menefreghista e poco presente a casa: l‘unica figura di riferimento non che essere un uomo che si è fatto da sé e che si fa rispettare nel quartiere, oltre che elargire regali costosi provenienti da traffici poco definiti legalmente. Il mondo della Mafia è raffigurato da persone psicologicamenete instabili e suscettibili che alla fine sono vittime dei loro peccati, incapaci di uscire dai loro circoli viziosi fatti di lusso e comodità.

Un paese fatto di sangue, classismo e ignoranza

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L’ambientazione temporale de I Molti Santi del New Jersey non è scontata. Alan Taylor, a cui è stata affidata la regia di alcun episodi della serie e di questa pellicola, sceglie di narrare la vicenda lungo l’arco storico di fine anni 60 e inizio 70 quando in America c’era il benessere della classe bianca e le rivolte nei quartieri suburbani da parte della popolazione afroamericana.

Harold, il sottoposto di Dickie, evolve la sua percezione di come viene trattata la sua gente quando vede le cariche della polizia e la sbruffonaggine nei suoi confronti nei club gestiti dalle cosche: in tutta risposta decide di andarsene e di diventare il rivale del suo capo per proteggere la sua gente e per la rivalsa verso coloro che lo trattavano come essere inferiore.

Sembra che il regista voglia comunicarci che nel corso degli anni in America, dagli anni Sessanta fino ad oggi, la violenza razziale non si sia mai placata e difficilmente si fermi perché il discontento si sviluppa nelle classi inferiori e persino nel sottobosco criminale in cui regna l’ignoranza e la gerarchia, basata su vecchie tradizioni e spesso di stampo classista-razzista. La lotta non si ferma nemmeno in un mondo dove la violenza è il mezzo per conquistare quartieri e proteggere i propri simili.

Riguardo alle regole di una tipica famiglia italoamericana, non mancano litigi e soprusi verso la donna. Ne I Molti Santi del New Jersey, come nella serie, non mancano simboli e presagi di morte collegati ad animali, gli uccelli in particolare, e alla cultura profonda della “famiglia italiana” come quando Tony prende in braccio il figlio neonato di Richard che scoppia violentemente a piangere, già funesto presagio collegato alla sua tragica dipartita.

I Molti Santi del New Jersey: di nuovi e vecchi volti

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Riguardo al cast de I Molti Santi del New Jersey, sembra che ci sia stata una scelta, tra Chase e Taylor, bilanciata dalla somiglianza fisica degli attori della serie e dalla proposta di volti conosciuti che riescono a farsi riconoscere in scena: Alessandro Nivola porta in scena un uomo diviso tra il rigore e l’ambizione di essere qualcosa di più con molta efficacia e riesce a tenere testa al compianto Ray Liotta che si sdoppia nella parte del padre violento e del mentore spirituale di Dickie che funge come confessore del nipote tormentato dai sensi di colpa.

Eccezionale, oltre che la somiglianza, è lo sforzo attoriale dato dal giovane figlio di James Gandolfini, Michael, il quale riesce a prendere posture e atteggiamenti del padre. Una nota di merito va sopratutto all’interprete di Livia, Vera Farmiga e a Corey Stoll che riesce a restituire sempre un lato freddo e spietato ai suoi villain.

Unica pecca è nella scarsa caratterizzazione dei personaggi secondari, a parte quello interpretato da Leslie Odom Jr., quali il consigliere Silvio Dante e Paulie Gualtieri che sembrano sotto tono e spesso esagerano nello scimmiottare i loro personaggi cercando di attenersi goffamente alla linea e allo stile dei personaggio originali della serie.

Chase e Taylor hanno cercato di mantenere un cast italoamericano ma con risultati sufficienti e non al di sopra della media con cui li abbiamo conosciuti nel piccolo schermo. I Molti Santi del New Jersey è un film che può inserirsi nel filone di genere ma non aggiunge altro rispetto ad altre pellicole. Bisogna guardarlo come una lettera ai fan della serie.


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Dal 1995 inseguo sogni e mostri. Che siano di plastilina o di pixel. Quando mi fermo scrivo poesie, giro qualche video e se riesco mi riposo cucinando una torta di ciliegie con un buona tazza di caffè. A volte mi riposo tra un noir e un anime.

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