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Il cieco che non voleva vedere Titanic: un film da non perdere

Dal 14 ottobre al cinema, un film toccante e inaspettato

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7 minuti di lettura

Volta al termine la Mostra Internazionale del Cinema di Venezia è il momento di tirare le somme. Mentre si arrotola il tappeto rosso e si spengono le luci sul Lido, ci sentiamo di consigliarvi un’inaspettata ma piacevole scoperta di questa 78esima edizione, Il cieco che non voleva vedere Titanic. Il film di Teemu Nikki, regista autodidatta finlandese, ha impressionato non solo noi, ma tutto il pubblico, aggiudicandosi il premio per la sezione Orizzonti Extra. In sala dal 14 settembre, è assolutamente un film da non perdere.

Di cosa parla Il cieco che non voleva vedere Titanic

Jaakko (Petri Poikolainen) è un giovane uomo con uno spiccato senso dell’ironia e una passione sfrenata per i film d’azione. I suoi idoli, John Carpenter e James Cameron, affollano con la loro filmografia gli scaffali del suo piccolo appartamento. Proprio tra tutti quei DVD prende la polvere Titanic, apprezzato film di Cameron, snobbato e mai guardato da Jaakko, che rifiuta la svolta romantica del regista. Jaakko sogna tutte le notti di correre, di sentire le sue gambe che solcano di nuovo l’asfalto. La SLA sembra avergli portato via tutto: cieco e in sedia a rotelle non può più ne correre ne vedere i film della sua collezione, tanto meno Titanic. Come in una commedia romantica, Jaakko, viene salvato quotidianamente da Sirpa (Marjaana Maijala), donna che ama senza aver mai incontrato, con cui condivide sventure e umorismo.

Come in uno dei thriller che soleva guardare, invece, Jaakko diventa il protagonista di un viaggio incredibile, nello spazio e nell’umanità, mosso dall’amore e volto a superare ogni barriera, fisica e non. Da solo, confidando in cinque sconosciuti, parte per una traversata del Paese che lo condurrà da Sirpa, alla riscoperta della libertà, del brivido, del rischio e dell’emozione. Il cieco che non voleva vedere Titanic è soprattutto una storia d’amore, per la vita, per noi stessi e per il prossimo e, solo in seconda battuta, un racconto thriller su disabilità, malattia e libertà.

Il cieco che non voleva vedere Titanic: un racconto oltre la malattia

Teemu Nikki, che anche lui non ha mai visto Titanic, voleva assolutamente collaborare con Petri, attore effettivamente cieco e affetto da SLA. Così il regista si era ripromesso di scrivere una parte per lui in uno dei suoi lavori. Ne è venuto fuori Il cieco che non voleva vedere Titanic, un racconto immaginario basato su dettagli della vita di Nikki e dell’attore. L’intera pellicola è girata con riprese in semisoggettiva in cui Jaakko è l’unico soggetto messo a fuoco. Tutto ciò che lo circonda viene visto dagli spettatori come dal protagonista. Questo interessante esperimento cinematografico messo in atto dal regista dà vita ad una esperienza immersiva, totalizzante e coinvolgente che aumenta l’empatia e l’immedesimazione in una maniera mai provata prima.

I fattori più inaspettati, basandosi unicamente sulla sinossi, sono l’ironia, la simpatia e la vivacità di Il cieco che non voleva vedere Titanic. Mai pietista, mai disperato, mai senza speranza, il racconto della vita di Jaakko contiene una forza contagiosa che si impossessa della sala. L’uomo non si identifica con la malattia che lo affligge e non si abbandona al dolore, se non in brevi attimi di sconforto. La narrazione non si presta ad essere un documentario sulla disabilità, ma vede come protagonista delle vicende un personaggio che, si dà il caso, sia anche disabile.

La potenza catartica delle parole, sempre pungenti e sempre mordaci, di Jaakko fa ridere di gusto e fa commuovere. Ancora più importante, Il cieco che non voleva vedere Titanic fa vedere oltre la malattia; una persona che non si trascina stanca fino al giorno della sua morte ma che, tra sofferenze atroci, trova la forza di rinnovarsi, rischiare, innamorarsi e divertirsi. Una narrazione diversa, esuberante, che riesce a farci identificare con Jaakko in quanto protagonista, riuscendo in un magia cinematografica a mettere in primo piano la disabilità, ma facendoci dimenticare, a tratti, della malattia.

Perché Il cieco che non voleva vedere Titanic è un film da non perdere

il cieco che non voleva vedere titanic

Tra i tantissimi film in concorso in questa 78esima edizione della Mostra, Il cieco che non voleva vedere Titanic è sicuramente tra quelli che ci ha emozionati di più. Con i suoi soli 82 minuti di durata, Nikki, abbandona le ambizioni da blockbuster e crea qualcosa di più intimo e personale che con grande naturalezza ci parla direttamente al cuore. Con una morale e un epilogo quasi favoleschi, questo film ci trasmette anche l’incertezza della condizione umana e la nostra imprescindibilità dall’altro. Jaakko, che dà piena fiducia agli sconosciuti che si offrono di aiutarlo, non sempre con buone intenzioni, rimette in gioco se stesso e crea una possibilità di riscatto e redenzione non solo per sé ma anche per coloro che decidono di ostacolarlo.

Il cieco che non voleva vedere Titanic si rivela incredibilmente toccante, brillante e divertente. Non stupisce quindi la standing ovation che ha provocato al Lido con tanto di premio Orizzonti Extra assegnato dagli spettatori, che sono la giuria più importante, in fondo. Questo film action/thriller atipico conquista per la sua irriverenza e la sua poesia. Al grido di “libertà!” viene ribaltata la rappresentazione del diverso e del non convenzionale in un’ottica al di fuori della società abilista in cui viviamo.


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Floriana Bria

Classe 1996, laureata in Filosofia.
Mi piace racchiudere la mia personalità in un tubetto di tintura per capelli come Clementine.
Aspirante filosofa e scrittrice, nel frattempo sognatrice e amante di serie tv, soprattutto comedy e d'animazione. Analizzo tutto ciò che guardo e cerco sempre il lato più profondo delle cose. Adoro i thriller psicologici e i film dalla trama complessa, ma non disdegno anche quelli romantici e strappalacrime.
Pessimista cronica e amante del dramma.

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